Menu 2

Europee, unità dei comunisti e storia del socialismo: incontro con il professor Domenico Losurdo.

Domenico Losurdo è un filosofo italiano, nonché professore di storia della filosofia all’Università degli studi di Urbino e presidente della Hegeliana Internationale Gesellschaft Hegel-Marx für dialektisches Denkenattualmente.

Da tempo impegnato nella scrittura di numerose opere sulla storia politica della filosofia nel novecento, è autore anche di "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera" (Edito Carocci), la cui recensione sul quotidiano "Liberazione" ha suscitato la protesta di alcuni giornalisti che, a loro dire, contestavano un presunto "tentativo di riabilitare la figura dello storico presidente dell’Unione Sovietica".
Professore, lei come valuta questa polemica?

"Non sono stupito della caccia alle streghe dei redattori «vendoliani» di Liberazione. Tutti hanno potuto notare la mancanza di argomenti: l’unica
loro preoccupazione era quella di mettere il mio lavoro all’Indice dei libri proibiti. E’ un rigurgito clericale al quale hanno reagito molti lettori di
Liberazione, che in larga parte si sono espressi a favore della mia ricerca."

Eppure la figura di Stalin, che venne elogiata perfino da De Gaulle, è diventata l’emblema del criminale negativo; da dove nasce, secondo lei, questa visione tipicamente occidentale?

"Allorché Kruscev nel 1956 elaborò quell’insieme di invenzioni e falsificazioni che è il cosiddetto Rapporto segreto, egli pensava solo a sbarazzarsi dei suoi oppositori nell’ambito del PCUS e del movimento comunista internazionale. In quel momento la causa del socialismo era o sembrava così forte nel mondo, che Kruscev non immaginava le conseguenze catastrofiche del suo discorso e del suo atteggiamento. Disgraziatamente, il «bilancio» del XX congresso per un verso è stato sfruttato scientificamente dalla Cia, per un altro verso in Occidente è stato accolto in modo acritico da molti comunisti, i quali così si risparmiavano la fatica di riflettere su un capitolo particolarmente complicato della loro storia e speravano di diventare più «credibili» dinanzi all’ideologia dominante. In realtà, alla criminalizzazione di Stalin ha fatto seguito quella di Lenin, Mao, di Tito ecc., ha fatto seguito cioè la criminalizzazione del movimento comunista nel suo complesso. E’ per reagire a questa tendenza che ho scritto il mio libro."

Tuttavia la rivoluzione comunista, per quanto abbia prodotto risultati notevoli, ha avuto costi umani altissimi, si pensi, ad esempio, ai Gulag…

"Come tutte le grandi rivoluzioni, anche la rivoluzione d’ottobre non scoppia sulla base di un calcolo dei costi e dei ricavi. Il dilemma principale dinanzi al quale ci trovava nella Russia del 1917 è semplice: continuare a subire la carneficina della guerra o insorgere contro di essa? Si trattava di scegliere non tra la violenza e la non-violenza ma tra diverse e contrapposte forme di violenza. A nuovi dilemmi politici e morali si è trovato esposto il potere sovietico. Mi limito a citare quello più tragico: subire la decimazione e la schiavizzazione dell’intero popolo sovietico a cui aspiravano l’imperialismo tedesco e Hitler in particolare oppure sviluppare un’economia capace di garantire l’indipendenza del paese? Le grandi crisi storiche sono costantemente caratterizzate dall’intrecciarsi e accavallarsi di tragici dilemmi morali e politici. Se si dimentica tutto questo e si fa valere il criterio della valutazione dei costi e dei ricavi, si può condannare qualsiasi rivoluzione in quanto eccessivamente costosa.
Da una fase iniziale relativamente blanda, il Gulag è passato (man mano che si aggravava il pericolo di guerra) a fasi decisamente più dure e persino orribili, senza mai assumere il carattere sterminazionista proprio dei lager nazisti e talvolta dell’universo concentrazionario coloniale e razzista messo in piedi dall’Occidente liberale. La differenza tra Gulag e Lager è decisiva e non può essere valutata solo sul piano quantitativo: la maggior parte dei morti nel Gulag sovietico si è verificata quando, in seguito all’aggressione hitleriana, si moriva di fame anche al di fuori del gulag (si pensi all’assedio di Leningrado!). Ma su ciò mi sono occupato ampiamente nel libro su Stalin al quale rinvio.
Inoltre I costi sociali umani della restaurazione del capitalismo in Urss sono stati altissimi. Un politologo borghese (Maurice Duverger) ha persino parlato di «un vero e proprio genocidio dei vecchi»."

A proposito di Unione Sovietica, lo scorso anno si è celebrato il 40esimo anniversario della Primavera di Praga; come valuta quell’evento e la reazione sovietica che ne conseguì?

"Al di là delle intenzioni dei protagonisti della «primavera di Praga», le riforme di mercato (che rispondevano ad un’esigenza reale) minacciavano di spingere la Cecoslovacchia al di fuori della «Monroe sovietica» affermatasi a conclusione della seconda guerra mondiale. A differenza della Monroe americana, quella sovietica vedeva il paese egemone con un’economia meno sviluppata di quella di alcuni dei paesi egemonizzati (Cecoslovacchia e Repubblica Democratica Tedesca). Lo sviluppo multilaterale del commercio estero cecoslovacco avrebbe visto l’influenza tedesca (e occidentale) rimpiazzare quella sovietica. A questa sfida oggettiva la dirigenza di Breznev ha saputo dare soltanto un’ottusa risposta imperiale, con risultati catastrofici per l’intero «campo socialista»."

Nel Mondo di oggi, a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, si può pensare che la Cina si avvii a ricreare un nuovo blocco socialista contrapposto al capitalismo e all’imperialismo occidentale?

"Per quanto riguarda i rapporti internazionali dobbiamo vedere gli elementi di novità: già oggi la ribellione di molti paesi dell’America Latina contro la
dottrina Monroe e l’imperialismo è rafforzata dall’ascesa economica e tecnologica della Cina, che rende sempre più spuntata l’arma dell’embargo imperialista. Quindi quanto più la Cina si rafforza, tanto più costosa e difficile tende a diventare l’eventuale guerra dell’imperialismo… Ma il futuro dipende dagli sviluppi della lotta anche in Occidente."

A proposito di Occidente, come ha fatto il più grande Partito Comunista d’Europa a suicidarsi in così poco tempo?

"Le pratiche dell’agire politico dei comunisti che sono state percepite
talvolta come scadenziste e frivole o come settarie, estremiste e parolaie hanno certo avuto un grande peso. Credo però che un ruolo ancora più importante l’abbia svolto l’opera di sistematica liquidazione e denigrazione della storia del movimento comunista che si è sviluppata soprattutto nell’ambito del PRC. Se anche le responsabilità sono molteplici, la recente disfatta elettorale porta in primo luogo un nome e cognome precisi: Fausto Bertinotti."
Quindi la «lotta per la storia», la lotta contro la criminalizzazione del movimento comunista è essenziale. Ma certo non basta: per dirla con Lenin, siamo impegnati nell’«analisi concreta della situazione concreta», nell’analisi concreta del nostro presente, nella sua complessità e nella sua novità.

Sta criticando la svolta “movimentista” dell’ex segretario di Rifondazione?

I comunisti non possono sciogliersi nel movimentismo per una serie di ragioni. I movimenti vanno e vengono. Si pensi alla grande ondata del ‘68 e alla fine che hanno fatto molti dei suoi leaders; inoltre ci sono movimenti di massa di carattere reazionario (tale è stato il fascismo) o dall’ideologia torbida e confusa (si pensi al movimento, celebrato da tutta la stampa e dai governanti occidentali, che ha accompagnato la marcia della torcia olimpica e che non ha esitato ad aggredire persino una ragazza costretta sulla sedia a rotelle). Prendiamo i movimenti progressisti, ad esempio quelli schierato senza se e senza ma al fianco del popolo palestinese: cosa ha fatto il PRC di Bertinotti per sostenere tale movimento? Di fatto Bertinotti non ha solo combattuto la forma partito necessaria per l’emancipazione delle classi subalterne, ha anche sabotato i movimenti più chiaramente progressisti. La liquidazione del partito caro alla tradizione che da Marx va a Lenin penalizza anche i movimenti progressisti.

La crisi del movimento comunista in Italia si può quindi ricercare nell’abbandono della "forma-partito"?

"Sono convinto della permanente validità di quella che oggi si chiama la forma-partito: inserirò nel mio blog un saggetto che a suo tempo ho scritto per il centesimo anniversario del Che fare? di Lenin.
E’ da tener presente che, prima ancora dei partiti comunisti, già i partiti socialisti della Seconda Internazionale sono stati il bersaglio costante della polemica borghese. Nell’Ideologia tedesca Marx e Engels chiariscono che il potere della classe dominante si fonda sul monopolio della «produzione spirituale», e ben si comprende che la borghesia non ami partiti che si propongono per l’appunto di spezzare questo monopolio e di creare un contropotere già a livello spirituale e ideologico. Senza accorgersene, nel rifiutare la forma-partito, una certa sinistra ha finito con l’introiettare le posizioni della borghesia"

Quali prospettive vede per il futuro dei comunisti in Italia?

"Per quanto riguarda le prospettive più immediate del movimento comunista in Italia, è chiaro che le prossime elezioni europee svolgeranno un ruolo centrale. A più lungo termine occorre per un verso condurre una difficile lotta ideologica, per un altro verso impegnarsi in un lavoro di radicamento sociale."

Che consigli vorrebbe dare al movimento comunista e alla sinistra del nostro Paese?

"E’ evidente che oggi gli anticomunisti hanno dalla loro parte il senso comune (e un gigantesco apparato multimediale) e godono di questi vantaggi persino in redazioni giornalistiche e in organizzazioni che pure si dichiarano «comuniste». Non conosco e non ci sono ricette miracolose, occorre armarsi di pazienza e di tenacia: la «lotta per la storia» dev’essere collegata alla lotta contro le malefatte che capitalismo e imperialismo continuano a commettere nel presente.
Non sono più iscritto al PRC a partire dal momento in cui Bertinotti ha imposto il suo bonapartismo soft. Non muovendomi dall’interno di tale Partito è chiaro che sarebbe presuntuoso da parte mia dettare o anche solo suggerire una strategia. Posso solo dire che in passato, polemizzando anche con i compagni dell’Ernesto (l’area con la quale continuo a identificarmi) ho espresso l’opinione secondo cui occorreva dare battaglia aperta contro la liquidazione teorica e politica portata avanti (con successo) dal segretario.
Ora guardo con interesse e simpatia al processo di costruzione dell’unità dei comunisti e ad esso sono pronto a dare il mio contributo. Credo che avviare un processo di riunificazione possa contribuire a ricostruire quelle motivazioni che i militanti del partito hanno perduto ma che sono importanti anche quando si entra in contatto con le persone meno politicizzate."

Mattia Nesti.

L’intervista è tratta dalla conversazione avuta dal professor Losurdo lo scorso 19 Maggio sul forum http://rifondazionecomunista.forumcommunity.net

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,