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Nell’Italia neocoloniale ogni silenzio è complice …

Quello che è emerso in primis ieri, durante la lunga e intensa giornata di festa e lotta alle Caserme Rosse dei/delle migranti, è la necessità di opporci insieme ("italiani/e" e "non-italiani"…) ad una situazione oramai fuori controllo, violentemente denunciata dalla morte di Mabruka nel Centro di identificazione ed espulsione di via Galeria a Roma.

Se i diritti dei rifugiati e richiedenti asilo vengono sistematicamente negati sia fuori che dentro i confini nazionali, in spregio ad ogni convenzione internazionale, l’approvazione del "pacchetto sicurezza" (legge sulla scurezza n. 733) e la discussione in corso su nuovi punti da inserire, istituisce (in virtù del reato di ingresso e soggiorno illegale) per tutt* i/le migranti la fine dei diritti umani: viene cancellato il diritto alla salute per i/le cosiddett* "immigrati irregolari", introdotta una tassa per il permesso di soggiorno, la residenza viene subordinata all’idoneità dell’alloggio in cui si vive, i matrimoni ostacolati, la delazione (prima dei medici, ora anche dei presidi) incoraggiata. In questo modo nessuno/a (adult* o bambin*, con permesso di soggiorno o no) sarà più "sicuro/a". Di fronte a questa situazione drammatica siamo tutti chiamati in causa, è il momento di scegliere da che parte stare. Mentre il capo del "nostro" governo rivendica le leggi razziali e la monoetnia italica, mentre la Lega invoca vagoni della metropolitana separati per i "non-milanesi" che troppo ricordano le leggi segregazioniste applicate dal governo fascista italiano nelle sue colonie in Africa, mentre anche i partiti di "sinistra" avvallano la micidiale distinzione tra "immigrazione legale" e illegale", mentre si moltiplicano i maltrattamenti e gli episodi di crudeltà nei Cie, mentre continuano i respingimenti di migranti (comprese donne incinte e bambini/e) verso i lager libici, non è più possibile il silenzio, perché ogni silenzio è complice. Non possiamo (più) stare a guardare, è il momento di agire. Agire che non può manifestarsi solo attraverso la denuncia attraverso una pagina web, ma che esige un appoggio reale e concreto alle lotte dei/delle migranti che lottano fuori e dentro (da Bari a Roma a Milano) i Cie. Dobbiamo moltiplicare gli atti di protesta e rivolta come il presidio che si è tenuto qualche giorno fa a Roma o come quello, itinerante, che si terrà giovedì prossimo a Bologna e che si concluderà sotto il centro di identificazione ed espulsione di via Mattei.

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