Laura da Colle di Roio, paese terremotato… domani…

Mi è arrivata solo questa sera. E’ la lettera di una studentessa universitaria abruzzese, si chiama Laura. Laura non è riuscita ad arrivare alla stampa, chiede di inoltrare in Rete, dopo 20 giorni di assoluto silenzio: ” Se volete vi prego fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono amici. La stampa nazionale si è guardata bene dal pubblicarla…” Eccola quà, non è mai troppo tardi…siamo o non siamo in Rete anche per questo? Aggiungo per Laura e per tutti noi un video del 3 maggio che proviene dallo stesso paese, Colle di Roio, la testimonianza di un medico terremotato, dove Laura è nominata. Il suo paese dista quattro chilometri dall’Aquila, 733 abitanti, 831 metri sul livello del mare…Domani…cominciamo oggi
Domani 21 aprile 2009 – Canzone per l’Abruzzo – Terremoto Abruzzo
La canzone che ha coinvolto 56 cantanti italiani il cui incasso andrà devoluto ai terremotati abruzzesi…“non siamo così soli…”
Ciao Laura
Doriana Goracci
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Ciao a tutti. Oggi è il 20 aprile 2009. Per molti Abruzzesi lo sguardo
è congelato all’alba del 6 aprile 2009. Io, fisso il mio sull’ennesimo
sorriso paterno e rassicurante del nostro Presidente del Consiglio,
che campeggia sul paginone centrale de Il Centro, quotidiano locale e
che ancora una volta (pure quando un minimo di decenza richiederebbe
moderazione), fa sfoggio di capacità ed efficienza facendo grandi
promesse nella speranza che si dimentichi il prima possibile (si sa
gli italiani hanno memoria moooolto corta), che fino al 5 aprile nel
meraviglioso piano casa che si intendeva vararare a imperitura
soluzione della crisi economica, di norme antisismiche nemmeno
l’ombra.
Vi scrivo da Colle di Roio (AQ) uno dei paesini colpiti dal sisma del
6 aprile 2009.
Il mio paese.
Trovo molto difficile fare ordine nel turbinio di pensieri che mi
gonfiano la testa, ma ci proverò. E scrivo questa nota perchè credo
che solo uno strumento quale la rete permetta di conoscere altre
verità, senza mediazioni se non dell’autore.
Il nostro campo è abitato da circa trecento persone, distribuite in
una quarantina di tende. Tornati da una vacanza mai iniziata, assieme
a Pierluigi, abbiamo cercato di dare un contributo alle attività di
gestione della tendopoli che, nel frattempo, (era passata già una
settimana dall’inaspettato evento), era andata sviluppandosi.
Come sapete non sono un tecnico, nè ho una qualche esperienza di
gestione logistica e di personale in situazioni di emergenza e quanto
vi racconto può essere viziato da uno stato di fragilità emotiva
(immagino mi si potrà perdonare). Il fatto è, che a fronte di uno
sforzo impagabile profuso da molte delle persone presenti nel nostro
campo, (volontari della protezione civile, della croce verde/rossa,
vigili del fuoco, forze di polizia etc…), inarrestabili fino allo
sfinimento, ci siamo trovati, o sarebbe meglio dire ci siamo
purtroppo imbattuti, nella struttura ufficiale della Protezione Civile
stessa e nel suo sistema organizzativo.
La splendida macchina degli aiuti, per quanto ho visto io, poggia le
sue solide e certamente antisismiche basi, sulle spalle e sulle palle
dei volontari; il resto da’ l’impressione di drammatica
improvvisazione. E non perchè non si sappia lavorare o non si abbiano
strumenti e mezzi, ma semplicemente ed a mio parere, perchè si è
follemente sottovalutato il problema fin dall’inizio.
Se vero che il terremoto non è prevedibile è altrettanto vero che
tutte le scosse precedenti (circa trecento più o meno violente prima
dell’inaspettato evento) dovevano rappresentare un serio monito.
Perchè non è servito il fatto che due settimane prima del sisma alcuni
palazzi presenti in via XX settembre a L’Aquila, poi miseramente
sventrati, erano già stati transennati perchè le scosse che si erano
susseguite fino a quel momento (la più alta di 4° grado, quindi poca
cosa…) avevano fatto cadere parte degli intonaci e dei cornicioni…
Una persona minimamante intelligente, a capo di una struttura così
grande quale la protezione civile, avrebbe dovuto schierare i propri
uomini alle porte della città, come un esercito, pronto a qualsiasi
evenienza. Ed invece mi trovo a dover raccontare che le prime venti
tende del nostro campo se le sono dovute montare i cittadini del paese
(ancora stravolti del sisma), con l’aiuto di una manciata di instancabili volontari,
che manca un coordinamento tra i singoli gruppi presenti, che la
segreteria del campo (che cerchiamo di far funzionare), è rimasta
attiva fino a ieri con un Pc portatile di proprietà di mia proprietà,
acquistato “sia mai dovesse servire”, e con quello di un volontario;
che siamo stati dotati di stampante e telefono ma per la linea Adsl
(in Italia ancora uno strano coso…) stiamo ancora aspettando e
quello che siamo riusciti a mettere in piedi è merito
dell’intelligenza di qualche giovane del posto e dei suoi strumenti
tecnici; che abbiamo dovuto chiamare chi disinfettasse e portasse via
mucchi di vestiti perchè arrivati sporchi e non utilizzabili; che che
fino dieci giorni dal sisma avevamo un rubinetto per trecento persone,
nessuna doccia, circa 20 bagni chimici e nessun tipo di riscaldamento
per le tende.
Vi ricordo che in Abruzzo ed a L’Aquila in particolare la primavera
fatica ad arrivare e che anche in queste notti la temperatura continua
ad essere prossima prossima allo zero. Non ci si può quindi stupire
che molte persone, la maggior parte delle quali anziane (e non tutte
con la dentiera…), cocciutamente ed in barba alle direttive che
vietano di rientrare nelle case, continuano a fare la spola dalla
tenda al bagno di casa.
Potreste obbiettare che tutto sommato e visti i risultati raggiunti
nel seguire più di quarantamila sfollati questi problemi sono
inevitabili e bisogna solo avere pazienza. Condivido il ragionamento.
Quello che mi lascia stupita, che la gente non sa e che gli organi di
informazione si guardano bene dal dire è che tutta la macchina si basa
all’atto pratico, sulla volontà ed il cuore di persone che lasciano le
loro case e le loro famiglie e che non pagate, cercano di ridare un
minimo di dignità e conforto a chi, a partire dalla propria intimità,
ha perso tutto o quasi. La protezione civile che molti immaginano
(alla Bertolaso per intenderci) non esiste nei campi, almeno non nel
nostro. I volontari si alternano, perchè obbligati ad andarsene dopo
circa 7 giorni.
Cosa comporta tutto questo?
Che ogni settimana si vedono facce nuove con la necessità di
ricominciare a conoscersi ed imparare a coordinarsi, che il capo campo
cambia anche lui con gli altri e quindi può avere esperienza o meno,
che spesso, ed è il nostro caso, la gestione di alcune attività è
affidata ai terremotati perchè non viene inviato personale apposito,
con inevitabili problemi, invidie acrimonie e litigate tra…poveri.
Volete un esempio cristallino della disorganizzazione?
La nostra psicologa, giunta al campo per propria cocciuta volontà, è
rimasta anche lei solo una settimana. Vi immaginate quale può essere
l’aiuto ed il sostegno che una persona addetta può dare e quale
fiducia può risquotere per permettere alle persone di aprirsi, se
cambia con cadenza domenicale??? A questo si aggiungano l’inesperienza
di molte persone (spesso e per fortuna sconfitta dalla volontà di far
bene) e le tristi e umilianti dimostrazioni di miseria umana che ci
caratterizzano e che risultano ancora più indecenti ed inaccettabili
in casi di emergenza.
Qualcosa di buono però ragazzi l’ho imparato.
Ho imparato che per la richiesta di materiale devo inviare un modulo
apposito e che a firmare lo stesso non deve essere il capo campo, la
cui responsabilità, fortuna sua, è solo quella di gestire trecento
vite, trecento anime, più tutti coloro che ci aiutano dalla sera alla
mattina, ma serve il visto del Sindaco, oppure del presidente di
circoscrizione oppure di un loro delegato (pubblico ufficiale). Noi
dopo aver speso due giorni per individuare chi dovesse firmare questi
benedetti moduli, sappiamo che dobbiamo prendere la macchina e quando
serve (ovviamente più volte al giorno), raggiungerlo al comune.
Un’ultima noticina.
Due giorni fa la Protezione civile si è riunita con gli esperti, ed ha
ritenuto che non vi siano motivi di preoccupazione relativamente alle
dighe abruzzesi (la terra trema ogni giorno). Ora ricordandomi che
analoga sicurezza era stata espressa all’alba di una scossa di quarto
grado e pochi giorni prima che il nostro inaspettato evento facesse
trecento morti e azzerasse l’economia e la vita di migliaia di
persone…ho provveduto, poco elegantemente, ad eseguire il noto gesto
scaramantico…
Però dei regali li ho ricevuti.
Sono le lacrime di molte delle persone che hanno lavorato alla
tendopoli, trattenute a stento nel momento dei saluti; sono le parole
e gli sguardi dei vecchi del paese, che mescolano dignità e paura,
coraggio e rassegnazione, senza mai un lamento.
Un’altra cosa.
Vi prego chiunque di voi possa, prenda il treno l’aereo o la macchina
e si faccia un giro per L’Aquila e d’intorni. Le tendopoli non sono
tutte come quelle a Collemaggio. Scoprirete il livello di falsità che
viene profuso a piene mani dagli organi di comunicazione oramai supini
e del livello di indecenza del ns presidente del consiglio che prima
con lacrime alla cipolla e poi con sorrisi di plastica distribuisce
garanzie e futuro a chi, vivendo in tenda e saggiando sulla pelle la
situazione sa, che sono tutte palle.
I morti sono serviti subito per mostrarsi umano e vicino alle
famiglie, ma ora è meglio dimenticarli in fretta..Via via..nessuna
responsabilità, nessun dolo. I pm sono dei malvagi.. ricostruiamo in
fretta.. forza la vità e bella, vedrete, tra un mese sarete tutti a
casa… Conoscete i nomi delle famiglie che doveva ospitare nelle sue
ville?
Le virtù umane travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.
Se volete vi prego fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono
amici. La stampa nazionale si è guardata bene dal pubblicarla.
Un saluto a tutti.
Laura

Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
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