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Néstor, Cristina e Catamarca

L’8 marzo nella provincia argentina di Catamarca si sono celebrate le elezioni per il ricambio dei deputati al governo provinciale e di altre cariche di carattere locale: il primo scoglio elettorale con l’ex presidente Nestor Kirchner alla presidenza del partito Justicialista. Questa election day locale è stata vissuta dai K come il primo duello nazionale di quest’anno elettorale. Nonostante le alleanze con vecchi avversari politici, nonostante le sfilate di buona parte del governo alla provincia del nord argentino, nonostante il comizio di chiusura del grande capo in persona, Catamarca ha scelto altro. Nemmeno le ormai consolidate pratiche clientelistiche hanno dato i suoi frutti: lo sperimentato Ishii, intendente della località bonaerense di José C Paz, esperto in elezioni –come si suol dire- “aiutate”, non è riuscito a influenzare con la sua sapienza il voto dei catamarqueños. (Ishii è stato talmente bravo nel 2007, che il caso di José C Paz è arrivato persino all’OEA). Nemmeno il già collaudato affitto di remises, per accompagnare i votanti al seggio, ha funzionato questa volta.

Insomma un disastro elettorale che i K avevano fatto di tutto per evitare. Evidentemente la struttura di potere del matrimonio presidenziale ha cominciato a sgretolarsi. Per il momento non interessa neppure se questa sconfitta è una vittoria dell’opposizione. Il punto della questione è che Catamarca ha segnato una svolta decisiva nelle elezioni di ottobre del 2009. Talmente decisiva che, a pochi giorni dal giro di boa, Mauricio Macri ha annunciato che le elezioni dei legislatori della Capitale sarebbero state anticipate a fine giugno. Decisione tattica, ma nel pieno rispetto della costituzione cittadina.
I K, dal canto loro, avevano deriso l’anticipo delle elezioni prima della sconfitta: Nestor aveva testualmente detto “Hanno paura di perdere ché separano i comizi? E la qualità istituzionale?”. Ovviamente questo era prima. Perché Cristina, senza far passare nemmeno una settimana da Catamarca, ha annunciato il progetto di legge per anticipare le elezioni a fine giugno. Già, perché in realtà una legge che istituiva la quarta domenica di ottobre come giornata elettorale l’aveva fatta approvare lo stesso Nestor nel 2004.  I motivi ufficiali di questo cambio di rotta? Evitare le divisioni inutili per affrontare con tranquillità la grave crisi internazionale, in “un mondo sempre più ostile”. “Non si può vivere da qui a quest’ottobre in una discussione permanente di posizionamenti, quando il mondo sta cadendo a pezzi. Sarebbe quasi suicida!”.  Proprio Cristina, che aveva coniato l’ “effetto jazz”, per descrivere la crisi americana, la presidente che fino a pochi mesi fa affermava con convinzione che questa crisi non avrebbe toccato l’Argentina, ora sembra accorra lata dalle circostanze internazionali. Nestor, il grande capo, ha riconosciuto a sua volta un panorama attuale che sfiora l’ingovernabilità.

Quali le vere ragioni di quest’annuncio? Prima fra tutte, la cassa ogni giorno di più in crisi: da agosto le divise scarseggeranno, la banca centrale non puó mantenere il dollaro a meno di 4 pesos ancora a lungo e il modello economico K senza fondi è insostenibile. Aspettare ottobre vorrebbe dire rischiare troppo alto: la fragilità dello schema kirchnerista sarebbe messo a nudo. Secondo, l’opposizione (le opposizioni) comincia a prendere terreno, grazie anche alle alleanze tessute in questi ultimi mesi. Il grave problema della insicurezza che, come fattore unificante e federale, affligge la capitale così come il resto del paese. L’inflazione irrefrenabile da gennaio 2007, negata dagli indici ufficiali, che proprio questa settimana hanno ripetuto come, con una cifra irrisoria, dovrebbe poter vivere una famiglia tipo (14 pesos… un chiste!). Il problema del campo, che ha compiuto un anno in questi giorni, non ha ancora trovato una soluzione e si anzi acuito. La crisi della produttività interna. Insomma, il governo, con tutti questi problemi non risolti, ha aiutato grandemente l’opposizione a riprendere terreno.
Fatto sto che oggi, mentre il congresso deciderà le sorti del paese, Nestor darà il via alla campagna elettorale, nella quale sarà protagonista poiché si presenta come candidato legislatore della provincia di Buenos Aires, il più importante distretto elettorale argentino.

Ma non erano 2 pinguini di Santa Cruz? Nell’era K tutto è magicamente possibile.

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