- Gennaro Carotenuto - http://www.gennarocarotenuto.it -

Il giallo dei due giapponesi con bond americani da 134,5 miliardi di dollari

E’ passato in sordina un inquietante scandalo internazionale scoperto alla dogana di Chiasso. Come mai? Cosa nasconde?

Uno scandalo internazionale di tali proporzioni non si era mai visto. Stiamo parlando, anche se nessuno se ne è accorto, del più ingente contrabbando valutario di tutti i tempi. I funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso dell’Ufficio delle Dogane, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza, lo scorso 3 giugno, hanno messo a segno un “colpo grosso” in salsa giapponese sequestrando presso la stazione internazionale di Chiasso un ingente quantitativo di titoli Usa per un ammontare complessivo di 134,5 miliardi di dollari. Non è un errore di stampa, stiamo parlando proprio di “miliardi di dollari”, pari a un controvalore in euro di oltre 96 miliardi. I T-Bonds del Tesoro americano erano in possesso di due cinquantenni, due “signor nessuno” titolari di passaporto giapponese, che si portavano serenamente a spasso tra Milano e Chiasso l’uno per cento dell’intero Pil americano con la stessa cura e le cautele di chi viaggia con il testamento della nonna in valigia. Un fatto straordinario considerando che si tratta di un importo di proporzioni ciclopiche, tali da sconvolgere il mercato internazionale delle valute e da far sospettare una operazione finanziaria clandestina in grado di provocare un deprezzamento del dollaro.
Insomma la faccenda rappresenta il più ingente contrabbando di valuta della storia, dato che l’importo sequestrato si attesta al quarto posto nella classifica dei maggiori creditori nei confronti degli Stati Uniti dopo Giappone e Russia e prima della Gran Bretagna. Di chi siano veramente i Bond sequestrati a Chiasso è un mistero e la vicenda, che ha tutte le caratteristiche dell’intrigo internazionale, solleva molti interrogativi ed una sola certezza: è la spia di una situazione di gravità eccezionale in rapido deterioramento.
La notizia, nonostante sia di enorme rilevanza, è stata quasi del tutto ignorata dalla stampa nazionale ed internazionale. Qualcuno ha cercato di sostenere che il caso altro non sia che una colossale truffa, una eccezionale falsificazione, talmente perfetta che la stessa Guardia di Finanza di Como ha definito i titoli come “virtualmente indistinguibili dagli originali” coinvolgendo la Sec americana (corrispondente della nostra Consob) ed i servizi segreti Usa nelle indagini. Ma è evidente, anche ai non esperti di cose finanziarie, che non può trattarsi di una truffa.
I titoli infatti sono 249 bond della “Federal Reserve” americana, del valore nominale di 500 milioni di dollari ciascuno, e 10 “Bond Kennedy” del valore nominale di un miliardo di dollari ciascuno: valori che, falsi o autentici che siano, escludono la possibilità che i titoli possano essere utilizzati sul mercato finanziario perchè si tratta di “pezzature” non negoziabili, utilizzate esclusivamente nelle trattative tra stati.
I valori erano posseduti da due cinquantenni giapponesi, non si sa se di nascita o per cittadinanza acquisita, che, scesi da un treno proveniente da Milano, sottoposti a un controllo doganale, ufficialmente casuale, hanno semplicemente affermato di non avere nulla da dichiarare. Un’accurata verifica dei bagagli da parte dei finanzieri di Chiasso, che evidentemente andavano a colpo sicuro, ha consentito di rinvenire, nascosti in una valigia, in una sorta di doppio fondo nascosto sotto quello contenente gli indumenti personali, i 249 bond della Federal Reserve e i 10 “Bond Kennedy” oltre a una cospicua documentazione bancaria in originale.
Gli interrogativi a questo punto sono molti e tutti di inaudita gravità: perché un simile traffico, che verosimilmente dovrebbe avere avuto origine in estremo oriente, transita dall’Italia? E la “documentazione bancaria originale” a quale, o a quali, istituti bancari fa riferimento? Un po’ di luce verrebbe anche solo dal sapere se tale documentazione è riferita ad un istituto italiano, giapponese o americano, ma per il momento “l’affaire” resta top secret e quindi sono possibili solo ipotesi, una più inquietante dell’altra. Un certo sospetto che la faccenda possa essere una “operazione” politica segreta su scala internazionale viene dalla precisissima corrispondenza tra la cifra del sequestro ed una notizia apparsa sulla stampa il 30 marzo scorso quando alcuni quotidiani americani avevano dato per certa la notizia che il Ministero del Tesoro americano aveva a disposizione 134,5 miliardi di dollari provenienti dal fondo speciale per i titoli finanziari “problematici”. Una imprevista sopravvenienza, un “tesoretto” avremmo detto in Italia, che consentiva al governo Obama di non chiedere nuovi fondi al Parlamento statunitense per affrontare la crisi. Una coincidenza talmente precisa, la cifra è esattamente la stessa dei titoli sequestrati, da essere sospetta. Alcuni quotidiani Usa, vicini al Partito Repubblicano, hanno così, nei giorni scorsi, avanzato illazioni sul fatto che il tesoro di Chiasso possa essere costituito da titoli clonati, quindi virtualmente autentici, almeno finché non divengono oggetto di indagini. Per sostenere questa tesi hanno citato come precedente, chissà perché, la clonazione di titoli fatta sessantacinque anni fa dalla Banca d’Italia durante la seconda guerra mondiale per creare nuova liquidità evitando una svalutazione eccessiva della moneta. Fatto vero, ma gli esempi avrebbero potuto essere molti altri, assai più calzanti ed attuali. Ad esempio sono ancora in circolazione, oggetto di un mercato parallelo, i German Gold Bond, precedenti la seconda guerra mondiale, trattati a livello internazionale nonostante formalmente siano privi di valore. Quindi, volendo trovare precedenti e analogie a questa vicenda, non mancano di certo casi molto interessanti ed assai più recenti anche senza tirare in ballo in nostro Paese. Insomma circolano illazioni e sospetti gravissimi, avanzati nei confronti dell’amministrazione Obama e, in modo surrettizio, nei confronti dell’Italia. In effetti la vicenda, diciamolo, puzza di servizi segreti (vai a sapere quali) lontano un chilometro perché si verifica alla vigilia del meeting del ministri delle finanze del G8 previsto proprio in Italia, a Lecce, per il 12 e 13 giugno. In questo senso pare rivelatrice una notizia messa in rete lo scorso 11 giugno dall’agenzia Reuters che annunciava, a latere della sessione di incontri prevista dal protocollo del G8, una serie di incontri bilaterali tra il segretario del Tesoro Usa Tim Geithner, da un lato con il ministro delle finanza giapponese Kaoru Yosano e, dall’altro, con il ministro delle finanze russo Alexei Kudrin. Secondo fonti non ufficiali, ma normalmente molto ben informate, oggetto degli incontri sarebbero state proprio le conseguenze del maxi sequestro di Como. Stati Uniti e Giappone sono tra i protagonisti delle vicende del giallo comasco, ma la Russia sembrerebbe non entrarci per nulla. Apparentemente. Il novero delle nazioni sospettate di essere coinvolte nel “pacco americano in salsa giapponese”, dopo l’Italia, paese di transito, e la Svizzera, paese di destinazione, potrebbe allagarsi anche ad altri.
La bagarre sui T-Bonds americani inizia infatti lo scorso 9 giugno quando, il direttore del Fmi (fondo monetario internazionale), Dominique Strauss-Kahn, riferisce alla stampa che alcuni investitori sarebbero intenzionati a disfarsi dei titoli del debito del Tesoro Usa perché temono che il deficit di bilancio dello stato raggiunga i 1750 miliardi di dollari nell’anno finanziario che si concluderà il prossimo 30 settembre: il quadruplo in confronto al saldo del periodo precedente. L’attesa per scoprire le carte dura poche ore. Il giorno successivo, 10 giugno, la Banca Centrale di Mosca improvvisamente annuncia che potrebbe ridurre i propri “asset in Treasuries” (investimenti in buoni del tesoro americano), per un valore molto simile a quello dei T-Bond sequestrati a Como, 140 miliardi di dollari. La settimana precedente, subito dopo il sequestro, anche la Cina aveva fatto sapere di prepararsi a percorrere la stessa strada nei confronti dei T-Bond americani.
Una situazione che, al vertice del G8 di Lecce, ha costretto il ministro delle finanze giapponese a rendere una dichiarazione pubblica per sostenere che secondo l’opinione del governo di Tokyo «non è in discussione l’affidabilità dei Bond americani»: una presa di posizione importante, arrivata da un paese come il Giappone che è il secondo detentore al mondo di buoni del Tesoro americano, ma è anche il paese di provenienza dei due misteriosi cinquantenni fermati a Como. Come a dire: “se c’è una operazione in corso contro il dollaro noi non c’entriamo”. Insomma l’Italia, vuoi per la presenza del G8, vuoi per il fatto che le nostre frontiere sono state scelte come teatro per un’avventura senza precedenti, è al centro di questa clamorosa vicenda e ciononostante assistiamo a un imbarazzato silenzio del nostro ministero delle Finanze che, stranamente, sulla vicenda non ha emesso neppure una riga di commento. Strano, poiché in base alla normativa valutaria, se i titoli dovessero essere dichiarati autentici, il nostro Paese diventerebbe creditore nei confronti del tesoro Usa di ben 38 miliardi di euro.
Insomma c’è qualcosa che di grosso che bolle nella pentola per nulla trasparente della finanza internazionale e c’è qualcuno che, nell’occasione, sta mestando nel torbido. Nei prossimi giorni, a condizione che si sollevi la cappa che ha messo la sordina a tutta questa vicenda, non dovrebbero mancare le sorprese.

Luigi Grimaldi

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