Menu 2

Dicembre 1980: il terremoto nel meridione.

berlinguer1 Intervista all’onorevole Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano.

"I ministri hanno detto che questo non è il tempo della polemica, ma dello sforzo unitario e della solidarietà di fronte alla catastrofe. Se questo ammonimento era rivolto a noi, hanno sbagliato indirizzo.

Infatti non si può nemmeno paragonare ciò che i comunisti hanno fatto e stanno facendo (abbiamo mobilitato migliaia e migliaia di militanti, tutte le nostre organizzazioni, al Sud come al Nord, abbiamo impegnato la Direzione e il Comitato centrale in un grande sforzo di idee e di proposte) con ciò che stanno facendo altri partiti. E tutto questo con assoluto disinteresse, ricercando l’unità e la fratellanza con tutti gli uomini di buona volontà.
Ma il governo, evidentemente, chiede un’altra cosa che sarebbe assurdo concedergli: vuole che non si parli delle responsabilità.

Il terremoto ha scosso gli italiani non soltanto per la immensità della tragedia umana, ma per il fatto che esso ha messo a nudo il punto estremo di contraddizione tra la condizione dello Stato e le esigenze più elementari del paese.

Sono riemerse le responsabilità storiche per la decadenza e il saccheggio delle zone interne del Mezzogiorno, si è riproposta sotto una luce drammatica l’intera questione meridionale, che i teorici della «modernità» consideravano ormai accantonata per sempre.

[…]

Anch’io mi domando se ora, dopo il disastro, ci si rende conto dei problemi che il paese dovrà affrontare per la rinascita di quelle zone, e soprattutto delle novità che si dovranno introdurre in tutta la concezione dello sviluppo nazionale.

Perché il problema più grave non sarà il reperimento delle risorse da destinare al Sud, ma il loro impiego: a quale fine, attraverso quali strumenti, con quali garanzie che non si ripeterà un Belice moltiplicato per cento, con quali forme di partecipazione popolare e di controllo democratico? E con quali mezzi di prevenzione e di repressione dell’ assalto clientelare e mafioso alla greppia degli stanziamenti pubblici?

E un’ occasione storica, si è detto, per il Mezzogiorno. È vero.

Ma a una condizione: che questa volta si dia davvero un colpo al vecchio sistema di potere. Altrimenti l’umiliazione e la rabbia per una ricostruzione fallita non sarebbero solo del Mezzogiorno, e provocherebbero una rottura nella compagine nazionale".

Chissà cosa direbbe, oggi, Berlinguer, vedendo gli eredi del suo partito, gli eredi di quella classe dirigente che tanto aveva combattuto nel nome della "questione morale", tacere su queste questioni. Chissà cosa direbbe venendo a sapere che fino all’altro ieri erano proprio questi "democratici" che avevano la tessera del Pci ma comunisti proprio non erano, a tenere in vita una giunta poi abbattuta dalle accuse di corruzione, truffa e associazione a delinquere.

Una giunta sostenuta da partiti che negli ultimi quindici anni hanno governato per quasi dieci, senza mai trovare il tempo di dare un’occhiata alla costruzione del nuovo ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Una costruzione cominciata nel 1972 e finita poi, fra il 1991 e il 2002 dall’Impregilo (la stessa società che si occupa della Salerno – Reggio Calabria) che però ci tiene a precisare che "noi non abbiamo lavorato a nulla che sia strutturale riguardo l’ospedale de L’Aquila […] L’ospedale ha iniziato la costruzione nel 1972, mentre noi abbiamo vinto una gara nel 1991, quando l’intera struttura era già stata tirata su. Il nostro compito, con diversi stralci durato fino al 2002, è stato quello di realizzare gli impianti sussidiari: pavimenti, bagni, impianti elettrici e meccanici, mobili, opere di cintura. Ma non ho idea di chi abbia precedentemente realizzato la struttura".

Una giunta, quindi, che non ha avuto niente da dire su un ospedale, con una struttura edilizia vecchia di più di vent’anni, inaugurato come nuovo appena sei anni fa.

Un ospedale che tre giorni fa, insieme a tanti altri edifici pubblici "all’avanguardia", è crollato come se fosse fatto di cartapesta.

Adesso ci sarà la ricostruzione. Pioveranno sulla regione tanti altri milioni di euro.

Ma stavolta, caro Enrico, non ci sono più nemmeno i "comunisti" ad insinuare perlomeno il dubbio che ci sia qualcosa da cambiare, che ci sia da fare i conti con la "questione morale".

Mattia Nesti.

, , , , , , , , , , , , ,