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14 miliardi per 131 cacciabombardieri

No F-35
Questo dovrebbe suggerirci che cosa pensare di chi dice che per uscire dalla crisi dobbiamo lavorare di più, o magari sposare suo figlio, o magari investire in titoli di Stato. Si tratta sempre della stessa persona, quella che non ha i soldi per un programma di ammortizzatori sociali appena appena ambizioso, che vuole tagliare sui servizi, anche quelli di base (vedi la scuola), che fa la divisione aziendale (bad companies ai cittadini, good companies agli amici), presentandosi come il Salvatore, esattamente come quell’altro che, però, i pani e i pesci li moltiplicava, non li divideva.

Questo dovrebbe suggerirci che forse il nostro amato disinteresse nazionale per quanto ci circonda, sorretto dalla convinzione che tanto alla fine tutto s’aggiusta, che una soluzione si trova sempre, basta sapersi arrangiare, è del tutto inadeguato a permetterci di affrontare il futuro.More...

Questo dovrebbe convincerci almeno a pretendere un’operazione di chiarezza ideologica: restituire al ministero della Difesa il nome che veramente dovrebbe spettargli, quello di ministero della Guerra.

«Questo» è la notizia che il governo italiano si appresta a spendere 14 MILIARDI di euro per acquistare (e contribuire a produrre) 131 cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighters (aerei d’attacco in grado di trasportare testate nucleari, del tutto inutilizzabili dalla nostra aviazione o utlilizzabili soltanto in aperta contraddizione con l’articolo 12 della Costituzione, che ammette la guerra soltanto a scopo difensivo). Proprio oggi il governo chiede al parlamento un «parere» in merito alla prosecuzione del programma. Scommettiamo che il parere sarà positivo?

Secondo Giulio Marcon e Massimo Paolicelli, della Campagna Sbilanciamoci, 14 miliardi di spesa in 15 anni sono «l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce – vista l’attualità – l’indennità di disoccupazione (quella prevista dal governo) per 80 mila precari». «Qui la "sicurezza nazionale" o la "funzinalità delle nostre Forze Armate" non c’entra niente», dicono ancora: «è solo un gioco di interessi convergenti (business dell’industria bellica nazionale, autoconservazione corporativa delle Forze Armate, difesa di uno status internazionale peraltro assai dubbio, ecc) a spingere il governo e il parlamento in una direzione completamente sbagliata. Quella del riarmo e dell’irresponsabilità sociale». [leggi tutto l’intervento]

Contro il progetto del governo (che era naturalmente già del guerrafondaio governo Prodi), Sbilanciamoci ha lanciato un appello, al quale è possibile aderire scrivendo a info[chiocciolina]sbilanciamoci.org e scaricando l’appello dal sito. Oltre al modello basato sul riarmo e allo sperpero di denaro pubblico, il progetto comporta anche un aumento delle servitù militari, perché prevede che la costruzione di parte del velivolo avvenga in Italia, precisamente a Cameri in provincia di Novara. Dov’è nato un forte movimento, al cui sito rimando. Personalmente, avevo partecipato a una manifestazione No F-35 a Novara, due anni fa; rimando all’articolo con le foto. Secondo i sostenitori del progetto, naturalmente, si tratta di un’opportunità per il novarese, in grado di portare 10 mila nuovi posti di lavoro. Si parla invece di appena 200 assunzioni a Cameri e di un indotto di 800 persone, un po’ poco per una spesa di 14 miliardi di euro.

[da Mario Badino]

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