Menu 2

I blog e Veronica

Cometa riflette come sempre argutamente su queste stesse pagine e conclude che i blog per andare a caccia di lettori si piegano alla logica mainstream del parlare dell’argomento più appetibile e facile, ovvero il divorzio di Silvio Berlusconi e Veronica Lario, per aumentare i loro contatti. Sono d’accordo ma…

Mi dicono per esempio che nessun programma di infotainement, le varie “vita in diretta”, ha toccato neanche marginalmente la notizia decidendo, loro gossipari di professione, che proprio il più succoso gossip dell’anno sia una questione strettamente privata. Mi dicono, ne scrivono i giornali spagnoli ma non i nostri, che il TG2 ha dedicato alla notizia CINQUE secondi esatti.

Basta questo per trasformare lo spettacolino fine impero di Noemi, Veronica e Silvio-papi, in una notizia negata tipo leucemia dei soldati all’estero o morti sul lavoro? Certo che no. Eppure rispetto alle parole di Veronica Lario “magari Noemi fosse sua figlia” (in buona o cattiva fede non importa), rispetto all’orripilante spettacolo dato dal quotidiano Libero che ha titolato “Veronica velina ingrata” rispolverando le immagini della moglie del padrone nuda (se stessimo qui a ritirar fuori i calendari della Carfagna…), rispetto al silenzio di tanti leccapiedi del signore di Arcore, è lecito farne oggetto di attenzione. Oggetto di attenzione nonostante sia a tutti chiaro che ANCHE il gossip sul divorzio del millennio serva a non parlare per esempio del tracollo del PIL.

E allora in questo contesto vanno dette due cose di segno diverso. Quando ieri ho scelto di usare la parola “pedofilia” per la presunta relazione tra il capo del governo e una minorenne della provincia di Napoli, non l’ho fatto con leggerezza ma facendomi carico del fatto che da giorni tutti i media giravano intorno all’argomento, e di quello parlavano, ma senza dare il corretto nome alla rosa. Che Silvio Berlusconi sia innocente o no è indifferente rispetto al lugubre e vero scandalo del cambiare argomento e non saper chiamare più le cose col loro nome: pedofilia, adulterio, sessismo…

L’unico politico che ha colto i termini del problema, la vicepresidente della Camera Rosi Bindi, che ha ricordato che per molto meno (un rapporto lungamente negato e infine ammesso tra adulti consenzienti sia pure nella squallida verticalità data dall’abuso di potere) Bill Clinton ha rischiato l’impeachement, è passata pressoché inosservata sia da una destra oramai straordinariamente libertina (che dovessimo rimpiangere i bacchettoni…) ma anche dalla propria parte politica. Chi deve supplire e dirle queste cose se non i blog? Non è un caso che sia il blog di Luca Sofri a dire che le foto diffuse dai giornali sulla festa di Casoria sembrino proprio posticce.

D’altra parte, e in questo ha perfettamente ragione Cometa, l’agenda setting anche dei media partecipativi, e in primo luogo dei blog, la fa in molti casi ancora il mainstream. Se da una parte possiamo compiacerci che il taglio sia critico non possiamo negarci che “il farsi media” può comportare in parecchi casi almeno una quota di avvelenamento. C’è chi usa il giornalismo partecipativo per fare informazione negata e chi per dire la propria su temi riusati. Ma in questo la risposta c’è già: biodiversità informativa, due, tre, mille fonti diverse e niente è più come prima.

, , , , , , , , , , , , , ,