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Russia: Crimini contro la Giustizia

Da troppi mesi dedico insufficiente attenzione a quello che accade in Russia, paese che ho visitato e a cui mi sento legato per diverse ragioni: la mia distrazione è forse anche motivata dalla profondità della sua crisi morale, prima che economica e politica, che mi trasmette un frustrante senso di impotenza e probabilmente un impulso di rimozione.
Ma non posso trascurare quanto è avvenuto nelle scorse settimane, a partire dall’omicidio dell’avvocato e attivista Stanislav Markelov e della giornalista Anastasia Baburova: ho ricostruito i recenti eventi attraverso una sorta di collage di approfondimenti reperiti in Rete, cercando di mettere a fuoco il senso di ciò che sta accadendo. “Venerdì 23 gennaio: A Mosca, funerali di Stanislav Markelov, l’avvocato 34enne cui lunedi 19 qualcuno, in pieno centro della capitale russa a pochi passi dal metro Kropotkinskaja, ha infilato dalle spalle una pallottola in testa, all’uscita da una conferenza stampa dove in breve aveva detto: ‘non mi arrendo’. Non si arrendeva e prometteva ricorso (alla Corte Europea per i diritti umani, nota mia) sulla scarcerazione anticipata di Juri Budanov, il colonnello dell’esercito russo che nel 2000 stuprò e poi uccise – lo ha ammesso – la giovane cecena Elza Kungaeva, 18 anni (la cui famiglia vive ora in Norvegia, nota mia). Con Markelov quel lunedi c’era Anastasia Baburova, giovane giornalista ancora iscritta all’università, solo 25 anni ma il coraggio nelle vene, se come pare, è morta anche lei, cercando di fermare l’assassino che fuggiva, mentre tutti i presenti fuggivano terrorizzati, fingendo di non vedere. Aveva appena iniziato uno stage a Novaya Gazeta – il giornale di Anna Politkovskaja.” (dall’articolo di Lettera 22 Russia, in morte di un avvocato. Sul caso Budanov si legga La Russia di Putin di A.Politkovskaja, pag. 55 e segg.).

ImmagineRiporto ancora da Lettera 22, che ha intervistato il sociologo e attivista moscovita Aleksander Bikbov, amico di Markelov: “Nella stampa italiana questo omicidio è stato visto come l’ennesimo attacco alla libertà di espressione in Russia, si è parlato di Baburova come “erede di Politkovskaja” – vale a dire come dramma della stampa liberale. Markelov, che era il vero obiettivo dell’omicidio, vi è apparso quasi come personaggio occasionale. È una tendenza negativa, perché non solo sminuisce il ruolo unico di Markelov nell’istituzionalizzazione della giustizia nel contesto di una giurisprudenza russa completamente corrotta, ma anche perché propone un quadro semplificato, nel quale si costringe oggi spesso, in Occidente, la vita della società russa: stampa “buona” contro potere “cattivo”. Non è così: la realtà è molto più ricca e drammatica. Stanislav aveva fatto del suo lavoro qualcosa di molto importante e unico, proponendo l’ampliamento dello spettro delle libertà all’interno del sistema del diritto e dei suoi strumenti. Nella Russia contemporanea quasi nessuno si occupa di questo, specie nel modo in cui lo faceva lui. (…) Markelov portava avanti un’analisi intellettuale e politica della società russa contemporanea, entro i confini della sua professione. Partecipava allo stesso tempo a iniziative civiche: il Forum Sociale di San Pietroburgo (in occasione del G8 2006), il Forum libertario a Mosca o Anticapitalismo-2008. (…) Aveva anche fondato un’associazione indipendente di giuristi e avvocati, l’Istituto della Supremazia del Diritto (http://ruleoflaw.ru/), reclutando avvocati nella provincia per le cause su alloggi sociali, ecologia, abusi di potere. Per lui, era necessario creare e fondare veri meccanismi che diano potere alla gente, al popolo – è questo che manca veramente in Russia. Per realizzare una rivoluzione da dentro. Era un vero avvocato-militante, di sinistra, e insieme un ‘intellettuale pubblico’, l’unico in Russia a incarnare insieme queste due figure e ruoli: ecco l’unicità della sua posizione, l’attivismo portato all’interno della professione di giurista. A soli 34 anni. Il suo assassinio ha mostrato, con mio dolore, quanto incredibile oggi è tale posizione.” 

Per quanto riguarda le motivazioni dell’omicidio, dall’articolo

di Luca Galassi per Peacereporter.net: “L’uccisione di Markelov potrebbe essere la vendetta contro l’uomo che ha portato in carcere Budanov. Ma, poichè l’avvocato e paladino per i diritti civili seguiva praticamente ogni caso aperto a seguito del lavoro di indagine di Anna Politkovskaya (escluso il processo agli assassini della giornalista), l’omicidio potrebbe avere molti mandanti, e non solo in ambito militare. Markelov difendeva anche vittime della violenza xenofobica e razzista, un fenomeno che si è dilatato negli ultimi anni in frequenza e intensità. Nelle prime due settimane del 2009, secondo quanto riporta il Moscow Human Rights Bureau, almeno 10 persone sono state uccise in Russia in omicidi a sfondo razziale. Con la morte della Baburova, sale a 4 il numero dei giornalisti della Novaya Gazeta uccisi dal 2000.

Alla ricerca di un senso più ampio rispetto a ciò che sta accadendo, ancora attraverso le parole di Aleksander Bikbov, “Negli ultimi anni si sono moltiplicate le aggressioni violente contro rappresentanti dei sindacati dei lavoratori, giornalisti ecologisti come Mikhail Beketov (ancora in coma dopo un pestaggio a opera di ‘ignoti’, aveva denunciato la speculazione che voleva cancellare un oasi verde protetta alle porte di Mosca). Troppe coincidenze, per non pensare a un’ispirazione comune, o meglio a un clima generale che li favorisce. Il punto infatti non è indicare la mano del Cremlino dietro questi atti – una sciocchezza, spesso – ma notare che continuano a essere impuniti, tutti. In questo modo, il potere ammette la sua colpevolezza e incapacità, si ammette preda di un sistema corrotto e incontrollabile. Specie se li tratta come eventi non collegati fra loro. A guardar bene la maggior parte di tali crimini, sono Crimini contro la Giustizia”.
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Pochi giorni dopo questi avvenimenti, la Russia è scesa in piazza contro Putin (altro articolo di Lettera 22, 1 febbraio), ovvero “accade quello che fino a pochi mesi fa pareva impensabile nella Russia del boom: in migliaia, in un sol giorno, in tutta la Russia, dalla Siberia all’enclave europea di Kaliningrad, a gridare contro le politiche anticrisi del governo Putin: è ‘il week end delle proteste’ in Russia, come lo hanno soprannominato i media online. Mentre le tv sfioravano appena l’argomento. E pare solo l’inizio di una lunga stagione di manifestazioni per il paese travolto dalla crisi economica. Dove il boom putiniano pare già un lontano ricordo.

Si tratta in realtà di “cittadini comuni, non quegli “oppositori politici” (ma tutti fuori dal parlamento) che da anni in piazza riescono a portare al massimo qualche centinaio”. Perché, come dice Aleksander Bikbov, “Penso che ci troviamo in un momento molto importante per la società russa: con la crisi economica che avanza, la gente è spaventata anche dalle più semplici manifestazioni, non capisce, teme violenze.” Articolo 21, nell’articolo Chi parla di Cecenia muore, così si esprime a proposito degli omicidi: “Mosca dei pochi oppositori e degli sparuti difensori dei diritti umani è sotto shock, la maggioranza fa finta di niente. Tutti preoccupati per la crisi e l’annunciato crollo del prezzo del gas. Se calerà del 60 per cento – come dice Gazprom – ci saranno dei tumulti sociali. E in Ingushezia c’e’ stato un attentato.” 

coverMentre accade tutto questo, al Tribunale Militare di Mosca si avvia alla conclusione il processo ai presunti assassini di Anna Politkovskaja. Il processo si svolge pubblicamente, dopo una serie clamorosa di colpi di scena e tentativi di farlo tenere a porte chiuse. Al proposito è possibile leggere il nitido reportage della giornalista moscovita di Radio Libertà Maryana Torocheshnikova, Politkovskaya’s murder: solved or fudged?, pubblicato su openDemocracy.net. Nel suo articolo la Torocheshnikova riassume la storia delle indagini e descrive con ricchezza di dettagli la cronaca delle fasi processuali. L’articolo conferma che gli attuali imputati sono personaggi di secondo piano e che in realtà i veri mandanti, i finanziatori e gli esecutori dell’omicidio sono ancora tutti a piede libero, e le indagini sono ancora in alto mare. “The interests of Anna Politkovskaya’s children, Vera and Ilya, are represented at the trial by two lawyers well known in Russia for their human rights work, Karina Moskalenko and Anna Stavitskaya. In their opinion, the case before the Moscow District Military Court is just an interim stage. “The main suspects have not been found – those who ordered the killing, those who financed it and those who pulled the trigger“, Stavitskaya said. “So we cannot see this case as over and investigated. The case now before the court has been separated out from the case the investigators are working on, and the investigation is still underway. Our task, as representatives of the injured parties, is to ensure that this investigation does continue and that everyone involved in this crime is brought to trial and receives the sentence they deserve“.
L’articolo merita di essere letto nella sua interezza.

E’ possibile partecipare ad una campagna dell’associazione Memorial Italia per Markelov e Baburova, qui.

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