Celodurismo: le famiglie non pagano la retta, niente mensa per i bimbi immigrati
L’azienda che gestisce la ristorazione nella scuola di Pessano con Bornago, nel Milanese, lascia a digiuno 22 ragazzini (20 sono figli di immigrati, tra cui 14 rom): i genitori sono morosi. Il sindaco: "Se non pagano, è giusto che non abbiano il servizio". Le maestre, indignate, ogni giorno offrono ai ragazzi il proprio pasto
di Franco Vanni
Ventidue ragazzini senza piatto in tavola. Studenti delle elementari e delle medie, in maggioranza figli di immigrati. I genitori non pagano da mesi la cedola della mensa e una settimana fa la società di ristorazione ha tagliato il servizio. Nella scuola, l’istituto comprensivo di Pessano con Bornago, in provincia di Milano, scoppia la polemica contro il Comune, che si rifiuta di pagare quei pranzi. Le maestre offrono il loro pasto agli studenti, per non lasciarli senza cibo.
Il preside Felice Menna fa pressioni sul sindaco denunciando «una discriminazione inaccettabile e offensiva» e chiedendo che sia l’a mministrazione a pagare. Ma Giuseppe Caridi, primo cittadino eletto con il centrosinistra, non ci sta: «Le regole sono regole e le famiglie vanno responsabilizzate — dice — non pagano da anni sapendo che qualcuno lo farà al posto loro, adesso basta». La Dussmann Service srl, società di ristorazione con sede a Trento, ha crediti con le 1.027 famiglie della scuola per 28mila euro, accumulati quest’anno. Un buco cresciuto a furia di cedole non pagate. A febbraio, l’azienda ha inviato a scuola l’elenco delle famiglie morose da lunga data, annunciando per i loro figli l’i nterruzione dei pasti. Il debito è in media di 700 euro per ogni studente, la lista conteneva 59 nomi.
Da allora, molti hanno saldato ricorrendo a rate e aiuti comunali. Oppure, se l’orario scolastico lo consentiva, hanno rinunciato al servizio. Ma per 22 non c’è stato nulla da fare: sospesi per morosità. Quattordici sono rom e vivono in un campo autorizzato. Due soli gli italiani, gli altri sono stranieri di varia provenienza. Quasi tutti frequentano le elementari, un paio le medie. «Gli stranieri non riescono a pagare — dice il preside — perché non hanno aiuti, non avendo qui la residenza». Per la stessa ragione, qualunque sia la loro situazione economica, pagano 3.80 euro a pasto, il massimo. Un centinaio di genitori della scuola insceneranno una protesta in consiglio comunale.
«Andremo in aula e mangeremo panini — dice Simona Villani, mamma e portavoce del comitato — è una discriminazione scandalosa». Anche il direttore scolastico provinciale, Antonio Lupacchino, in una lettera al sindaco chiede «un ripensamento rispetto a scelte che creano forte disagio in minori incolpevoli», e annuncia la possibilità che la scuola interrompa il servizio mensa. Dura anche la posizione di FlcCgil: «La situazione è inaccettabile — dice il segretario provinciale, Attilio Paparazzo — la condotta del sindaco è incomprensibile». Caridi si difende: «Investiamo molto in assistenza — dice — ma siamo contrari all’assistenzialismo. Se potessimo, pignoreremmo alle famiglie televisori e auto anziché togliere il piatto ai bambini, ma i tempi delle esecuzioni sono troppo lunghi».
Per Dussmann Service srl parla Agostina Rossini, la responsabile territoriale: «Non facciamo altro che applicare il contratto con il Comune», taglia corto.
(28 aprile 2009)
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1624506
Marina Montacutelli su http://www.gennarocarotenuto.it
















Massimo di Sarno | 28 aprile 2009 21:32 | Rispondi
non riesco nemmeno a capire come si possa commentare una notizia del genere. Sarei felicissimo di scoprire che non c’è niente di vero in quello che ho appena letto, invece mi rendo conto che in quest’Italia orrori del genere sono possibili. E il guaio è che una amministrazione che si rifiuta di intervenire in un caso come questo guadagna voti e consensi. Sono stupido a pensare che una bella e sana crisi economica che travolga tutto e tutti non possa che essere salutare?
morenz | 28 aprile 2009 23:57 | Rispondi
Perché “celodurismo”?
Mi aspettavo l’ennesimo sindaco arrogante leghista e invece leggo che è del centrosinistra (ok: il celodurismo può non avere bandiera, ma….)
E poi leggo anche che i bambini Rom non sono presi di mira in quanto tali, ma perché le famiglie non pagano, come altre italiane.
Insomma: il titolo mi ha fuorviato.
Davide Bocci | 30 aprile 2009 08:40 | Rispondi
Non capisco quale sia la notizia per la quale dovrei rivoltarmi di indignazione. Anche io mi porto i panini nell’ora di pranzo quando sono al lavoro visto che i punti di ristoro di zona per le mie tasche sono troppo cari.
Questo genere di notizie e di indignazione popolare hanno lo stesso odore di quelle lanciate dai democristiani quando qualcuno profana un feticcio cristiano qualsiasi: vogliano alzare il clamore di un popolo insonne catalizzando l’attenzione su problemi inconsistenti.
Non stiamo parlando di mancato diritto alle cure per migranti che cerano una vita migliore e lasciati morire su una barca alla deriva, qui parliamo di vita spicciola…
Senza contare che dopo 40 anni di sacrifici per comprare una casa, quelli fatti da mio padre, la gente occupa le case popolari e vengono considerati eroi… ed io devo pagare anche per loro.
Questo è uno dei tanti motivi, a mio avviso, che ha lasciato la sinistra italiana a piedi: possibile che dopo aver lavorato un mese, dopo aver preso uno stipendio esiguo, dopo aver pagato tasse cui non vedono alcun servizio corrisposto, dovrei anche pagarne altre per dare da mangiare ai figli degli altri?
Se veramente qualcuno si sente indignato, penso che la tassazione volontaria sia la strada giusta, ovvero le “Fondazioni”…
Sig. Carotenuto, di tutto questo non mi dia del razzista o del berlusconiano, visto che non lo sono per niente, è solo buon senso, buon senso che qualcuno ha scordato e, politicamente parlando, la sta pagando cara.
Il popolo è stufo del buonismo.
Maurizio Guiducci | 30 aprile 2009 12:54 | Rispondi
Commento al commento…
Ovvero, l’iconografia della sconfitta del pensiero “di sinistra”.
Cito una mia citazione – da Luigi Magni – (fatemi giocare che sennò mi sparo): “bonanotte popolo!”