Friday 10 February 2012, 00:41

Le ronde d’Italia e i nazisti dell’Illinois

I "nazisti dell’Illinois": qualcuno si ricorda i "nazisti dell’Illinois" sbeffeggiati dai Blues Brothers? Allora si rideva; oggi, vedendo un signore vestito allo stesso modo, fotografato con alle spalle la fiamma tricolore che il Movimento Sociale Italiano ereditò direttamente dalla repubblica di Salò, oggi c’è poco da ridere.

Quella caricatura di nazista, infatti, è un rappresentante di una Onlus (tradotto: organizzazione non lucrativa di utilità sociale) regolarmente registrata, di nome Guardia Nazionale Italiana, che si candida a diventare una delle ronde legalizzate dal disegno di legge sulla sicurezza, al quale manca soltanto il sì del Senato. Una triste caricatura, ulteriore spia della lenta, ma certa, erosione dei fondamenti di democrazia in Italia.

Inutile rifare i nomi dei responsabili di questa deriva: sono al governo. Un governo frutto della libera scelta degli elettori, la grande maggioranza dei quali ha aderito ad una propaganda centrata pressoché esclusivamente sui temi della sicurezza (da non intendersi, comunque, come sicurezza sul lavoro).

Una propaganda e una politica ciniche e menzognere (si pensi ai tagli di bilancio per le forze dell’ordine e si guardi a quali e quante inchieste sarebbero state vanificate – e lo saranno – se solo fossero già state in vigore le nuove norme sulle intercettazioni: dallo strazio di corpi alla Clinica Sant’Anna, agli stupri più mediatizzati), ma che soprattutto rivelano una volta di più la misera cultura democratica e la simpatia per le "maniere forti" di chi siede al governo.

L’istituzionalizzazione delle ronde – dietro lo schermo della risposta "dal basso" a situazioni di grave degrado di molte aree metropolitane e non solo – risponde piuttosto a una disputa per il controllo del territorio condotta per bande. Non per nulla le ronde si sono aggregate attorno a partiti o movimenti politici precisi.

Hanno cominciato le Camicie Verdi della Lega. E non è casuale che oggi sia titolare del ministero dell’Interno – dunque con il comando di polizia e servizi di sicurezza – quel Roberto Maroni già arruolatore di volontari della Guardia Nazionale Padana ai bei tempi del Parlamento padano.

Sono seguite le camicie brune, e via scurendo.

Grande padrino di questo incarognimento è naturalmente Silvio Berlusconi, un po’ perché ricattabile, un po’ per cinismo, e soprattutto per l’inaggirabile necessità di assicurarsi una lunga permanenza al potere.

Il fatto è che – oltre a ogni altra considerazione – i demoni suscitati da un governo estremista potrebbero sfuggire al controllo dei propri artefici: quando si mettono addosso divise e patenti di autorità a individui di quella sorta, il passaggio da militanti a miliziani è molto, ma molto più breve di quanto possa sembrare.

In situazioni di grave stress sociale o istituzionale, le "Guardie Nazionali" sono la culla di milizie paramilitari al servizio di capitani di ventura cialtroni ma non meno pericolosi. Talvolta le caricature si dimenticano di essere tali e allora sono guai.

Faremo un esempio che di solito piace a questa "maggioranza sicuritaria", ed è quello dei servizi d’ordine dei gruppi della sinistra extraparlamentare, di una trentina d’anni fa, dai quali – questa l’accusa politicamente più redditizia – uscì una discreta leva di militanti della lotta armata, dalle Br a Prima Linea e ad altre sigle minori. È vero, benché non del tutto, e comunque in un contesto sociopolitico radicalmente diverso.

Ma soprattutto: quelli di allora si opponevano ad uno Stato i cui apparati sedavano le tensioni sociali con il tritolo; quelli di oggi siedono, o hanno i mandanti, in governo. Chi oggi sente Berlusconi parlare di un piano eversivo ai suoi danni non può che chiedersi se la realtà non si sia davvero rovesciata (o se non avesse ragione John Belushi nel dire di aver "sempre odiato i nazisti dell’Illinois").

Erminio Ferrari, tratto da "La Regione" quotidiano ticinese



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