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Da Iquitos (Perù), un testimone italiano della lotta degli indigeni contro il governo fondomonetarista

Qui a Iquitos, capoluogo della regione amazzonica di Loreto (la più estesa del Perù), dopo la mattanza del 5 Giugno a Bagua, il Comitato della lotta indigena ha indetto un’ assemblea in data 6 Giugno presso la Casa España alla quale hanno partecipato delegati e rappresentanti della popolazione iquiteña, tra questi; sindacati, partiti politici, ong, organizzazioni universitarie, intellettuali, giornalisti (pochissimi) e gente comune.
Tra i presenti la commozione e il desiderio di reagire e di ottenere giustizia era ed è fortissimo.
Al tavolo, come relatori, erano seduti Miller Lopez Santillane e Maritsa Ramires in rappresentanza del Comitato de lucha indigena.

Guarda il video con le testimonianze dei massacri e leggi il commento di Gennaro Carotenuto e l’intervista di Annalisa Melandri a Ismael León Arías.

Tema della riunione è stato pianificare un blocco generale nella città per l’11 Giugno.
Dopo un’ iniziale introduzione da parte di Miller e Maritsa si è data la parola alla platea che ha interagito esprimendo il proprio sdegno e la propria degna rabbia.
Si è conclusa l’assemblea votando per alzata di mano se paralizzare la città per 24 o 48 ore; l’opzione scelta è stata la prima.
Comunemente si è deciso di indire un’assemblea popolare per l’8 Giugno alle 19.00 presso la casa del maestro, sede del Sindacato unitario dei lavoratori nel settore educativo del Perù (SUTEP), presieduta dal Frente Patriotico de Loreto (FPL).
La partecipazione è stata massiccia e si è registrato un afflusso di centinaia di persone.
Qui sono state affrontate le modalità di lotta e mobilitazione.
La grande maggioranza si è schierata a favore di un blocco concreto della città realizzabile tramite non solo l’assenteismo dal lavoro ma soprattutto dall’ azione diretta nelle strade per mezzo di picchetti, iniziative culturali e paralisi delle arterie cittadine.
La decisione è stata proclamare l’11 Giugno come giornata di lutto indigeno; la popolazione è stata invitata ad esporre bandiere nere fuori dalle finestre e dai balconi durante il Paro general.
La paura di possibili repressioni è diffusa tra la gente ma questo non fa che rinforzare la loro determinazione e il loro spirito.
All’assemblea del Frente, iniziata con un toccante minuto di silenzio, erano seduti al tavolo oltre che ai portavoce del Comitato di lotta indigena anche un rappresentante nativo della Comunità Yahua del Marañon, uno del Pueblo Achual ed una ragazza di un pueblo della zona di Bagua.
Quest’ultima ha parlato di ciò che sta accadendo ai suoi figli, alla gente della sua comunità e delle comunità limitrofe; l’esercito rastrella casa per casa, circa duecento persone (il numero è incalcolabile) sono scomparse, dopo giorni corpi avvolti in sacchi neri emergono dalle acque scure del rio Huallaga.
Sono stati criticati molti partiti politici accusati di aver inizialmente strumentalizzato la situazione qualunquisticamente per poi aver lasciato cadere nel nulla proposte concrete di attivismo.
E’ stato criticato il Governo regionale di Ivan Vasquéz e il suo partito, Força Loretana, per aver aderito allo sciopero generale ma non al blocco, rischiando di isolare così i manifestanti di fronte a possibili repressioni.
Si accusa la stampa nazionale di star facendo disinformazione concentrando le notizie esclusivamente sui poliziotti caduti durante gli scontri.
Il primo ministro Yehude Simon si assume la responsabilità delle morti dei poliziotti e ha indetto un giorno di lutto nazionale (esclusivamente in memoria dei militari) ma non si dimette insieme al presidente Garcìa.
Intanto al pozzo petrolifero n°6 l’estrazione del greggio è stata fermata finché non si raggiungerà una soluzione al conflitto.
Il 60% del petrolio nazionale proviene dalla regione di Loreto.
Il Governo continua con le provocazioni disponendo forti contingenti di militari nella selva soprattutto a Yurimaguas ( dove al tensione è alle stelle e le comunità hanno bloccato la strada per Tarapoto permettendo la circolazione,tramite corridoi, solo poche ore a settimana) e sul delta del Marañon.
A Lima l’ Aidesep e altre organizzazioni si stanno organizzando per lanciare dopo l’11 Giugno una giornata di sciopero generale nazionale.
Per la giornata di domani i dipartimenti di Loreto, Cusco, Tarapoto, Arequipa e San Martìn (che annunciano un blocco a tempo indeterminato fino alle dimissioni del Governo), Madre de Dios (per 48 ore),Yurimaguas e Ucayali aderiscono alla giornata di blocchi:
Praticamente tutti i dipartimenti dell’Amazzonia peruviana.
Alla lotta di Iquitos saranno presenti le comunità native circostanti dei Boras, Yahuas, Cocamas, Aguajun, Shawis e Ticunas.
Il presidente dell’Aidesep, David Pizango, ha un mandato di cattura emesso non dal Potere Giudiziale bensì dall’Esecutivo.
E’ un mandato di cattura politico.
Le accuse a lui rivolte non hanno riscontri giudiziali.
Pizango è rifugiato a Lima nell’ ambasciata del Nicaragua.
Questa mattina e mentre scriviamo è in atto una vasta operazione di informazione e di volantinaggio per garantire una massiccia partecipazione dal basso.
Luoghi della promulgazione sono i mercati, scuole e l’Università, le piazze, il terminal dei mototaxi (54000 in
tutta Iquitos) e i centri popolari.
Per molte persone non lavorare un’intera giornata per aderire allo sciopero in solidarietà alle vittime native del genocidio può voler dire non mangiare; nonostante questo l’appoggio fino ad ora appare incondizionato.
Se la gente domani bloccherà la città concretamente con i propri corpi, affrontando il fantasma della repressione, le comunità native avranno un segnale forte:
La loro lotta è quella del popolo peruviano.
Stasera in Piazza 28 Julio alle 22.00 si terrà una fiaccolata per lanciare le 24 ore di lotta.
Domani alle 15.00 sempre da Piazza 28 Julio avrà inizio la mobilitazione che ingrosserà i blocchi che cominceranno ad essere effettuati già dopo la
mezzanotte di oggi.


!Defendemos la Amazonia, patrìmonio nacìonal y de los pueblos amazonicos!

.Mercoledì 10 Giugno 2009.

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