Presidi spia, e perché non gli imprenditori spia?
Non passano i presidi spia per denunciare i bambini clandestini e i giornali danno il merito al compagno Gianfranco Fini.
La Lega fa pessimo viso a buon gioco ma è divertente il fatto che individui le spie sempre nell’odiato settore pubblico, i medici, gli insegnanti (meridionali), soggetti che sono alla base della convivenza civile e che invece vorrebbe trasformare in delatori.
Eppure a ben guardare la Lega farebbe presto a trovare un’alternativa nel privato. Se tutti gli imprenditori che votano Lega domattina decidessero di denunciare i loro dipendenti non in regola con il permesso di soggiorno, non si risolverebbe quasi per incanto un problema che sta così a cuore alla presunta parte sana del paese? E se lo includessero nel prossimo pacchetto sicurezza? Ma come mai non ci hanno pensato?
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
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Rudi Menin | 7 maggio 2009 11:39 | Rispondi
Perchè si bloccherebbe all’ istante l’ intero sistema produttivo del nord, in particolare del nordest, e questo, in un momento in cui l’ intero sistema economico è in crisi, non si può fare… o forse pensavi di aver smascherato l’ ipocrisia dei celoduristi nostrani ???
Provocazioni (mica tanto) a parte se posso permettermi, visto il tema, domani sera presso il centro culturale Candiani di Mestre c’è un interessante incontro con il giornalista Fabrizio Gatti. Ecco i temi della serata:
” ore 18.00
Incontro
Conversazione con Fabrizio Gatti, autore del libro Bilal. Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi
sala seminariale primo piano
ingresso libero
ore 21.00
Spettacolo
Di e con Gualtiero Bertelli e Fabrizio Gatti
e con
Maurizio Camardi, Rachele Colombo, Paolo Favorido, Guido Rigatti
Testo tratto dal libro Bilal di Fabrizio Gatti (Premio Terzani, 2008)
Musiche di Gualtiero Bertelli, Maurizio Camardi, Rachele Colombo, Paolo Favorido
Elaborazione elettroniche di Rachele Colombo
Immagini dal Sahara di Fabrizio Gatti
Foto e filmati di Rocco De Benedictis, Giorgio Lotti, Mauro Parissone, Lillo Rizzo
Regia di Gualtiero Bertelli
auditorium quarto piano
ingresso: biglietto unico 10 euro
Biglietti già in vendita
http://www.centroculturalecandiani.it/
Rudi Menin | 7 maggio 2009 11:40 | Rispondi
Dentro la cronaca
Fabrizio Gatti ha attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano clandestini. Ha incontrato affiliati di Al Qaeda e scafisti senza scrupoli. Ha superato indenne le frontiere. Si è infiltrato nelle organizzazioni criminali africane e nelle aziende europee che sfruttano la nuova tratta degli schiavi. Si è fatto arrestare come immigrato clandestino vivendo sulla propria pelle l’osceno trattamento riservato agli immigrati nei centri di permanenza temporanea. Ha scoperto i nomi, le alleanze e le complicità di alcuni governi che non fanno nulla contro il traffico di schiavi, anzi, ci guadagnano.
“Il dodici per cento delle persone che partono dalle coste della Libia e dalla Tunisia non arriva in Europa. Il dodici per cento” spiega l’autore “significa che tra 182 passeggeri su questo camion, 22 moriranno. E se di questo si salveranno tutti, del prossimo ne moriranno forse 44. Oppure 66 di quello che verrà dopo.”
Questa storia, documentata da immagini drammatiche scattate dallo stesso autore e da altri straordinari fotografi, ha incontrato i miei canti, le mie musiche e quelle dei musicisti con cui lavoro da tempo sul rapporto tra storia e canzone e in parte tratte dai repertori dei Paesi di provenienza dei nuovi schiavi.
Ne è nata una rappresentazione molto viva e coinvolgente, novanta minuti da vivere dentro la cronaca della più grande avventura del Terzo Millennio.
Bilal ha ricevuto il premio Terzani 2008.
Gualtiero Bertelli