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Povero Abruzzo, dal terremoto al G8

Non bastava il terremoto. Non era sufficiente lo sciacallaggio televisivo a cui sono sottoposti gli abruzzesi dal 6 aprile. Non era abbastanza neanche avere riunito il consiglio dei ministri all’Aquila. Adesso anche il G8. E’ proprio vero che le disgrazie non vengono mai da sole.

Il consiglio dei ministri di oggi ha deciso che il vertice del G8, previsto per luglio alla Maddalena, si terrà all’Aquila. Una città devastata dal terremoto, con i cittadini che vivono in tendopoli e il personale che li aiuta impegnato giorno e notte tra mille difficoltà. Difficoltà che non vengono solo dalle carenze organizzative (di cui però non si può parlare) e dalle precarie condizioni ambientali e psicologiche in cui lavorano, ma anche dalla fanfara di chi passeggia tra le rovine per farsi riprendere dalle telecamere; sciacalli che viaggiano seguiti da un codazzo di guardie del corpo, servi, cortigiani e leccapiedi vari, che si muove come un elefante in una cristalleria. Una realtà che nei notiziari non traspare, ma che il personale impegnato sul posto conosce molto bene.
Non riesco neanche ad immaginare cosa possa significare portare una cosa come il G8 (che peraltro è una pagliacciata) in una situazione come quella dell’Aquila; devastazione su devastazione. Le immagini più scomode saranno accuratamente scansate dalla vista degli ospiti e delle telecamere, e il tutto verrà presentato come una tranquilla gita fuori porta.
"Risparmieremo così 220 milioni di euro, già destinati alla Maddalena che serviranno invece per la ricostruzione in Abruzzo." Se davvero volessero risparmiare soldi potrebbero cominciare fissando il referendum al 7 giugno.
"I no global non avranno cuore di ferire una città già colpita dal terremoto. Non credo proprio che avrebbero la voglia e la faccia di venire qui a manifestare in modo duro." Quindi gli sfollati diventano uno scudo umano: qualcuno avverta l’ONU.
"La Maddalena è fin troppo bella. Avremmo perfino avuto l’ausilio di una nave di lusso e sarebbe stato un G8 non consono alla crisi economica che attraversiamo." Se il lusso è un problema, perché Berlusconi non vende le sue molte proprietà e usa il ricavato per ricostruire L’Aquila? E poi Tremonti giusto domenica scorsa ha detto che la crisi sta passando.

A questo punto l’unica notizia buona sarebbe che gli abruzzesi decidano di avere avuto disgrazie a sufficienza, e comincino a cacciare a calci in culo questi sciacalli.

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