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Europee, la scelta dell’imbarazzo, ecco le perle da tutte le liste

Parlamento Terminate le indiscrezioni, le liste dei candidati per le elezioni europee dei prossimi 6 e 7 giugno hanno da ieri il crisma dell’ufficialità.

Eccole divise schieramento per schieramento.

Destra

Gli ultimi a comunicare i nomi erano anche i più attesi: i tre “coordinatori” (novella razza di cani da compagnia) del PdL Bondi, La Russa e Verdini hanno tenuto in serata una conferenza stampa congiunta dopo le polemiche sulla ventilata presenza di diverse stelline d’avanspettacolo. Delle tanto acclamate veline solo una ha passato la scrematura: Barbara Matera, ex “letteronza” e indimenticabile interprete di fiction di qualità (Don Matteo 6, Carabinieri 7). Quanto la bocciatura delle altre aspiranti Miss Parlamento sia dovuta alla sfuriata della signora Lario, non è dato sapere. L’offuscato onore delle soubrette verrà comunque riscattato dalle già rodate Elisabetta Gardini e Iva Zanicchi.
Tra gli altri nomi, dietro agli ineleggibili capolista Berlusconi e La Russa, compaiono l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini e l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. Che quando fece cadere Prodi, spinse al brindisi a base di champagne e mortadella Antonino Strano, che rimpolpa l’elenco dei candidati-condannati assieme a Vito Bonsignore. Già salito agli onori delle cronache anche Lucio Barani, che da sindaco di Aulla fece erigere una statua a Bettino Craxi, mentre da parlamentare risulta primo firmatario del ddl per equiparare repubblichini e partigiani, quello di cui il premier ignorava l’esistenza.

Gli alleati della Lega si affidano al segretario Bossi, che rinuncerà all’incarico, e agli euroceloduristi uscenti Mario Borghezio e Francesco Speroni.

Puro cartello elettorale quello de L’Autonomia: Mpa di Lombardo + La Destra di Storace + gli ex Udc di Pionati + i pensionati di Fatuzzo. Assieme ai quattro segretari spiccano i nomi di Vittorio Sgarbi (ma gli han detto che da questa legislatura gli italiani guadagneranno come tutti gli altri? Per pagare i debiti forse era meglio andare davvero alla Fattoria) e del colonnello dei Ris Luciano Garofano, che se volesse indagare sui suoi colleghi di schieramento avrebbe lavoro assicurato fino alla pensione.

Centro

Con poche risorse tra i volti celebri del piccolo schermo – giusto David Sassoli, che al Tg1 le veline non le presentava ma le leggeva – il Pd si affida ai riciclati di grido: una gran parata di ex, fossero sindaci come Sergio Cofferati e Leonardo Domenici o ministri, vedi Luigi Berlinguer e Paolo De Castro.
Tra i nomi meno compromessi, la star dell’ultimo congresso Debora Serracchiani e le paladine della lotta a mafia e camorra Rita Borsellino e Rosaria Capacchione. Se elette, fa tristezza pensare che non potranno sedersi tra i socialisti europei per colpa dei veti di Rutelli, Binetti e compagnia.

Novelli dipietristi candidati dall’Idv sono invece l’ex magistrato Luigi De Magistris, il filosofo Gianni Vattimo e Pino Arlacchi, uno dei padri nobili dell’Antimafia. Personaggi rispettabili, ma valeva la pena vendere l’anima al partito dei questurini in cambio di un seggio?

Tra i radicali poche sorprese: dietro a Marco Pannella, Emma Bonino e Marco Cappato, l’ex Prima Linea e segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia e le mogli di Piergiorgio Welby, Mina Schett, e Luca Coscioni, Maria Antonietta Farina.

Fa sensazione – e pure un po’ schifo – il ritorno di un Savoia sulla scena politica nazionale: Emanuele Filiberto, dopo la buca della richiesta di risarcimento causa esilio e i trionfi televisivi da ballerino, ha accettato la corte dell’Udc, che candida anche il fu infedele Magdi Allam, il golden boy democristiano Gianni Rivera e il sempiterno Ciriaco De Mita.

Sinistra

I cocci dei professionisti del settarismo si riuniscono in un paio di raggruppamenti (naturalmente mantenendo ciascuno la propria sigletta) nella speranza, probabilmente vana, di superare la soglia del 4%.

Sinistra e Libertà – che unisce Sinistra Democratica, Verdi, Socialisti e l’Mps di Nichi Vendola – piazza come capolista “di facciata” il governatore della Puglia. In lizza per Strasburgo invece l’altro leader Claudio Fava, la reporter Giuliana Sgrena, la leader gay Imma Battaglia, il vignettista Sergio Staino (già fondatore del Pd), l’attore Bebo Storti.

La lista anticapitalista che accorpa Rifondazione, Comunisti Italiani, Consumatori Uniti e i fuoriusciti ds capeggiati da Cesare Salvi, dietro ai capolista Vittorio Agnoletto, Oliviero Diliberto, Lidia Menapace e Margherita Hack, schiera anche Haidi Giuliani e lo scrittore Valerio Evangelisti.

Topi di fogna

Un paio di nomi celebri anche tra gl’impuniti di Forza Nuova: dietro al fondatore Roberto Fiore compaiono il prete dal saluto romano Giulio Tam e l’ex giudice Mario Sossi, che a Genova nel 1974 fu la prima vittima di un rapimento da parte delle Brigate Rosse, liberato dopo poco più di un mese. La clemenza non paga.

Pubblicato anche su cogitabondo.net

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