Friday 10 February 2012, 00:00

The Guardian: "Italia: l’ombra del fascismo"

L’obiettivo centrale di Silvio Berlusconi come primo ministro italiano ormai non sembra più sorprendere e lasciare dubbi. Dal suo ingresso nel vacuum politico creatosi nel 1993 a causa del contemporaneo scandalo sulla corruzione governativa e del collasso del comunismo italiano, Mr. Berlusconi ha usato la sua carriera politica e il suo potere per proteggere se stesso e il suo impero mediatico dalla legge. Durante il più lungo dei suoi tre periodi in carica come primo ministro, Mr. Berlusconi non solo ha consolidato la sua già forte influenza sull’industria dei media italiana – oggi ne possiede circa la metà – ma ha speso un intera legislatura per garantirsi l’immunità. La legge è stata ritenuta incostituzionale ma la nuova elezione di Mr. Berlusconi, che lo riportato in sella lo scorso anno, gli ha permesso di portare a termine con successo il progetto di legge.

Il successo di Mr. Berlusconi sta in parte nella sua audacia ma dipende molto dalla profonda debolezza dei suoi oppositori. La sinistra italiana, in particolare, ha fallito nella costruzione di un efficace forza di opposizione. Eppure l’ultima mossa di Mr. Berlusconi – far confluire tutto nel suo nuovo blocco, il Popolo della Libertà, realizzatosi ieri, il proprio partito Forza Italia e quello di Alleanza Nazionale che nasce direttamente dalla tradizione fascista di Mussolini – potrebbe lasciare un segno permanente sulla vita pubblica italiana più di qualunque altro evento popolustico del passato.
Diversamente dal dopoguerra Tedesco, il dopoguerra italiano non si è mai propriamente confrontato con il suo immediato passato fascista. Quindi mentre il neofascismo Tedesco non si è mai seriamente riaffacciato sulla scena politica in Germania, in Italia ci sono stati elementi importanti di continuità – leggi e regolamenti ereditati dall’era Mussolini e la rinascita, nell’immediato dopoguerra, del rinominato partita Fascista – malgrado l’apparente cultura pubblica antifascista adottata dal governo italiano. Queste continuità sono diventate sempre più forti. È un giorno di vergogna per l’Italia.
Tuttavia, AN ha scritto 60 anni di storia. Il suo leader, Gianfranco Fini, ha tradito i vecchi credo politici e ha portato il partito verso il centro. Ha lavorato per più di 15 anni come alleato di Berlusconi. Parla dell’importanza del dialogo con l’Islam, denuncia l’antisemitismo e si rivolge ad un italia multietnica – posizioni che Mr. Berlusconi, con il suo populismo anti-rom e le sue campagne anti-immigrazione, le sue esternazioni di razzismo-soft, sembrano fermamente combattere.
Malgrado le sue origini liberali, l’Italia moderna è storicamente un paese di destra. Eppure è shockante pensare che uno dei leader di governo che siederà all’incontro dei 20 di Londra per il summit economico in agenda per questa settimana è colui che ha ricostruito la sua base politica dalle fondamenta portandosi dietro i fascisti ed è colui che ritiene che la destra gli dia diritto di restare al potere per generazioni.

Editorial
• The Guardian, lunedì 30 Marzo 2009 – Traduzione italiana di Leandra Negro

Italy: Fascism’s shadow

Silvio Berlusconi‘s central objective as Italian prime minister has long appeared to be dazzlingly and shamelessly obvious. Ever since he strode into the political vacuum created in 1993 by the simultaneous government corruption scandal on the right and the collapse of Italian communism on the left, Mr Berlusconi has used his political career and power to protect himself and his media empire from the law. During the longest of his three periods as prime minister, Mr Berlusconi not only consolidated his already strong grip on the Italian media industry – he now owns around half of it – but passed legislation granting him immunity from prosecution. Then, when that law was ruled unconstitutional, the newly re-elected Mr Berlusconi brought it back in a new guise last year and has had it successfully signed into law.

Mr Berlusconi’s success owes something to his own audacity and quite a lot to the deepening weakness of his opponents. The Italian left, in particular, has failed to mount an effective opposition. Yet Mr Berlusconi’s latest action – the merger into his new People of Freedom bloc, completed yesterday, of his own Forza Italia party with the Allianza Nazionale which derives directly from Benito Mussolini’s fascist tradition – may leave a more lasting mark on Italian public life than anything else the populist tycoon has done.

Unlike postwar Germany, postwar Italy never properly confronted its own fascist legacy. As a result, while neofascism has never seriously resurfaced in Germany, in Italy there were important continuities – inherited Mussolini-era laws and officials and the postwar rebirth of the renamed Fascist party among them – in spite of Italy’s nominally anti-fascist public culture. Those continuities have just become stronger. It is a day of shame for Italy.

Nevertheless, the AN has come a long way in 60 years. Its leader, Gianfranco Fini, has discarded the old political garments and led his party towards the centre. He has worked for more than 15 years as Mr Berlusconi’s ally. He talks about the need for dialogue with Islam, denounces antisemitism, and advocates a multi-ethnic Italy – positions which Mr Berlusconi, with his populist anti-gypsy and anti-immigrant campaigns and his fondness for soft-core racism, would struggle to match.

Despite its distant liberal origins, modern Italy is historically a rightwing country. Yet it is a very shocking thought that there will be one head of government among the 20 world leaders at the London economic summit this week who has now rebuilt his political base on foundations laid by fascists and who claims that the right is likely to remain in power for generations as a result.

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/mar/30/silvio-berlusconi-fascism-italy-g20



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