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“Toda la gloria del mundo cabe en un grano de maiz”

“Toda la gloria del mundo cabe en un grano de maiz”

Intervista a Felix Contreras

Poeta e Giornalista Cubano, protagonista del film “Cuba el valor de una utopia” di Yanara Guayasamin

Nel film mi hai emozionato quando dici che quel 1 maggio del 1959 tu hai rivisto e udito la luce della vita.

Si, quel 1 gennaio del 1959 ho rivisto ed udito la luce della vita.
Ci sono diverse forme per nascere, una è quella biologica e l’altra invece è quella magica dotata di un suo spirito capace di proiettarsi in avanti.
Poi c’è quella spirituale ossia quella che ti consente d’incontrare il cammino della vita. Noi alla nascita abbiamo due piedi ed un cammino, quando una persona incontra il suo cammino vuol dire che è nata definitivamente
Quando trionfò la Rivoluzione, o per meglio dire il Socialismo a Cuba, non avevo ancora incontrato il mio cammino. Che cammino cercavo dunque? Quello che portava alla poesia, alla cultura, alla musica e alle varie arti.
E la Rivoluzione mi ha permesso di percorrere questo cammino.
Nel gennaio del 1959 avevo 21 anni e non avevo ancora terminato gli studi, in pratica ero arrivato al terzo grado della scuola primaria ma era innata in me una grande voglia di imparare e di conoscere sin da quando ero ragazzino.
E cosi con la vittoria della Rivoluzione nel Paese organizzarono attività che prima non esistevano affatto come per esempio i corsi culturali ed artistici. Per la prima volta vidi pubblicare sulla stampa le convocatorie per partecipare ai seminari pubblici, tutto questo era incredibile.
Chiesi ed ottenni, dunque, la partecipazione al seminario presso la Scuola d’arte di Cuba, la prima realizzata nella storia. Per fare ciò dovetti trasferirmi all’Avana in quanto io vivevo nella provincia di Pinar del Rio.
La scuola d’arte si tenne in uno degli hotel più lussuosi di l’Avana e cioè nell’Hotel Comodoro.
Beh ora ti racconto un aneddoto in merito a questo albergo.
Ci fu un incontro tra Fidel Castro e Antonio Nunez Jimenez[1] in merito al progetto di realizzare e costruire un nuovo sistema educativo e culturale del paese. Jimenez fece presente al Lider Maximo che non c’erano abbastanza strutture per consentire lo svolgimento di questi seminari. Fidel Castro, che ha sempre goduto nell’espropriare beni agli statunitensi, rispose di non preoccuparsi che a Cuba c’erano tanti hotel di lusso
E cosi i corsi d’arte si realizzarono all’interno degli hotel lussuosi fino ad allora accessibili solo ai turisti stranieri in prevalenza statunitensi tra questi, riutilizzati per fini culturali, c’era anche l’Hotel Comodoro uno dei più lussuosi di l’Avana. Qui si fondò la Escuela di Instructores de artes che poi successivamente fu trasferita in altra sede più idonea alle attività da svolgere.
Io non riuscivo ancora a capire se tutto questo fosse un sogno o realtà, non avevo mai visto tanto lusso in vita mia.
Seguii questo seminario per quattro anni e dopo iniziai a studiare giornalismo che a dire il vero non terminai perché allora mancavano professionisti nel settore e quindi mi annoiavo molto. Oggi invece la scuola cubana di giornalismo è ottima ed è composta da validi ed ottimi professionisti.
Al termine del seminario prestai due anni di servizio sociale obbligatorio in montagna per poi ritornare all’Avana per continuare le mie attività. Avevo voglia di recuperare il tempo perso, c’erano tanti anni di deficit alle mie spalle.

Tu oggi sei un poeta ed un giornalista.

Si, ho imparato giornalismo in una delle migliori rivista di Cuba, a mio avviso, e cioè “Cuba Internacional” poi inglobata in Prensa Latina dove vi lavorato per quindici anni. A me, però, piaceva la poesia e scopri ed utilizzai un trucco, cioè scrivere cronaca pur essendo un poeta. Si perché la miglior cronaca la scrivono i poeti secondo me, perché riescono a dare una prospettiva ed una sensibilità particolare alla cronaca. L’uso delle parole è fondamentale.
Iniziai a scrivere poesie, scrissi il mio primo libro intitolato “El fulano”, iniziai a vincere qualche premio e poi dopo ne ho pubblicati altri quattordici.
Allora ora ti rivolgo una domanda a te. Quel cammino che scoprii con le mie gambe è stato negativo o positivo?
Penso che quel cammino è lo stesso che avrebbero voluto percorrere o vorrebbero percorrere molti giovani qui in America Latina.

Ecco parliamo dei giovani. Oggi i giovani cubani sono attratti dal benessere manifestato dai turisti che passeggiano per il centro storico di l’Avana. Nel film tu dici che non bisogna aspirare al benessere individuale perché è momentaneo.

Si i giovani cubani oggi sono attratti dal benessere futile che viene manifestato dal turista che passeggia per il centro storico dell’Avana con la macchina fotografica o con la telecamera. Questi giovani pensano che il mondo sia tutto cosi, ma non lo è.
Uno deve cercare e realizzare il benessere collettivo e per me il benessere collettivo dei poveri si chiama giustizia sociale, si chiama cultura, occupazione, impiego, musica e tutte ciò che riguarda l’arte. Il benessere individuale dei ricchi è semplicemente felicità momentanea.

Tu come artista e poeta hai avuto l’occasione di conoscere Armando Hardt già Ministro della Cultura a Cuba?

E’ una grande persona ed attualmente dirige la Sociedad Cultural Josè Martì. Ora ti racconto alcune fatti storici che non sono di opinione diffusa fuori dal Paese.
La cultura cubana dal 1970 al 1977 cadde in un processo molto negativo, penoso. Si innescò un programma di direzione della cultura copiata dall’ex URSS caratterizzata da un pensiero chiuso, escludente, dogmatico, estremista. Tutto ciò fu nefasto.
Questo processo era diretto da un gruppo di persone che chiusero praticamente il vero spirito della cultura cubana. Una cultura aperta, sensibile, includente e propositiva.
Questo processo per gli intellettuali fu denominato il “quinquennio grigio” anche se per me questo è un eufemismo in quanto il periodo non fu grigio ma nero. Nel 1977 ebbe inizio un forte movimento di critica al Governo da parte degli intellettuali e non solo, si metteva in discussione nettamente il metodo stalinista della direzione culturale. Anche gli omosessuali vissero un brutto periodo in quanto furono perseguitati. C’è un bel film cubano, il famoso “Fragola e Cioccolata” che racconta di tutto ciò.
Il Governo, attraverso la figura di Fidel Castro, chiamò Armando Hardt ad investigare su ciò che stesse accadendo.
Armando Hardt ebbe il compito di analizzare, di ascoltare, di comprendere le ragioni di questo malessere da parte degli intellettuali.
Essendo un uomo di grande spessore intellettuale, di riflessione, di grandi idee, di grande intelligenza, colto, sensibile e per di più dotato di uno spiccato spirito critico, produsse un rapporto nel quale dichiarava che ci furono ingiustizie ed esclusioni. Bisognava quindi cambiare il metodo. Il Governo creò cosi il Ministero della Cultura che fu realizzato per la prima volta. Prima, invece, era incluso in un altro Ministero ed era un Consiglio con funzioni limitate diretto da alcuni intellettuali
Il primo Ministero della Cultura fu quindi diretto da Armando Hardt. Ricordò di questa struttura meravigliosa dalla quale si è incrementata e sviluppata la cultura a Cuba.

Nel documentario la cultura emerge molto attraverso la storia dei veri personaggi. E’ un elemento che caratterizza la vita sociale del Paese?

Dunque anche qui ti devo fare qualche passo indietro.
Ricordo che nello stesso anno, cioè nel 1977, il Paese si dotò di una nuova divisione amministrativa. Cuba fino ad allora era divisa in 6 Province che rispecchiavano le vecchie province di stampo coloniale e questo limitava molto lo sviluppo culturale ed economico del Paese. La riforma amministrativa consentì la nascita delle attuali 14 province con i relativi municipi e consejos.
Pensa che in ogni municipio si crearono ad hoc ben 10 istituzioni culturali basiche: cinema, teatro, videoteche, case della cultura, conservatori, arti plastiche, danza e seminari. Questo ovviamente diede un grande impulso alla formazione culturale del popolo, un meccanismo che produsse intellettuali, scrittori, poeti e musicisti.
Pensa un po’ che Cuba è l’unico Paese dell’America Latina ad avere ancora oggi un editorial (una rivista) non maneggiata lucrosamente, non per creare best – seller ma per creare scrittori , buoni scrittori in ogni singola provincia.
Ti racconto della mia esperienza per farti capire ancora meglio.
Io sono nato della Provincia di Pinal del Rio e fino al 1959 nella mia provincia non c’era un pittore, uno scrittore e se c’era andava via all’Avana per avere maggiori opportunità di lavoro ma nonostante questo l’attvità Letteraria a l’Avana era praticamente zero. Solo dopo il 1959 a Cuba si formarono grandi scrittori, poeti.
Ricordo che nella mia provincia nacque la Rivista CAUSE che era molto importante. I libri che vengono oggi pubblicati nella Provincia di Pinal del Rio sono molto ricercati in tutto il Paese.
Abbiamo Istituzioni e grandi appuntamenti annuali a Cuba che rappresentano il fiore all’occhiello della cultura dell’America Latina in genere. A Cuba ogni anno si tiene la Fiera Internazionale del Libro nella quale partecipano i più grandi scrittori latinoamericani e di tutto il mondo. Il Festival del Cine Latinoamericano dove si proiettano film dei registi di ottimo livello internazionale. Abbiamo anche il Festival Internazionale del Cinema Povero che da la possibilità ai registi minori di avere più visibilità e oltretutto è un Festival che promuove un differente modo di fare cinema senza grandi investimenti.

Felix concludiamo questa piacevole chiacchierata con una frase di Josè Marti, “Ser coltos para ser libres”.

Si è vero ed io aggiungo “Un grano de poesia sazona un siglo” e “Toda la gloria del mundo cabe en un grano de maiz”

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