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Hillary Clinton a Pechino col cappello in mano

hillaryIl nuovo segretario di Stato statunitense, Hillary Clinton è andata a Pechino col cappello in mano.

E’ andata a chiedere in punta di piedi di non far crollare il castello del debito estero del più indebitato paese al mondo, il suo.

La battagliera denuncia sulle violazioni dei diritti umani che fece quando andò in Cina al seguito del marito è oramai un ricordo.

Oggi sono i cinesi che con un battito d’ali di farfalla possono mettere definitivamente in ginocchio gli Stati Uniti dopo un trentennio di catastrofe neoliberale.

Non lo faranno, non conviene neanche a loro, ma se volessero potrebbero farlo.

Così il paradosso è che la Clinton deve fare appello alla responsabilità del Partito Comunista Cinese che può o meno far crollare come un castello di carte la più grande economia capitalista al mondo.

Il delirio unipolare da Ronald Reagan a Barack Obama passando per George W Bush ha ridotto gli Stati Uniti (e l’Occidente) a non avere neanche più la forza economica per imporre la loro visione di mondo.

Anche se i giornali hanno pudore nello scriverlo il viaggio di Hillary testimonia il passaggio di testimone. I neoconservatori sognavano in punta di baionetta “un nuovo secolo americano”. Sono serviti.

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