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Tony Chiacchieroni

Per una conferenza di mezz’ora nelle Filippine l’ex premier britannico Tony Blair ha guadagnato 200.000 euro. L’invidia è pari solo alla curiosità. Cos’avrà detto di così memorabile, l’oratore dal profilo di faina, per meritarsi un compenso che Kakà raggiunge in ben dieci giornate di duro lavoro? Il titolo della relazione non migliora la comprensione del mistero: «Il leader come costruttore di nazioni durante la globalizzazione». Accipicchia. Una tisana all’eucalipto sarebbe stata altrettanto sedativa, ma molto meno cara.

Davvero non capisco come mai la gente del Terzo Mondo, ma anche del Secondo e del Primo, sia disposta a sprecare certe cifre per ascoltare dei potenti in pensione che, lungi da rivelare i loro segreti (quelli li riservano alle autobiografie, pagate ancora meglio), inanellano una serie stupefacente di ovvietà. Per anni Bill Clinton, il cui tassametro è di poco inferiore a quello di Blair, collezionò conferenze a pagamento sul futuro del capitalismo e non una volta che avesse fatto cenno alle trappole in cui il capitalismo si sarebbe poi andato effettivamente a ficcare. Forse perché a porne le basi, con una legge che consentiva alle banche di trasformarsi in operatori di Borsa, era stato proprio lui.
Una cosa, però, forse l’ho capita. Per quale motivo soltanto da noi i politici restano aggrappati alla cadrega fino all’estrema unzione. Semplice: nessuno li invita nelle Filippine, ma nemmeno a Bellinzona, a tenere delle conferenze. E sì che, per parlare del nulla, meglio di loro non c’è nessuno.

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