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Da Peace Reporter: “Abruzzo, forse sotto le macerie ancora tante vittime: i migranti irregolari che affittavano in nero”

Doriana Goracci inseriva ieri, come commento al suo articolo, una notizia che girava in rete “i morti che non vi dicono”.

Oggi Peace Reporter pubblica un articolo a conferma. In rete circola un filmato, ripreso di nascosto, dove un rappresentante della protezione civile dichiara che i morti “irregolari” ci sono.

Poi, ufficialmente, si minimizza. La notizia è purtroppo tragicamente attendibile (potrei dire attesa). In ogni caso, anche uno solo, sarebbe comunque uno di troppo. Anche solo dimenticarne uno…

Ma si sa, la Questura de L’Aquila ora si occupa di emergenze, non di affitti in nero.

Da Peace Reporter:

Mentre ancora è vivo il dolore per i funerali di Stato delle vittime del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, si fa strada un’inquietante possibilità.

Le vittime, infatti, potrebbero essere molte di più. Secondo il parere di un funzionario della protezione Civile italiana, ripreso da una telecamera nascosta, al momento è impossibile ipotizzare quanti migranti vivessero nel centro storico. “Almeno il 90 percento di quelle case erano affittate in nero”, dichiara il funzionario nel video postato sul sito ByoBlu e rilanciato in pochi minuti da YouTube e altri network online. il funzionario, del quale non si precisa il nome, si spinge ad affermare che le vittime potrebbero essere in totale quasi quattrocento.

Agostino Miozzo, dirigente della protezione civile, così commenta – per PeaceReporter – il video: “E’ possibile certamente che ci siano altre vittime sotto le macerie, e che tra queste ci siano immigrati irregolari. I cani e gli altri strumenti che la protezione civile utilizza non indicano però una presenza tanto grande di persone rimaste sepolte. L’Aquila è una piccola città, in cui tutti si conoscono e tutti sanno di tutto. Il fenomeno dell’immigrazione irregolare non è massiccio come può esserlo in città come Napoli o Milano o Roma, tenderei ad escludere quindi che le cifre siano quelle fatte da chi, non sapendo di essere filmato o registrato, si esprime in libertà e in una situazione di stress e fatica enormi”.

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