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	<title>Commenti a: Messico: la recita che i media nascondono sul virus</title>
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	<description>America latina, media, politica internazionale, guerre infinite, comunicazione politica - online dal 1995</description>
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		<title>Di: Il Satiro Saggio &#187; Blog Archive &#187; Ehi tu porco levale le mani di dosso!</title>
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		<dc:creator>Il Satiro Saggio &#187; Blog Archive &#187; Ehi tu porco levale le mani di dosso!</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 14:36:11 +0000</pubDate>
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		<description>[...] verso questo servizio di assistenza, per dare l&#8217;idea del padre premuroso, come ci racconta Gennaro Carotenuto in questo illuminante articolo), la quale ha percepito -a mio avviso- molto meno minacciosa questa H1N1 rispetto alla famigerata [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] verso questo servizio di assistenza, per dare l&#8217;idea del padre premuroso, come ci racconta Gennaro Carotenuto in questo illuminante articolo), la quale ha percepito -a mio avviso- molto meno minacciosa questa H1N1 rispetto alla famigerata [...]</p>
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		<title>Di: iacopomasi</title>
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		<dc:creator>iacopomasi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 12:13:47 +0000</pubDate>
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		<description>La paura è l’epidemia più pericolosa.
E’ più forte di me. Non posso fare a meno di andare a leggere come il giornalismo nazionale dia l’ennesima prova di  disinformazione, con una bieca tendenza al più comune e becero allarmismo che in questi giorni viene diffuso, se l’occasione è questa, in maniera a dir poco epidemica. E finalmente si parla per qualche giorno di Messico. Già, ma dov’è? Molti giornalisti, primo fra tutti quella Giovanna Botteri, se lo stanno chiedendo, rispolverando le cartine geografiche, i planisferi o i mappamondo degli uffici redazionali in cui bazzicano. E la disinformazione, puntuale, arriva nelle nostre case, stampata sulle prime pagine di autorevoli quotidiani. Ci si mettono pure, come  non bastasse alla consuetudine di una disinformazione a senso unico, i portali internet. Leggo stamane: “terremoto in Messico, epicentro vicino Chilpango”. Mi viene già da ridere, se non fosse che questo è l’ennesimo, maledetto terremoto che scuote il Nuovo Mondo, di fronte alla “brecha de Michoacán”. Mi viene da ridere perché individuo subito due sciocchezze scritte sulle notizie del portale virgilio.it. Una riguarda appunto il nome di una località che non esiste, Chilpango. In realtà, si tratta di Chilpancingo e non Chilpango. Capitale dello stato del Guerrero, uno dei 32 stati che formano quello a tutt’oggi (Botteri prenda appunti) chiamato México. I dati giusti si trovano facilmente: basta cercare. www.ssn..unam.mx. Non sono un indovino, ma uno che in Messico ci scorrazza da una dozzina di anni e che qualcosa ha imparato. Altra storia questa.
L’altra sciocchezza è la profondità e la magnitudo. Sbagliate entrambi. Va bene, le notizie su internet sono battute in fretta, e chissenefrega se qualcuno si prende il disturbo di leggerle.
E la prima pagina della Repubblica di lunedì? Anche questa è una svista oppure si tratta di un’imperdonabile dimenticanza? “Febbre suina, emergenza in Usa, Obama allarmato”. E dei messicani? Di loro niente si dice? Già, dimenticavo che 150 messicani morti non fanno notizia. Loro sono cittadini del terzo mondo, sono tanti, si rifaranno, del resto solo figli sanno fare. Perché dobbiamo sorbirci questo tipo di informazione asservita?
Perché di questo paese se ne parla con la goliardia dell’ultimo turista, che sfoggia il largo sombrero appena uscito dall’aeroporto, le vignette di “Tex” o le immagini virate seppia di Pancho Villa. I più anziani possono ricordarsi del 1970, dello stadio Azteca e di quel Pelé che ci fece piangere lacrime amare in terra messicana. Niente di più. E quando la notizia serve a riempire i vuoti di fondo pagina, si parla tutto al più di narcotraffico. Di come sono cattivi e spietati laggiù, peggio dei colombiani. E noi giù a sorbire questa sotto cultura da medioevo. Ma delle frontiere, dei muri, dei morti che fa il sogno americano, molti più di quelli attribuiti realmente alla febbre suina, non se ne parla mai. Non fanno notizia i messicani indocumentadi giustiziati con iniezione letale al posto dei criminali statunitensi, ora che anche il veleno, con la crisi californiana, è più caro della vita stessa. La storia di questo grande paese, il Messico, non interessa nessuno. Solo a qualche sporadico e bravo inviato, che si prende l’onere di verificare i fatti sul posto, senza assecondare la logica del copia e incolla di molti altri, va un plauso sempre meno riconosciuto. Ultimamente si parlava di Messico per via di Marcos, del carisma del Subcomandante. Mai delle migliaia di morti che tra Guatemala e Chiapas nell’ultimo ventennio, hanno fatto i mercenari addestrati nelle scuole di guerra statunitensi. Per il giornalismo è più importante la figura di un discusso eroe incappucciato, che ha scelto l’impervia selva Lacandona per ridare voce ai Maya, piuttosto che quel povero chiapaneco a piedi scalzi, sfinito dalla dissenteria e da un’invasione inflittagli da più di cinquecento anni di scempi e depredazioni.
Il medesimo sistema, perché è questo che dettano gli editori, viene perpetrato in questi giorni, con la stessa vile indifferenza, per descrivere un paese che fronteggia l’ennesimo problema, se non bastassero i terremoti, gli uragani e il governo di Felipe Calderon, che scambia ostaggi già morti col suo vicino nord americano. A Città del Messico si muore. Muoiono persone attorniate dai familiari, muoiono i senza casa, i poveri della faccia triste dell’America, come diceva Enzo Jannacci in una nota canzone. Muoiono persone che non hanno nemmeno un nome, una nota nel registro civile, che conta uno degli edifici più grandi del mondo. Muoiono persone senza nessuno che gli dica perché, tanto è grande la bugia che il governo deve tenere per sé.  In una delle più belle, sciagurate, amabili, dimenticate megalopoli di questo pianeta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La paura è l’epidemia più pericolosa.<br />
E’ più forte di me. Non posso fare a meno di andare a leggere come il giornalismo nazionale dia l’ennesima prova di  disinformazione, con una bieca tendenza al più comune e becero allarmismo che in questi giorni viene diffuso, se l’occasione è questa, in maniera a dir poco epidemica. E finalmente si parla per qualche giorno di Messico. Già, ma dov’è? Molti giornalisti, primo fra tutti quella Giovanna Botteri, se lo stanno chiedendo, rispolverando le cartine geografiche, i planisferi o i mappamondo degli uffici redazionali in cui bazzicano. E la disinformazione, puntuale, arriva nelle nostre case, stampata sulle prime pagine di autorevoli quotidiani. Ci si mettono pure, come  non bastasse alla consuetudine di una disinformazione a senso unico, i portali internet. Leggo stamane: “terremoto in Messico, epicentro vicino Chilpango”. Mi viene già da ridere, se non fosse che questo è l’ennesimo, maledetto terremoto che scuote il Nuovo Mondo, di fronte alla “brecha de Michoacán”. Mi viene da ridere perché individuo subito due sciocchezze scritte sulle notizie del portale virgilio.it. Una riguarda appunto il nome di una località che non esiste, Chilpango. In realtà, si tratta di Chilpancingo e non Chilpango. Capitale dello stato del Guerrero, uno dei 32 stati che formano quello a tutt’oggi (Botteri prenda appunti) chiamato México. I dati giusti si trovano facilmente: basta cercare. <a href="http://www.ssn..unam.mx" rel="nofollow">http://www.ssn..unam.mx</a>. Non sono un indovino, ma uno che in Messico ci scorrazza da una dozzina di anni e che qualcosa ha imparato. Altra storia questa.<br />
L’altra sciocchezza è la profondità e la magnitudo. Sbagliate entrambi. Va bene, le notizie su internet sono battute in fretta, e chissenefrega se qualcuno si prende il disturbo di leggerle.<br />
E la prima pagina della Repubblica di lunedì? Anche questa è una svista oppure si tratta di un’imperdonabile dimenticanza? “Febbre suina, emergenza in Usa, Obama allarmato”. E dei messicani? Di loro niente si dice? Già, dimenticavo che 150 messicani morti non fanno notizia. Loro sono cittadini del terzo mondo, sono tanti, si rifaranno, del resto solo figli sanno fare. Perché dobbiamo sorbirci questo tipo di informazione asservita?<br />
Perché di questo paese se ne parla con la goliardia dell’ultimo turista, che sfoggia il largo sombrero appena uscito dall’aeroporto, le vignette di “Tex” o le immagini virate seppia di Pancho Villa. I più anziani possono ricordarsi del 1970, dello stadio Azteca e di quel Pelé che ci fece piangere lacrime amare in terra messicana. Niente di più. E quando la notizia serve a riempire i vuoti di fondo pagina, si parla tutto al più di narcotraffico. Di come sono cattivi e spietati laggiù, peggio dei colombiani. E noi giù a sorbire questa sotto cultura da medioevo. Ma delle frontiere, dei muri, dei morti che fa il sogno americano, molti più di quelli attribuiti realmente alla febbre suina, non se ne parla mai. Non fanno notizia i messicani indocumentadi giustiziati con iniezione letale al posto dei criminali statunitensi, ora che anche il veleno, con la crisi californiana, è più caro della vita stessa. La storia di questo grande paese, il Messico, non interessa nessuno. Solo a qualche sporadico e bravo inviato, che si prende l’onere di verificare i fatti sul posto, senza assecondare la logica del copia e incolla di molti altri, va un plauso sempre meno riconosciuto. Ultimamente si parlava di Messico per via di Marcos, del carisma del Subcomandante. Mai delle migliaia di morti che tra Guatemala e Chiapas nell’ultimo ventennio, hanno fatto i mercenari addestrati nelle scuole di guerra statunitensi. Per il giornalismo è più importante la figura di un discusso eroe incappucciato, che ha scelto l’impervia selva Lacandona per ridare voce ai Maya, piuttosto che quel povero chiapaneco a piedi scalzi, sfinito dalla dissenteria e da un’invasione inflittagli da più di cinquecento anni di scempi e depredazioni.<br />
Il medesimo sistema, perché è questo che dettano gli editori, viene perpetrato in questi giorni, con la stessa vile indifferenza, per descrivere un paese che fronteggia l’ennesimo problema, se non bastassero i terremoti, gli uragani e il governo di Felipe Calderon, che scambia ostaggi già morti col suo vicino nord americano. A Città del Messico si muore. Muoiono persone attorniate dai familiari, muoiono i senza casa, i poveri della faccia triste dell’America, come diceva Enzo Jannacci in una nota canzone. Muoiono persone che non hanno nemmeno un nome, una nota nel registro civile, che conta uno degli edifici più grandi del mondo. Muoiono persone senza nessuno che gli dica perché, tanto è grande la bugia che il governo deve tenere per sé.  In una delle più belle, sciagurate, amabili, dimenticate megalopoli di questo pianeta.</p>
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		<title>Di: Porci comodi &#171; Sani &#38; Sponsorizzati</title>
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		<dc:creator>Porci comodi &#171; Sani &#38; Sponsorizzati</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 12:30:04 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Qui trovate una riflessione del primo fesso che passava. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Qui trovate una riflessione del primo fesso che passava. [...]</p>
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		<title>Di: foscalontana</title>
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		<dc:creator>foscalontana</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 17:54:05 +0000</pubDate>
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		<description>Per non parlare del femminicidio già morto e sepolto. Tanto per rimanere in tema...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per non parlare del femminicidio già morto e sepolto. Tanto per rimanere in tema&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Swine flu: recita da maiali &#124; giornalisticamente</title>
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		<dc:creator>Swine flu: recita da maiali &#124; giornalisticamente</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 15:15:15 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Carotenuto spiega perché - in un&#8217;analisi che condivido - la vicenda dell&#8217;influenza suina è stata gonfiata [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Carotenuto spiega perché &#8211; in un&#8217;analisi che condivido &#8211; la vicenda dell&#8217;influenza suina è stata gonfiata [...]</p>
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