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Lettera aperta a Renato Soru. (di un libero cittadino sconsolato)

Benissimo! Anche la Sardegna non è migliore del resto di questo nostro Bel Paese. Berlusconi trionfa sempre. L’Italia tutta è ai suoi piedi, lui può farne ciò che vuole. Non c’è opposizione. Anche una persona seria e onesta, come ritengo tu sia, (mi permetto il tu da compagno) che ha avuto l’ardire, ahimé, di dimettersi per fare chiarezza nella sua compagine politica, ha avuto il fatto suo. Caro Soru, dovevi fare come il buon Villari, abbarbicarti alla poltrona, l’avresti dovuta difendere con le unghie e magari con l’illegalità e la violenza, allora sì il tuo popolo ti avrebbe premiato. Eppure anche tu sei imprenditore di successo, ma vuoi mettere Tiscali con l’impero Mediaset e company?

Tu ci avevi creduto? Io sì, ancora una volta, forse l’ultima. Avevo sperato nell’orgoglioso popolo sardo, che invece non si dimostra dissimile dal recidivo siciliano, entrambi senza speranza. E se anche un personaggio positivo e non urlato come sei tu, non raccoglie consenso sufficiente a battere i figuri della Destra, vuol dire che siamo un Paese senza speranza. Mi chiedo se una persona intelligente e arguta come te concordi con me su questa definizione dell’Italia di oggi: la patria del PEGGIO CHE SI PUO’ in uno Stato dell’Occidente evoluto nel 2009.

In ogni campo, se fai il male peggiore possibile sarai premiato. Se giudicato mafioso diventi senatore. Se pregiudicato o condannato, anche in via definitiva, un posto nel Parlamento non te lo toglie nessuno. Se viceversa ti dai da fare per indagare sul marcio e tentare di fare pulizia, come alcuni magistrati, vieni defenestrato, delegittimato e isolato come minimo, o accoppato come ultima opzione. Comunque ora, con il pretesto della privacy, arriva il provvedimento sulle intercettazioni e l’impunità per Lor Signori è servita.

E chi, come politico, cercando di smarcarsi dalla Casta (definizione diventata civettuola ché ormai non fa più molta impressione), propone misure di difesa del territorio dalla speculazione edilizia, e osa introdurre tasse solo per i ricchi, come hai cercato di fare tu, povero illuso, ecco che arriva il benservito. Stai al tuo posto, ti hanno detto i sardi, pensa a fare il Presidente sulla carta, o nelle riunioni e nei convegni, così come fanno tutti gli altri tuoi colleghi, e la politica concreta che porta acqua ai soliti mulini, lasciala fare alle lobby e alle cosche, che hanno il beneplacito e il patrocinio del governo centrale.

Ormai, la competizione elettorale caro Soru, si vince solo facendo terrorismo alla Bush, ingigantendo le paure di chi ha qualcosa da perdere, che vede come indesiderato e molesto ogni individuo lacero ed affamato proveniente dagli angoli più tristi del pianeta, o che si è fatto in casa. I barboni sono avvertiti, verranno schedati come gli extracomunitari, messi sullo stesso piano di deplorazione. Chi muore di fame e di freddo non porta voti.

Oggi per avere successo su questo popolo bue, rincretinito dall’egoismo e dalla tv dei reality, devi fare tanti Spot, con la grancassa dei media asserviti, e poi nel concreto puoi fare anche l’opposto, ciò che ti fa più comodo, intanto nessuno se ne accorge.

Il tuo partito, che è un’accozzaglia di “ma, forse, non lo so”, non può certo essere il cane da guardia, tutt’al più ogni tanto un’abbaiata discreta, tanto per dimostrare l’esistenza in vita. Quelli poi che vedono il marcio –purtroppo sono solo una rumorosa minoranza– e pur essendo disseminata l’Italia di comitati civici d’ogni tipo che si battono contro l’illegalità e per la difesa dell’ambiente e della salute pubblica, non riescono a cambiare il corso della storia. Sono solo un disturbo per il manovratore e la discarica di Chiaiano, proprio in queste ore, ne è un esempio toccante.

Caro Renato, te ne sei accorto che stiamo scivolando in una deriva di tipo nazifascista?

Siamo un Paese che invoca a gran voce leggi speciali contro lo straniero, identificato come responsabile di ogni rapina e di ogni stupro, che grazie all’attenta politica sulla Sicurezza del governo, sono in continuo aumento.

Grande spocchia sul poliziotto di quartiere, salvo poi ridurre i fondi alle forze dell’ordine e alla magistratura, ma invito specifico a farsi giustizia da sé, con la promozione delle ronde tanto care ai leghisti. Invito ai medici a fare la spia per denunciare i clandestini. Conferma in peggio dei lager CPT, con annesso scontro con intere comunità come nel caso di Lampedusa.

La Lega del redivivo Bossi soffia sul fuoco e la criminalizzazione di intere etnie sta diventando il gioco di società più in voga. Berlusconi che è ostaggio di Maroni & C, non abbraccia solo il Federalismo ma sponsorizza anche la politica della discriminazione e della schedatura, dei piccoli scolari come dei rom e dei barboni. Poi, di suo, cerca pretesti per cambiare la Costituzione, che lui, pur grande amico di Putin, giudica di stampo filosovietico. Ovviamente con corollario di smentite di prammatica del giorno dopo.

Oltre a quello della Padania, naturalmente anche il verbo del Vaticano, sommessamente, dietro le quinte detta l’agenda politica, e la vicenda Englaro ne è stata l’ultima eclatante dimostrazione, – mi auguro tu ne convenga- ed ogni fatto criminoso che viene abilmente ingigantito dai vari Vespa presenti in ogni piega dell’Informazione, serve a mantenere e sviluppare la psicosi della paura nel buon cristiano tranquillo che pensa solo ai fatti suoi. E così scende un velo di silenzio sulla vera emergenza, sempre attuale, che è quella delle mafie e del sistema di complicità che le mantiene vive e vegete, al di là dei tanti proclami di volerle combattere.

Berlusconi ha vinto, ti ha battuto caro mio, del resto lui ama tanto la Sardegna, ne ha già comprato un bel pezzo, e perché non può papparsela tutta? Vedrai, ci penserà lui e il suo delfino Cappellacci a risolvere tutti i problemi della regione, compreso quello degli agricoltori comprati dalle banche.

 

 

Comunque consoliamoci! Sta per cominciare il Festival di Sanremo, la nostra più lustra insegna da mostrare al mondo, e per qualche giorno non si parlerà più di stupri, delle donne o della politica, ma solo di canzonette.

 

 

 

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