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Il Mend parla dell’amnistia di Yar’Adua.

Mend -Logo“L’offerta di amnistia è diretta ai criminali, non ai combattenti per la libertà”. Il Mend per accettare l’amnistia avanza le sue richieste: “Rilascio incondizionato di Henry Okah, programma di ritiro delle truppe, vero federalismo, aiuti ai civili e piani di sviluppo”. L’esercito annuncia un cessate il fuoco di 60 giorni.
L’offerta di amnistia presentata giovedì dal Presidente Yar’Adua ai gruppi armati della regione del delta del Niger comprende, oltre all’amnistia vera e propria, anche un programma di reinserimento dei guerriglieri e la promessa di liberare tutti i prigionieri legati allo scontro in atto nel Delta, forse perfino Henry Okah, leader del principale gruppo armato, il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend). Nella notte tra giovedì e venerdì il Mend ha continuato a colpire le installazioni petrolifere delle multinazionali presenti nel Delta.

In un comunicato al quotidiano The Times of Nigeria, il Mend ha affermato di aver attaccato, attorno alle 23 di giovedì, l’oleodotto del campo petrolifero off-shore di Afremo, nello stato del Delta. Il campo è di proprietà della Shell, già colpita duramente nelle scorse settimane, quando il Mend ha lanciato l’operazione uragano “Piper Alpha” contro le multinazionali del greggio, in risposta agli attacchi dell’esercito nigeriano contro i villaggi del Delta. Secondo il Mend, un attacco ai civili sarebbe avvenuto poche ore dopo il discorso dell’amnistia pronunciato da Yar’Adua. Nel suo comunicato, il Mend afferma che «militari nigeriani della Joint Task force hanno avviato una spedizione punitiva nel villaggio di Agbeti, nello stato del Delta, verso le 21 di giovedì 25 maggio. Il loro obiettivo era individuare le case dei militanti e raderle al suolo». Secondo il Mend, attacchi di questo tipo sono ciò che il governo federale ha in serbo per i popoli del Delta, man mano che la parola passa ai militari, fallita la mediazione politica, in realtà mai avviata con convinzione da Yar’Adua.
Venerdì dopo che un alto ufficiale dell’esercito nigeriano ha fatto sapere che, le forze di sicurezza nigeriane osserveranno un cessate il fuoco di 60 giorni nel delta del Niger, nel quadro del programma federale di amnistia, ma che risponderanno se attaccate, arriva la prima, attesa, risposta ufficiale del Mend alla proposta di amnistia, che diversi osservatori hanno giudicato estremamente povera sul piano politico.
“Il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger (Mend), sta ricevendo chiamate e messaggi di posta elettronica da amici e giornalisti di tutto il mondo che vogliono conoscere la nostra risposta alla proclamazione di amnistia da parte del Presidente della Repubblica federale di Nigeria il 25 giugno 2009.

La nostra risposta è stata di non commentare ufficialmente perché da tutte le indicazioni, non è diretta ai combattenti per la libertà come il Mend che ne è una parte.
L’annuncio di amnistia sembra essere diretto a criminali come i rapinatori armati, gli stupratori, i rapitori in cerca di riscatto ecc

Dato che i criminali esistono in tutta la Nigeria, non è giusto dirigere una tale magnanima offerta ai loro omologhi nella sola regione del delta del Niger.
Se l’annuncio è stato diretto ai combattenti per la libertà con una causa, essa deve affrontare i problemi alla radice, come un genuino e incondizionato rilascio di Henry Okah e altri, il vero federalismo, con incontri politici di carattere federale, deve prevedere indagini sulle esecuzioni extra-giudiziali della JTF, programmare una tabella per il ritiro delle truppe, aiuti ai civili sfollati, la ricostruzione dei loro villaggi saccheggiati e la loro riabilitazione.
A nome dei nostri comandanti Farah Dagogo e Boyloaf, essi vogliono dissociarsi dalla presunta proposta di un avvocato, il sig Ikenna Enekweizu che ha presentato se stesso come il loro rappresentante in una offerta di amnistia che non è rivolta anche a loro”
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Alla fine il comunicato si riferisce alla notizia riportata da diversi quotidiani nigeriani secondo cui in una conferenza stampa a Port Harcourt, alcuni “rappresentanti” dei leader militanti Ateke Tom, George Soboma, Farah Dagogo e Boy Loaf avrebbero dichiarato la loro disponibilità ad accettare l’amnistia se si inserisce all’interno di un progetto di pace.
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