Thursday 09 February 2012, 08:53

Stupri “utili”

http://photos-g.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v2241/207/46/709506945/n709506945_1898630_5906.jpg

Oggi vogliamo parlare di donne maltrattate. Direte: sai la novità. Invece no. La novità c’e’ perché vi parleremo delle donne maltrattate che non fanno notizia (e in genere facciamo anche questo ma lasciateci dire). Spesso neanche quando muoiono. Le chiameremo con nomi di fantasia perché ancora vivono tanti problemi e non hanno bisogno di essere più esposte di quanto già non siano.

Sono donne per le quali nessuno chiederà un risarcimento danni. Non c’e’ nessun sindaco che si costituirà parte civile nei loro processi contro i loro persecutori ne’ ci sarà una istituzione che offrirà loro soldi e lavoro come segno di considerazione. Non ci saranno trasmissioni fiume a parlare del fenomeno e neppure titoli in prima pagina sui giornali per dire, per esempio, che Francesca è stata picchiata talmente tanto da suo marito da finire al pronto soccorso tre volte in un mese. Ha un timpano fracassato, una spalla che non le funziona più e uno zigomo da ricostruire perché quando lui la colpisce va giù duro come se avesse pietre al posto delle mani.

More...

Nessuno ricorderà mai Rossella che ha dovuto farsi togliere la milza perché il fidanzato l’aveva spappolata a calci. Le ha rotto anche qualche costola, tanto per gradire, e ha rischiato di perforarle un polmone.

Non si ricorderanno di Cristina, finita sulla sedia a rotelle perché suo padre le ha spezzato la colonna vertebrale una sera che era tornata dalla discoteca. Secondo lui era troppo nuda. Così l’ha rivestita. Con una corazza d’acciaio e quattro ruote. La discoteca per Cristina non c’e’ più.

Nessuno saprà mai di Federica, con entrambe le braccia spezzate e ingessate. Ha detto a tutti che era caduta. Invece è stato il suo compagno. Però poi le ha chiesto scusa e lei lo ha perdonato.

Non si saprà di Giovanna, che di anni ne ha 17 e a scuola è proprio brava. Però durante la ricreazione si fa prendere a schiaffi dal suo ragazzo e resta da sola, timida e insicura, per non farlo indispettire.

Non si saprà di Mariella, stuprata da suo marito giusto dopo che gli aveva detto di volerlo lasciare. E non sapremo mai dei tanti piccoli e grandi stupri quotidiani, delle prevaricazioni, degli abusi, di quelle cose che non finiscono mai in questura perché vengono considerate “normali”.

Si tratta di storie “italiane” e non c’e’ un solo giornalista serio che passi da un centro antiviolenza e vada a chiedere anche in maniera generica quello che succede in quel pezzo di mondo, quante donne lo attraversano e perché. Non c’e’ neppure la curiosità. Solo silenzio. Un assordante e terribile silenzio. Complice, omertoso silenzio.

Nel frattempo si continua a parlare ad alta voce solo degli stupri che fanno audience, che fanno comodo a quelli che vogliono aizzare altre folle selvagge, ad altri che non vedono l’ora di lanciare nuovi prodotti per la castrazione chimica sul mercato, a quelli che per ogni denuncia per non sbagliare fanno bonifiche dei campi nomadi.

Lo abbiamo già scritto. A che serve ripeterlo. Ricomincia la danza, mentre la terribile riforma della giustizia compirà il suo corso, mentre ci befferanno con una legge sul testamento biologico che ci impedirà definitivamente di scegliere della nostra sorte, mentre l’economia continuerà la sua discesa negli inferi, mentre disoccupat*, precar*, cassintegrat*, in mobilità scenderanno in piazza e saranno soli perché nessuno parlerà di loro, mentre il decreto milleproroghe prorogherà il nostro diritto di esistere, mentre il decreto sicurezza troverà altri consensi e ci ammazzerà persino le più piccole libertà che ci sono ancora rimaste, mentre si faranno le “piccole modifiche” alla costituzione, mentre si rivolterà l’italia come un calzino per nasconderne la parte puzzolente…

Lo stupro oramai è utile. Ci siamo lamentate che non se ne parlava mai. Ora se ne parla. Di che ci lagniamo allora? Forse del modo con il quale le notizie vengono trattate? Del perché vengono pubblicate?

O abbiamo paura in fondo del fatto che mentre si interroga la gente d’italia che viene sconfitta, attraversata da questa violenza, la scopriamo profondamente fascista ed è quella parte che non vorremmo vedere mai.

Eppure c’e’. Ci sono genitori che chiedono immediatamente giustizia, vendetta, pene certe. Ci sono quelli che inviano lettere aperte, indirizzate a figure istituzionali, alle televisioni per chiedere compensi in denaro, risarcimenti, aiuti per pagamento mutui.

Con tutto il rispetto per questi genitori feriti, sicuramente addolorati, che sono comprensibilmente preoccupati per il futuro dei loro figli e delle loro figlie, noi non chiederemmo mai un risarcimento di questo genere. Sarebbe come una richiesta di pagamento per una prestazione sessuale estorta. Come dire: l’hanno presa e ora qualcuno deve pagare, ecco la nostra tariffa. Sarebbe l’offesa dopo l’offesa. Lo stupro dopo lo stupro. Noi non lo faremmo. Non in questo modo che ci parrebbe lesivo della dignità di nostra figlia.

Forse faremmo come una fantastica donna che ha chiesto un risarcimento simbolico di un euro. O non chiederemmo neppure quello. O forse faremmo una richiesta diversa. Ci interesserebbe dirottare risorse verso i centri antiviolenza affinché possano aiutare altre donne. Non ci interesserebbe saldare una certezza economica sul ricavato di una disgrazia. A meno che non sia riconosciuto come un “diritto” per tutte e non come un favore personale. A meno che non si riconosca a TUTTE una certezza del reddito per liberarsi dalle violenze o perché la violenza potrebbe essere considerata, perché no, un risarcimento per un gravissimo infortunio sulla strada delle relazioni complesse che caratterizzano la coesistenza di reti sociali. Come per i risarcimenti alle vittime di mafia, delle stragi. Si parlerebbe di vittime di violenza maschile a TUTTI i livelli, dentro e fuori casa. Vittime di stupri e violenze. Spetterebbe un posto di lavoro e un risarcimento a tantissime donne. Una previsione di spesa in quelle direzioni vi farebbe quantomeno rendere conto dell’entità del fenomeno. Basterebbe forse spostare risorse alle donne invece che al perenne rifinanziamento di polizie e polizie e polizie e armi e armi e armi per le polizie, polizie, polizie.

Insomma non ci può essere un capitolo di bilancio delle amministrazioni pubbliche dedicato al risarcimento per coppie aggredite in quel di Roma esclusivamente da Rumeni o Rom. Cioè: questa cosa creerebbe una situazione abbastanza confusa. Se una donna viene stuprata da un senegalese si aggiungerebbe la sua etnia o si amplierebbe l’eccezione a tutte le aggressioni compiute da stranieri? E se lo stupro è compiuto da cittadini italiani cosa si fa? Trattamento ad personam? Favori che diventano voti? Invece che leggi che garantiscano eguali diritti a tutte? Si farà clientelismo sulla pelle delle donne? C’e’ la crisi e la gente ha bisogno di aiuto. Questo si capisce. Per le amministrazioni senza scrupoli sfruttare questo momento diventa veramente molto semplice.

Che ne dite: è troppo brutto criticare chi soffre? Infatti non si azzarda nessuno. Sono tutt* intimorit* e proni/e e allora tocca a noi aprire le danze per iniziare a dire una cosa poco politically correct.

Insomma, questa storia degli stupri a rOma sempre a cura dei rUmeni comincia a diventare redditizia. Costituisce l’eccezione che potrebbe diventare la regola. L’ha raccontata bene Ascanio Celestini in una sua performance a Parla con me (la trasmissione con la Dandini su rai tre).

La storia fa così: C’e’ una ragazza che viene ripetutamente molestata da tanti uomini differenti. Non dice niente, si lamenta, può dire poco. Un giorno è talmente stanca di molestie e prevaricazioni che passa accanto ad un rumeno e quello neanche la guarda, allora lei urla e accusa. E’ stato lui! Tutti gli saltano addosso, compresi quelli che l’avevano molestata per davvero. Così lei, per un momento, si è sentita coccolata e finalmente in diritto di poter urlare il suo dolore.

Forse è così che succede a Roma. Abbiamo detto forse e ce ne pentiamo l’attimo dopo. Ma il dubbio, siamo sicure, è venuto anche a voi.

La domanda è: ma dopo tutti i rastrellamenti e le bonifiche fatte nella capitale come è possibile che vi siano ancora rom e rumeni per le strade?

Come si faceva con il controllo sociale dei neri quando c’era l’apartheid in america e quelli erano schiavi ai quali doveva essere in tutti i modi impedito di affrancarsi dalla schiavitù: appena un rumeno ti si avvicina anche per chiedere una semplice informazione, o ti aggredisce perché vuole il portafogli e ti fa anche male ma vuole il telefonino, soldi, tu urla allo stupro. Se c’e’ di mezzo un rumeno c’e’ aria di un consenso sociale. Magari pagano il mutuo anche a te. Lo facciamo anche noi. Così giriamo un po’ di soldi a Rossella, Cristina, Federica, Giovanna, Mariella e a tutte le altre che non avranno mai il diritto ad essere tutelate.

E’ a questo che volevi arrivare, vero Alemanno? Donne contro donne? Abbi fede. Siamo più intelligenti di quello che credi. Tante donne vengono sempre prevaricate. Il problema è farle sentire davvero libere di dire “da chi”, “come”, “quando” senza sentirsi giudicate mai.

Non si riuscirà in questa campagna che infierisce e violenta ancora e che si fa beffe delle tante donne stuprate ogni giorno perché insinua il dubbio dello “stupro utile”. Ci piacerebbe sapere chi ne cura la regia. Fidanzati, padri, fratelli, amici, le stesse donne naturalmente. Ed eccole sconfitte. Ed eccoci costrette a uscire allo scoperto per farci dire timidamente qualcosa che sarà usato contro di noi almeno un milione di volte. Ed eccoci timorose di dichiararci estranee ad alcune dichiarazioni di stupro, non tanto per lo stupro in se’ quanto per la nazionalità degli accusati, perché ci sarà qualcuno pronto a dire che tutte le donne mentono e che non vale la pena mai di parlare delle violenze che le donne subiscono. Ed eccoci infine, piegate, sfinite, mentre proviamo ad aiutare centinaia di donne affinché sopravvivano ai loro carnefici, a loro stesse, alle ferite che si portano addosso, alle lacrime inascoltate, al dolore fermamente ancorato in ogni pezzo del loro corpo. Eccoci. Siamo qui. Ancora morte. Ancora vittime. Ancora sfruttate.

Noi conosciamo le violenze e lo stupro. Sappiamo riconoscere la miseria ovunque. Non ci manca il coraggio di dire che abbiamo dei dubbi. Se non li manifestiamo adesso, assumendocene la responsabilità e immediatamente pronte a chiedere umilmente scusa e a dire che ci siamo sbagliate, metteremo a rischio la credibilità di tutte le donne che denunciano uno stupro e che ne subiscono le conseguenze per tutta una vita senza che nessuno si prenda mai cura di loro. Se è un italiano a stuprare, le donne sono sempre descritte come consenzienti, bugiarde e puttane. E’ pensando a loro che noi diciamo che quando uno stupro diventa “utile” cominciamo a farci delle domande. Speriamo di essere smentite. Vogliamo sentirci dire che ci sbagliamo. Lo vogliamo con tutte le nostre forze. Diteci che siamo noi a non vedere, che non vogliamo accettare il fatto che esistono tanti stranieri che davvero fanno male alle donne più che gli italiani. Diteci che è cambiato davvero qualcosa e che la cultura di destra, come quella di sinistra, finalmente mostra grande sensibilità per questi temi senza avere nessun secondo fine. Diteci cose che mostrino tutta la nostra parzialità. O diteci cose belle e fateci sperare che da ora in poi tutte le donne che subiscono violenza avranno prospettive migliori. Diteci tutto ciò che volete ma non ci trattate con disprezzo. Forse abbiamo dei limiti ma non siamo meschine. Non c’e’ voglia di rivalsa. Solo desiderio di chiarezza.

Noi mandiamo la nostra solidarietà a tutte le donne che hanno subìto e subiscono violenza e pensiamo agli stupri che nessuno ricorda mai (la maggioranza) e ai branchi di stupratori che hanno avuto coperture e l’aiuto di troppe persone. Erano quelli del Circeo. Perché a Roma gli stupri di gruppo, in fondo, c’erano anche prima che arrivassero i rumeni. Peccato che ad occuparsene erano le donne, da sole, senza aiuto da parte di nessuno.

Rieccovi il Decalogo per donne stuprate

—>>>La foto viene dalla riuscita manifestazione contro la violenza maschile sulle donne fatta a Venezia il 12 febbraio

da femminismo a sud



  • Stampa questo articolo
  • Invia quest'articolo via mail

RSS Feed for This Post 1 Commenti

  1. Antonio Castellarin | 19 febbraio 2009 18:17 | Rispondi

    Si tratta di storie “italiane” e non c’e’ un solo giornalista serio che passi da un centro antiviolenza e vada a chiedere anche in maniera generica quello che succede in quel pezzo di mondo, quante donne lo attraversano e perché. Non c’e’ neppure la curiosità. Solo silenzio. Un assordante e terribile silenzio. Complice, omertoso silenzio…O abbiamo paura in fondo del fatto che mentre si interroga la gente d’italia che viene sconfitta, attraversata da questa violenza, la scopriamo profondamente fascista ed è quella parte che non vorremmo vedere mai….Non ci interesserebbe saldare una certezza economica sul ricavato di una disgrazia. A meno che non sia riconosciuto come un “diritto” per tutte e non come un favore personale…..Una previsione di spesa in quelle direzioni vi farebbe quantomeno rendere conto dell’entità del fenomeno. Basterebbe forse spostare risorse alle donne invece che al perenne rifinanziamento di polizie e polizie e polizie e armi e armi e armi per le polizie, polizie, polizie…..La storia fa così: C’e’ una ragazza che viene ripetutamente molestata da tanti uomini differenti. Non dice niente, si lamenta, può dire poco. Un giorno è talmente stanca di molestie e prevaricazioni che passa accanto ad un rumeno e quello neanche la guarda, allora lei urla e accusa. E’ stato lui! Tutti gli saltano addosso, compresi quelli che l’avevano molestata per davvero. Così lei, per un momento, si è sentita coccolata e finalmente in diritto di poter urlare il suo dolore….O diteci cose belle e fateci sperare che da ora in poi tutte le donne che subiscono violenza avranno prospettive migliori. Diteci tutto ciò che volete ma non ci trattate con disprezzo. Forse abbiamo dei limiti ma non siamo meschine. Non c’e’ voglia di rivalsa. Solo desiderio di chiarezza…Erano quelli del Circeo. Perché a Roma gli stupri di gruppo, in fondo, c’erano anche prima che arrivassero i rumeni. Peccato che ad occuparsene erano le donne, da sole, senza aiuto da parte di nessuno.

RSS Feed for This PostInvia un commento

Devi essere registrato per inviare un commento.