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OSTALGIA, nostalgia del socialismo reale

Contro il "virus del revisionismo" vi trasmetto questo articolo dell’amico Alberto Capra scritto per  "ORIZZONTI NUOVI"

Il fenomeno dell’ostalgia, lo sguardo nostalgico verso la vita durante il socialismo reale, esprime una memoria collettiva in contrasto con la memoria culturale ufficiale degli Stati dell’ex blocco sovietico oggi nell’Unione Europea.

Ostalgie in tedesco, ostalgia in italiano. E’ un neologismo che si riferisce alla nostalgia per la vita prima del crollo del muro di Berlino in Germania dell’Est, che si puo’ riferire agli altri paesi "ex-socialisti". Aggiunto nel 2008 al dizionario Zanichelli , etimologicamente deriva dalle parole tedesche Ost (est) e Nostalgie (nostalgia).Ostalgia si riferisce particolarmente alla vita quotidiana scomparsa dopo la riunificazione, sconfitta dal capitalismo e dalla cultura occidentale. Con il passare del tempo molti tedeschi orientali hanno iniziato a sentire la mancanza di alcuni aspetti delle loro vecchie vite e, partendo dal recupero di ogni tipo di testimonianza, hanno dato il via ad  un vero e proprio fenomeno di costume.

Chi soffre di “ostalgia” in Germania può rivolgersi ad un mercato di nicchia che propone prodotti simili a quelli in vendita fino a venti anni fa: sigarette marca Caro e Cabinet di Dresda, prodotti alimentari di marche della Germania Est e vecchi programmi della Tv statale in DVD. Esiste un discreto mercato per gli scoppiettanti motorini modello Schwalbe, prodotti in un’ex fabbrica di Stato della Sassonia, e per le vecchie macchine Trabant e Wartburg, le cui prime versioni sono considerate d’epoca. Gli ostalgici arrivano a ricordare che negli anni novanta la Trabant superò brillantemente il noto Test dell’Alce, a differenza della Mercedes Classe A che fu additata, allora, come auto insicura per essersi ribaltata in questo particolare slalom.

La parola Ostalgia viene utilizzata anche riguardo alla nostalgia per la vita sotto il sistema socialista in altri paesi dell’area ex-comunista. Leonello Boggero, ex coordinatore dell’Italia dei Valori in Polonia, ricorda ai tempi del blocco sovietico “la sicurezza, ma sopratutto la lentezza della vita con tanti raduni e feste: ogni occasione era buona per festeggiare”. La ridefinizione dei confini e delle identità ha portato però alla dissoluzione di altre memorie, fenomeno parallelo e contrario alla ostalgia. Dimenticate le rivendicazioni sindacali avanzate nel 1980 da Solidarnosc in Polonia, che portarono ad uno sciopero che per settimane aveva paralizzato la città di Gda?sk.

Di quel periodo rimane solamente una lapide di fronte ai cancelli dei cantieri navali di Danzica con la scritta “21 x Tak! – Solidarnosc” (in polacco significa “21 Sì! – Solidarietà”). Dimenticati in Lituania i 200.000 ebrei lituani scomparsi durante l’occupazione nazista tra il 1941 al 1944: a Vilnius, nota un tempo come Gerusalemme dell’Est, il Museo delle vittime del Genocidio non è dedicato all’Olocausto ma  all’occupazione sovietica. Nelle guide turistiche di Vilnius figura infatti anche come “museo del Kgb”, fondato nel 1992 con fondi Usa. Parimenti a Tallin, capitale dell’Estonia, il Museo dell’Occupazione è focalizzato sull’occupazione sovietica successiva alla seconda guerra mondiale e, pur dichiarandosi dedicato ai totalitarismi che hanno interessato questa nazione, finge di dimenticare il periodo nazista.
CAPRA ALBERTO

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