domenica 01 agosto 2010, 05:18

Donne iraniane afghane italiane: sorelle nella lotta

http://www.naderdavoodi.net/DelaraDarabi65.JPG

Persepolis…nel film in disegni  della giovane Marjane Satrapi, iraniana,  suggeriva la  musica “Non dimenticare mai i tuoi sogni del passato Devi combattere per tenerli vivi…“.  Guardare con l’occhio della tigre… e apprendiamo che in Iran; Amnesty denuncia esecuzione pittrice Delara Darabi. “Mi impiccano tra pochi secondi, aiutatemi“: non è un film.

Il primo maggio, è stata impiccata una donna ” la pittrice iraniana Delara Darabi, condannata a morte per un omicidio commesso quando era minorenne, è stata giustiziata oggi in Iran”. Rimangono le news di  shahrzad  con un video datato 2007 dove si appellano i famigliari, passano le immagini di Delara, tra la vita e la morte…

Non faccio commenti, inoltro due testi, corredati da altrettanti video, recenti. Il primo  è   un documento firmato da alcune associazioni di donne iraniane in solidarietà con le donne afghane. Perviene ed è stato tradotto grazie a Cristina Cattafesta, attivista  da tempo impegnata nel Coordinamento Italiano a sostegno di RAWA: Donne Iraniane e Donne Afghane: sorelle nella lotta contro l’estremismo religioso

Segue un ricordo  di Vittoria Oliva, dedicato a Delara Darabi: donna, nata in Iran, pittrice, assassina forse, detenuta, impiccata.

Tagliando e cucendo piccole rivoluzioni…http://www.megachip.info/fotoD/satrapi.jpgcon profonda tristezza, indignazione e sgomento, saluto una gemma di vita.Con gli occhi della tigre.

Doriana Goracci


Donne iraniane e afghane: sorelle nella lotta contro l’estremismo religioso
La nuova Legge Sciita sulla Famiglia, approvata in Parlamento e firmata da Karzai, è stata uno shock per tutte le comunità impegnate sui temi dell’equità di genere e dei diritti umani nel mondo.Circa 300 coraggiose donne afghane hanno organizzato un corteo di protesta davanti alla nuova moschea sciita per manifestare la loro opposizione a una legge che non solo viola i diritti umani più basilari e la dignità delle donne afghane, ma è anche in contrasto con la costituzione afghana. Le donne iraniane che condividono la stessa lotta contro l’estremismo religioso vogliono garantire un forte sostegno alle loro sorelle afghane in Iran e della diaspora. La controversa Legge Sciita sulla Famiglia è una reminiscenza della brutale dittatura dei Taliban. D’accordo con Sima Ghani, una giovane attivista per i diritti umani, le 300 donne hanno contestato la legge indipendentemente dal gruppo religioso di appartenenza. Molti credono che questa legge non sia che il primo passo verso l’imposizione di una Legge Islamica sulla Famiglia di stampo talebano.  Adeleh Mohseni da Kabul, in un’  intervista alla Rete di Solidarietà delle Donne Iraniane  ha detto che “solo fino a ieri i Taliban volevano la morte degli sciiti” ma oggi rispettano le loro leggi e ammirano chi le ha scritte… E’ interessante notare che sulle questioni che riguardano l’oppressione delle donne si trovino a collaborare tutti insieme”

http://4.bp.blogspot.com/_t2Jf4JXFn1A/Rxf0p-_r4EI/AAAAAAAAAIo/PwZMOJ7V7O0/s400/donne%2Biraniane.jpg

Il 14 di aprile le seguenti organizzazioni di donne iraniane:

- Focus on Iranian Women

- The Feminist School

- Women’s Field

- Women’s Commission of Tahkim Vahdat

- Women’s Committee of Tahkim Vahdat Iranian Researchers’ Association

- Committee of Human Rights Reporters

- Health Activists Association (Talashgaran Salamat)

- Farasoo Association (Tabriz)

rilasciano questa dichiarazione comune:

IN SOSTEGNO DELLE DONNE D’AFGHANISTAN CONTRO LA NUOVA LEGGE SULLA FAMIGLIA

in inglese

Noi, attiviste del movimento delle donne iraniane, abbiamo cercato di seguire regolarmente e responsabilmente le attività, i successi e i fallimenti delle donne in quest’area. Proprio perché crediamo che ogni successo e ogni fallimento delle donne, specialmente nella nostra regione, possano avere effetti anche sulle donne iraniane e sulla nostra società. Sappiamo per esperienza di essere capaci di modulare le nostre azioni per ottenere uguali diritti, imparando le une dalle altre. Non appena abbiamo saputo che una nuova legge, chiamata “Legge sulla Famiglia” è stata approvata in Afghanistan, abbiamo deciso di unirci alla vostra causa e lottare contro questa legge sessista. Inoltre, la campagna “One Million Signature” (“Un Milione di Firme”) -  -, una rete di attiviste decise a cambiare le discriminatorie leggi contro le donne e le ragazze in Iran, hanno inserito un articolo nel sito ufficiale della Campagna intitolato

l’ Uguaglianza è un nostro diritto, rapporto dalla Manifestazione delle Donne
Questa è la prima reazione organizzata delle Donne Afghane e un segno di speranza per il movimento delle donne afghane. Non è tanto che il movimento delle donne iraniane ha costituito con successo una coalizione contro la Legge sulla Famiglia che ha rimosso le restrizioni alla poligamia. La voce collettiva delle donne iraniane che ha detto NO ALLA POLIGAMIA ha costretto il governo a fare un passo indietro e a rivedere la legge. Ma certamente ogni vittoria a breve termine in Iran e in Afghanistan non possono mai considerarsi scontate. Le forze patriarcali e il potere politico – che non si fanno scrupoli a fare compromessi sui diritti delle donne e sulla loro dignità per perseguire la loro agenda politica – sono dietro a questa legge e cercano sempre nuove opportunità e scappatoie per incrementare questo tipo di leggi oppure – davanti a una resistenza locale o globale – a fare un passo indietro. Per fermare la brutale pratica della lapidazione in Iran, le donne iraniane hanno avuto l’esperienza di “Una rara vittoria per i Diritti delle Donne in Iran
Una delle lezioni che abbiamo imparato dall’incontro e dalla lotta delle attiviste per i Diritti delle Donne in Iran e in Afghanistan, è che la resistenza locale e l’opposizione con un supporto globale possono fermare il loro assalto. Nell’era della tecnologia dell’informazione e con l’emergere di nuovi mezzi tecnologici, queste regressive, obsolete e fanatiche leggi NON possono passare inosservate.  Nonostante tutte le atrocità, la guerra e il terrore inflitti nel nostro mondo da rappresentanti dello stato e non, l’attenzione della comunità globale circa i diritti e la dignità delle persone e delle comunità è una forza collettiva e transnazionale, una rete CHE NON PUO’ ESSERE IGNORATA A LUNGO.
- Nonostante il fatto che le 300 donne che hanno protestato a Kabul abbiamo dovuto fare i conti con contro-manifestanti che hanno tirato pietre e le hanno chiamate “cani”
- nonostante il fatto che le donne iraniane che chiedono di modificare le leggi discriminatorie in Iran vengano arrestate e detenute
- nonostante il fatto che i loro siti vengano oscurati, i loro giornali vengano chiusi e la loro sicurezza sia fragile  i movimenti per i diritti e la dignita, per l’equità e l’uguaglianza, stanno procedendo e ottenendo maggiore forza.

http://www.rawa.org/zarmina1.jpg

VIDEO
http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/south_asia/7999875.stm
http://www.youtube.com/watch?v=-dBX25jJWto
Afghanistan Women Protest http://www.youtube.com/watch?v=0o2RyUzRDvY
http://www.opendemocracy.net/article/arab-region-the-dignity-of-women/iranian-and-afghan-women-sisters-in-struggle-against-religious-extremism

http://img208.imageshack.us/img208/6452/88410137642a9b57ba2obk8.jpg

Dedicato a Delara Darabi
donna nata in Iran, pittrice, assassina forse, detenuta, impiccata

1 Maggio Nicosia (Apcom)

da la notizie dell’esecuzione, resa nota  da Amnesty international della pittrice Delara Darabi, 23 anni, colpevole per un omicidio in corso di una rapina compiuta all’età di 17 anni.E’ stata Delara e’ stata impiccata nella prigione di Rasht, nel nord dell’Iran., dopo cinque anni di detenzione, senza che fosse informato il suo avvocato”.
E senza che nemmeno che si sappia con esattezza le dinamiche dell’omicidio, in un primo tempo Delara confessò: sappiamo i metodi per ottenere le confessioni quando si finisce in mano a giudici o religiosi o laici, poi ritrattò accusando del delitto il suo complice, sappiamo anche i metodi per ottenere le ritrattazioni da legislazioni religiose o laiche. Inconfutabile è il fatto che aveva 17 anni quando compì la rapina e avvenne l’omicidio, e che a 23 anni è stata condannata a morte. A me basta questo per sentire indignazione e sofferenza.
Un primo maggio che non rientra nelle celebrazioni del 1° maggio.
A lei e alle donne arabe sotto l’imperio della schiavitù patriarcale e religiosa dedico, virtualmente, il romanzo di questa scrittrice, mutilata  nella sua sessualità come tante donne, a lei dedico le parole di Nawal, combattente coraggiosa, colei di cui è stato detto: più di ogni altra ha saputo descrivere le sofferenze delle donne arabe: “Bedur, dovevi morire per fare un pò di luce nell’oscurità delle menti?”

http://www.sirente.it/scrittori/nawal-el-saadawi.gif

Paladina dei diritti delle donne e della democratizzazione nel mondo arabo, è conosciuta internazionalmente come scrittrice e psichiatra. I suoi libri sulla condizione della donna nel mondo arabo hanno avuto un profondo effetto sulle ultime generazioni. A seguito delle sue pubblicazioni scientifiche e letterarie ha dovuto affrontare numerose difficoltà. Nel 1972 ha perso il suo lavoro presso il governo egiziano; “Health” il  giornale da lei fondato è stato chiuso dopo 3 anni di attività. Nel 1981, sotto il governo del presidente Sadat è stata incarcerata, fu rilasciata un mese dopo l’assasinio di Sadat. Dal 1988 al 1993 il suo nome era tra quelli segnati su una lista di morte di un gruppo terroristico fondamentalista. Alcuni suoi romanzi tra cui “l’amore ai tempi del petrolio” sono stati banditi e censurati dalla massima istituzione religiosa Egiziana Al Azhar, che ha ordinato il ritiro da tutte le librerie egiziane.
il resto su
Partì alla ricerca del suo orgoglio perduto. Aveva l’orgoglio di un animale che si impunta con le zampe e non vuole più camminare. Lei non era una donna né per la cucina né per il letto, non conosceva a memoria le canzoni che le donne cantano quando stanno in bagno. Non capiva nemmeno la passione che poteva suscitare nel cuore del marito l’osservarla mentre cucinava il cavolo ripieno. Inoltre, non sbatteva le ciglia quando il datore di lavoro, o Sua Maestà, la guardavano.”
Vittoria L’Avamposto degli Incompatibili

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  1. Doriana Goracci | 3 maggio 2009 16:51 | Rispondi

    Torno alla posta e trovo due commenti, uno secco: Ultim’ora, dall’Afganistan (Corriere.it)
    I soldati italiani sparano, muore bimba in Afghanistan, colpi contro un’auto che non si ferma incrociando una pattuglia. La ragazzina aveva 13 anni
    HERAT (Afghanistan) – Una bambina afgana di 13 anni è morta oggi in un incidente che ha visto coinvolta una pattuglia di militari italiani. Lo ha reso noto il comandante del contingente, il generale Rosario Castellano. Nella stessa circostanza si sono
    registrate tre persone ferite, tutti parenti della ragazzina.
    L’altro di Pietro Ancona, commenta i nostri “bravi soldati” per la pace…:
    “Mi domando con quale diritto i nostri soldati si trovino in Afghanistan a sparare alle bambine (ultimo travestimento di Bin Laden?). Mi vergogno non poco di questo e di tante altre cose come lo svuotamento di navi pieni di fusti di residui velenosi scaricate nel golfo di Aden oramai pieno di milioni di pesci putrefatti…”

    La militarizzazione, la colonizzazione mascherata e pacifinta, il rifinanziamento di Armi ed eserciti, con l’ausilio delle banche, hanno diviso il movimento contro la guerra, le donne, di tutti i colori, fossero pure arcobaleno E anche questo non è un film, ma la desolante realtà.

  2. Doriana Goracci | 3 maggio 2009 18:40 | Rispondi

    nel testo visibile viene menzionata la campagna per un milione di firme
    bene questa è la News dagli Esteri…

    Iran: sindacalisti e attivisti arrestati per manifestazione Primo maggio

    TEHERAN – Arrestati a Teheran per aver partecipato ad una manifestazione per il Primo maggio alcuni sindacalisti e sei attivisti per i diritti delle donne. Lo riferisce oggi il quotidiano Etemad Melli. Gli attivisti arrestati sono sostenitori della campagna ‘Un milione di firme’, che mira a cambiare le leggi islamiche che limitano i diritti delle donne in Iran. (Agr)

  3. Doriana Goracci | 30 giugno 2009 08:55 | Rispondi

    Scusate se mi riallaccio ad un post vecchiotto, si fà per dire…

    Ricevo da Michele Basso, quanto segue, un’opportunità in più di lettura.
    Doriana Goracci

    Un’amica iraniana ci ha inviato questi due testi d’analisi sulla situazione in Iran e sul modo in cui è percepita in Francia.
    (Alcune organizzazioni sindacali, tra le quali la CGT, indicono una manifestazione di sostegno ai lavoratori iraniani, venerdì)

    Notizie dall’Iran
    Come sempre, quando c’è una situazione insurrezionale, le cose procedono con estrema rapidità. Nel giro di pochi giorni, il movimento si è radicalizzato e ho riscontrato una svolta importante nelle vie di Teheran, ieri : i manifestanti hanno gridato “Abbasso Khamenei”. Costui è la “guida suprema”, il sostituto di Khomeiny e si presume che sia al di sopra dei partiti e delle controversie interne al regime. Ora, come si sospettava, ha sostenuto chiaramente Ahmadinejad nella sua predica settimanale di venerdì a Teheran. E da ieri le forze dell’ordine hanno intensificato la repressione. Ci sono stati molte decine di morti ieri per le pallottole, ma anche nelle città di provincia. E anche centinaia d’arresti nelle strade.
    Che succede? Torniamo indietro. Non farò la storia degli ultimi trenta anni (1979 : instaurazione del regime islamico in Iran dopo la fuga dello scià). Occorrerebbe un libro per questo, e più tempo. Per ora, dato che è urgente, ecco i punti essenziali da ricordare ai giovani e alle donne e gli uomini che non se ne ricordano più o che non hanno seguito gli avvenimenti in Iran da qualche decennio.
    Bisogna tenere sempre a mente che l’Iran è un paese produttore di petrolio. E’ il filo rosso di tutti gli avvenimenti politici importanti in Iran da più di un secolo. La fuga dello scià nel 1979 è collegata alla scadenza del contratto con un consorzio di compagnie petrolifere. Lo scià e la sua banda volevano un nuovo contratto, più a loro favore. L’amministrazione Carter/Brzejinski l’ha “aiutato” a cadere, dato che il malcontento popolare non ha bisogno di molto per esprimersi, dopo anni di dittatura nera dal colpo di stato del 1953.
    Il regime della repubblica islamica non è un regime anticapitalista.
    Quelli che lo sostengono col pretesto che è un regime antimperialista a causa del suo apparente antiamericanismo, ingannano i loro popoli : il regime di Castro, Chavez, ecc. Dalla presa del potere nel 1979, dopo aver cavalcato un ampio movimento popolare disorganizzato, data l’assenza o la grande debolezza delle organizzazioni politiche di ogni idea (comunisti, socialisti, ecc.), decimate dalla dittatura dello scià, i dirigenti del regime non hanno cessato di reprimere nel sangue tutti i movimenti sociali, sindacali e politici. Quello che accade oggi nelle vie di Teheran e nelle altre città, è la sintesi di trent’anni di manifestazioni, di proteste, di scioperi repressi nel sangue.
    Il regime islamico in Iran è composto da fazioni diverse che non vanno tanto d’accordo (eufemismo). Da trent’anni, la lotta per il potere non è cessata. All’estero, li descrivono come moderati, radicali, ecc. Ma sono tutti d’accordo nel preservare il sistema capitalista e nel depredare il popolo. Il primo colpo di stato in seno al regime ebbe luogo nel 1981: il governo di Bani Sadr fu cacciato da un primo colpo di stato. Questi, e anche i Moujahedin (islamisti oppositori del regime ) dovettero andare in esilio.
    Ciò che succede oggi era prevedibile. Dalla prima elezione di Ahmadinejad, quattro anni fa, correvano voci, sempre più forti in questi ultimi mesi e settimane, che segnalavano l’intenzione della fazione Khamenei/Ahmadinejad d’organizzare un colpo di stato per metter fine alla repubblica e instaurare un regime islamico “non democratico”. Nel senso che le mascherate elettorali e simili, che giustificavano un sedicente regime repubblicano, non avrebbero più avuto motivo di esserci.
    La fazione “di opposizione” diretta da Rafsanjani (ex presidente della repubblica islamica) con Moussavi come pupillo e candidato, non è né più democratica, né meno capitalista. La famiglia di Rafsanjani è una delle più ricche dell’Iran. Tutta questa gente, ayatollah e consoci, si sono arricchiti grazie alla manna petrolifera a spese dei lavoratori iraniani che, in questi ultimi anni, hanno avuto sempre più difficoltà a sbarcare il lunario. Moussavi, il candidato dal colore verde, è stato primo ministro di Khamenei (anche lui presidente, ha rimpiazzato Khomeiny, al momento della morte, come guida suprema) dal 1981 al 1988. Anche lui ha le mani piene di sangue. Nel 1988, quando finì la guerra contro l’Iraq, Khomeiny ordinò il massacro di molte migliaia di prigionieri politici, alcuni dei quali erano in prigione da anni. Il regime temeva che, una volta scomparso il pretesto dell’unità nazionale (la guerra), il popolo si sarebbe rivoltato contro di loro per la resa dei conti.
    Dall’inizio (1979) e sempre più, ci sono stati scioperi operai, manifestazioni e ogni altra forma di protesta, innanzitutto proprio tra coloro che hanno accettato il principio di una repubblica islamica e la sua costituzione, ma anche presso gli operai, gli studenti, i salariati di ogni settore. Lo sciopero generale degli operai del petrolio qualche anno fa è stato seguito da tutti, e questi sono riusciti dopo molte settimane di sciopero generale, malgrado le repressioni e gli arresti dei dirigenti sindacali, a ottenere importanti aumenti salariali. Lo sciopero della compagnia dei trasporti pubblici, poco tempo fa, ha avuto una grande ripercussione (in Iran). I dirigenti sono stati arrestati, uccisi, esiliati, scomparsi.
    Si noti che i sindacati sono proibiti nella repubblica islamica. Solo il sindacato ufficiale “islamico” è autorizzato. Ciò non impedisce agli operai e ai salariati di creare clandestinamente i loro sindacati.
    Gli studenti in Iran sono sempre stati alla testa della protesta. Il movimento del 16 Azar (6 gennaio ) qualche tempo dopo il colpo di stato della CIA nel 1953, sotto lo scià, è stato represso nel sangue. E’ diventato un giorno di commemorazione. Nel 1999, scioperi e proteste degli studenti, sotto la presidenza di Khatami (descritto come un gentile moderato in occidente) sono finiti con l’assassinio di molti studenti, defenestrati dai mercenari del regime, nel campo universitario.
    Oggi, gli studenti e le studentesse sono di nuovo in strada. Gli assassinii di manifestanti nelle vie, ieri, erano diretti principalmente contro studentesse e studenti, intorno al Campus universitario di Teheran. E’ là che Neda, una giovane studentessa, è stata assassinata dalle pallottole, sotto gli occhi di tutti. Questa notte, il nome della strada è stato cambiato dai manifestanti : la via Amir Abad è diventata via Neda.
    Le ultime notizie che ho ricevuto parlano degli arresti in tutte le città e degli scioperi che cominciano.
    Il primo numero d’un giornale che si chiama “La Strada” è uscito questa mattina. Racconta gli avvenimenti : Gli operai della fabbrica automobilistica “Iran Khodro” hanno cominciato uno sciopero a turni da giovedì 18 giugno. Ecco la traduzione del loro volantino:
    “Constatiamo oggi che l’intelligenza del popolo è insultata, il loro voto ignorato, la costituzione calpestata da questo governo. E’ nostro dovere unirci al movimento popolare. Noi, operai della “Iran Khodro”, abbiamo deciso di procedere a interruzioni del lavoro di mezzora ogni turno, per protestare contro la repressione degli studenti, degli operai e delle donne, e il fatto che si ignori la costituzione, ed esprimere la nostra completa solidarietà col movimento popolare iraniano :
    Turni del mattino e della sera : dalle 10 alle 10, 30.
    Turni di notte : dalle 3 alle 3,30
    Quart de nuit : de 3H à 3H30.
    I lavoratori dell’Iran Khodro,
    16 giugno 2009″
    I dormitori universitari sono stati attaccati dai “civili” (così il popolo iraniano chiama gli agenti del regime in abiti civili) e arrestati. Giovedì (18/06/09) i responsabili delle università hanno dato le seguenti informazioni : dal primo giorno del colpo di stato, gli studenti sono stati i primi nel mirino dei responsabili del colpo di stato e delle forze armate del regime. 150 studenti arrestati nell’università della città di Babol, 300 studenti arrestati nel campus universitario di Teheran, attacchi ripetuti contro i campus di Isfahan, Tabriz, Zahedan, Machhad, Oroumiyeh, ecc. Gli studenti della facoltà di Belle Arti dell’università di Teheran si sono messi in sciopero senza limiti di tempo.
    Gli slogan nei manifesti si sono radicalizzati. Gli iraniani non si lasciano ingannare sull’identità di Moussavi (leader degli oppositori, secondo certi media occidentali). Sanno che dentro il sistema non c’è grande speranza di cambiamento. Votando per lui, volevano avere un pochino d’aria per respirare. Il volantino degli operai dell’Iran Khodro parla ancora di rispetto della costituzione. Ma gli ultimi avvenimenti hanno provato che non c’è speranza di cambiamento in seno al regime. Dunque si stanno radicalizzando. Da qualche giorno si sentono slogan che non c’erano i primi giorni : « Abbasso il dittatore , Morte a Khamenei, ucciderò chi uccide mio fratello » … Il popolo riprende sempre più slogan di trent’anni fa contro la dittatura dello scià.
    Moussavi e la sua cricca sperano di prendere il potere cavalcando questa ondata di proteste. La “rivoluzione di velluto” che si aspetta, somiglia curiosamente alle “rivoluzioni di velluto” che si sono viste negli paesi ex socialisti questi ultimi anni, come la rivoluzione arancione in Ucraina. I metodi sono gli stessi: si fanno correre voci di un colpo di stato prima delle elezioni, si fa correre la voce che le elezioni saranno truccate, si sceglie un colore che rappresenti l’opposizione, si scrive alle autorità per denunciare la frode e chiedere nuove elezioni,… Bisogna dunque essere molto prudenti e tener conto della differenza tra il malcontento popolare, reale, e coloro che cercano e prevedono di approfittarne per prendere il potere. Ci sono dunque due livelli negli avvenimenti di questi giorni: la guerra dichiarata tra le frazioni del regime da un lato e il malcontento popolare dopo 30 anni di dittatura islamica nera. Niente assicura che il popolo sarà vincitore. La ragione principale: quelli che sono nelle strade appartengono a classi sociali diverse. Sono d’accordo nell’essere contro l’attuale regime, ma non c’è alcun accordo su cosa fare se questo regime cade. Le organizzazioni politiche all’estero (filocapitaliste in maggioranza), aspettano solo di ritornare in Iran e prendere il potere. All’interno, non ci sono ancora partiti rivoluzionari organizzati, ma piccole organizzazioni politiche, associative, ecc.
    Cosa possono fare i compagni francesi per esprimere la loro solidarietà internazionale tra tutti i lavoratori : volantini di solidarietà e di sostegno da parte degli operai, quelli che hanno ancora il lavoro e quelli che stanno per essere licenziati (Continental, …), scioperi o fermate del lavoro a turno diffusi dai media perché giungano alle orecchie degli operai e dei salariati iraniani. Adesso è importante per gli Iraniani, ma anche così si costruisce la solidarietà internazionale tra i lavoratori. E’ il momento propizio per cercare di costruirla, non solo con gli operai europei, ma anche con gli operai dei paesi industrializzati del Medio Oriente. I lavoratori iraniani hanno una coscienza politica molto elevata. La solidarietà degli operai, insegnanti e altri salariati qui darà loro coraggio e speranza. Operai francesi e iraniani : stessa lotta !
    Se avete amici e contatti nelle fabbriche, cercate di far passare ciò. E’ essenziale. E’ così che si costruisce la rivoluzione. Facciamo conoscere il movimento di protesta di un popolo oppresso.

    A proposito della manifestazione degli iraniani a Parigi
    Gli organizzatori avevano bandiere e nastri verdi come i partigiani di Moussavi in Iran. Tra quelli che hanno preso la parola (del resto, non si è sentito niente perché non s’erano portati i megafoni), c’erano persone conosciute come :
    - Makhmalbaf, cineasta iraniano conosciuto in Europa. Era un fervente partigiano della repubblica islamica e membro del comitato di censura delle opere cinematografiche agli inizi del regime islamico.
    - Abdolkarim Lahiji : pensionato dell’Ufficio Francese della Protezione dei rifugiati e degli apolidi, e membro del comitato dei diritti dell’uomo in Iran, anticomunista.
    - Marek Halter (guardate su Wikipédia)
    - Il presidente di SOS racisme…
    Gli organizzatori, che portavano nastri e altri tessuti verdi gridavano “Abbasso il dittatore ” senza nominarlo. E’ la ripresa dello slogan dei manifestanti in Iran prima della predica della “guida suprema” che ha ordinato il massacro degli oppositori. Da sabato gli oppositori gridano chiaramente “Abbasso Khamenei”. Qui, erano nella linea di Mussavi che spera ancora di ottener il sostegno della “guida”. Verso la fine della manifestazione, oppositori di sinistra di cui non conosco l’appartenenza hanno gridato “Abbasso la repubblica islamica ” e “Libertà per i prigionieri politici”. I fautori della “rivoluzione di velluto verde” li hanno abbondantemente fischiati subissati di urla. Ho discusso con alcuni e ho detto loro che dicevano morte al dittatore (Ahmadinejad) ma che avevano un atteggiamento da dittatori contro quelli che gridavano abbasso la repubblica islamica. Mi hanno risposto che bisognava dire la stessa cosa che in Iran. Ho risposto che in Iran sono trent’anni che la gente grida abbasso la repubblica islamica, che Moussavi ha assassinato migliaia di prigionieri politici in Iran. Mi hanno ordinato di lasciare la manifestazione, anche se non gridavo niente e ho solo discusso per mostrare il mio disaccordo col loro atteggiamento antidemocratico.
    C’erano molte discussioni e disaccordi in tutta la manifestazione. I “verdi” non cessavano di affermare che bisognava tacere le divisioni. Proprio come nel1979, i partigiani di Khomeiny, prima della conquista del potere da parte di quest’ultimo, impedivano alla gente di discutere.
    Ecco, allora, quando vedrete manifestanti iraniani all’estero, sappiate che coloro che portano nastri verdi e bandiere tricolori, odiano gli operai e i lavoratori iraniani, e che anche qui, nelle strade di Parigi, non sopportano che non si sia d’accordo con loro Sappiate anche che questi piccoli borghesi non rappresentano tutto il popolo iraniano, ma rappresentano effettivamente una parte delle classi medie e agiate che hanno partecipato alle manifestazioni di questi ultimi giorni.

    da Convergences Révolutionnaires
    e pubblicato su

    http://www.sottolebandieredelmarxismo.it

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