Il peso del debito
Vista l’enormità del debito pubblico italiano occorre prendere atto che una variazione di 1-2 punti della tassazione e/o imposizione fiscale dei redditi sono pannicelli caldi. Il debito non scenderà mai, e il fatto che non scenda sarà sempre un’arma di ricatto contro qualsiasi ipotesi vera, e non finta, di miglioramento della situazione economica della maggior parte dei cittadini.E la scuola e tutta la spesa pubblica (il welfare) sarà sempre oggetto del ricatto delle compatibilità di bilancio.
Ecco la mia piccola proposta: una enorme riduzione del debito pubblico al 60%, come Germania e Francia. Chi fornisce le risorse? Una straordinaria imposizione sui patrimoni e non sui redditi. Magari una gradualità, qualche anno anziché in un colpo solo nelle imposte sui patrimoni potrebbe essere meglio , ma il fatto che esistano imposte solo sui redditi dichiarati non tocca chi ha patrimoni ma non redditi dichiarati e mi pare ingiusto che siano sparite del tutto le imposte sulle eredità e sulle case. Nel 1979 il rapporto debito pubblico/PIL era il 62%, oggi circa il 110%. Da allora la distribuzione del reddito si è spostata continuamente e impietosamente a favore di rendite e profitti e in sfavore del lavoro dipendente; per questo motivo si può rigettare come priva di fondamento la teoria secondo la quale la crescita del debito pubblico produca miglioramenti per le classi meno agiate, se vediamo che gli effetti finali sono spostamenti dei redditi verso profitti e rendite e concentrazioni di ricchezze sempre più estreme.
I soggetti colpiti saranno quelli che negli ultimi 30 anni hanno potuto accrescere i patrimoni, grazie al fatto che i redditi da lavoro dipendente e precario sono stati tenuti bassi e sono stati spesi comunque in modo tale da aumentare in modo crescente e a livello da quarto mondo rendite e profitti.
Manca la risposta alla domanda principale, chi ha il coraggio di fare questo?
Prima che l’uscita dall’euro sia irreparabile e l’Ucraina e la Bielorussia, senza offesa per loro, diventino i nostri riferimenti?
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Mario | 25 marzo 2009 10:09 | Rispondi
Devo dire, onestamente, che non mi sento anziano, la forma fisica, per fortuna, mi assiste ancora e porto con disinvoltura i miei 53 anni. Ciò nonostante rievocando i ricordi della mia giovinezza in merito alla interpretazione politica della realtà corrente non posso non notare una totale differenza rispetto alla situazione attuale. “Ai miei tempi”, come si dice, era molto chiara, netta e distinta la differenza di classe tra l’elite e la borghesia (alta, media e bassa), tra la borghesia ed il proletariato e via discorrendo e la conseguente e necessaria “lotta di classe”. Un’affermazione come “Chi fornisce le risorse? Una straordinaria imposizione sui patrimoni e non sui redditi” che ho letto nel post sarebbe stata archiviata come una speranza un po’ puerile nel buon cuore della classe al potere, una delle speranze destinate a rimanere tali come testimonia la storia degli ultimi secoli. Però, evidentemente, se c’è chi scrive così e soprattutto se c’è chi pubblica tali post, di cui nutro la massima stima, significa che è necessaria una certa rivisitazione delle mie convinzioni politiche; nel corso degli anni mi devo essere perso qualche passaggio importante, sono capitato in un’epoca in cui basta chiedere a chi è arroccato su una poltrona se, gentilmente, può farsi da parte e lui, altrettanto gentilmente, risponderà con un “prego, si accomodi”. Strano … si vede che questa prassi deve ancora diffondersi ai livelli più bassi della popolazione perché quando sono sull’autobus devo quasi sempre assistere (e a volte intervenire) a situazioni in cui il giovane resta comodamente seduto di fronte a malferme vecchiette che, in piedi, non osano nemmeno reclamare il loro diritto. E’ terribilmente evidente che il problema del secolo sarà la ridistribuzione dei redditi, sembra infatti che l’ingordigia di pochi appartenenti al genere umano sia andata un po’ oltre e la pulce che succhia il sangue stia correndo il rischio di ammazzare il cane o, forse, di farlo inca**are troppo !