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L’olocausto dei Nativi d’America – Storie di abusi fisici e sessuali

 

Indigenous Holocaust 2008, IIFM Director: Missy Whiteman

Riserva di Rosebud – Il giorno in cui il reverendo Kenneth Walleman si presentò alla porta, Lloyd “Sonny” One Star corse a prendere la pistola. “Non riuscivo a controllarmi. Continuavo a tremare”. One Star, 46 anni, leader della tribù Sioux della riserva, ha detto: “Stavo per ammazzarlo”. Walleman era un ex direttore alla St. Francis Mission, boarding school gesuita che One Star frequentò da bambino, ma era anche un prete che per anni abusò sessualmente di lui. Un giorno di alcuni anni fa Walleman fuggì senza dire chi fosse, ma potrebbe ancora dover affrontare la rabbia di One Star e di altri studenti di allora. Dopo aver mantenuto il silenzio per anni, centinaia di Indiani d’America stanno facendo il resoconto degli abusi fisici e sessuali subiti per mano di preti e suore che dirigevano le boarding schools missionarie in tutto il Sud Dakota per la maggior parte del ventesimo secolo. Negli ultimi anni, accuse di abusi sessuali da parte dei preti nelle parrocchie hanno scosso la chiesa. Ma quello di cui parlano gli studenti di allora e che si verificava nelle scuole residenziali negli anni 70 accadeva sistematicamente. I maltrattamenti fisici facevano parte della routine del sistema educativo scolastico, gli abusi sessuali erano cosa comune. Entrambe le forme di abuso contro i bambini erano perpetrate ininterrottamente grazie all’ assoluta indifferenza dei membri dello staff scolastico.

A Washington, alcuni studenti hanno fatto causa comune per 25 miliardi al governo federale che sovvenzionava le chiese per ospitare, nutrire ed educare i bambini indiani. Da quando in aprile la causa è stata registrata, dicono i loro avvocati, le parti lese sono arrivate a includere centinaia di persone. Secondo Jeff Herman, di Miami, avvocato della parte lesa, per la metà di giugno saranno registrate altre denunce riguardo le stesse dichiarazioni di abuso contro clero e diocesi responsabili delle scuole. Queste scuole sono tornate in mano agli indiani negli anni ’70. Un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha detto che non intendono rilasciare commenti sulle controversie in corso. Funzionari della chiesa hanno fatto sapere che si sta indagando sulle accuse di One Star, sia su quelle depositate che su quelle che lo saranno, ma non rilasceranno dichiarazioni in vista del processo. I superiori di Walleman della Society of Jesus hanno detto che non intendono rilasciare dichiarazioni. “La gente che ha tenuto quelle scuole ha tentato di sopprimere una cultura”, ha dichiarato Charles Haines, professore di biologia alla Haskell Indian Nations University di Lawrence, Kan., che per sette anni ha fatto continue ricerche sulla storia delle boarding schools. Nel 1880 il governo federale mise in piedi una campagna di assimilazione mentre firmava trattati che garantivano la pace. Il governo istituì le boarding schools sulle riserve di tutto il territorio nazionale e gli indiani chiesero che fosse la chiesa a occuparsene. Un motto famoso a quei tempi era “Uccidi l’indiano ma salva l’uomo”. Negli anni ’20 e ’30 agenti federali prelevavano i bambini indiani dalle loro case e li collocavano nelle boarding schools. Negli anni successivi, secondo documenti ufficiali, il governo sospese gli aiuti a quelle famiglie indiane che non mandavano i loro figli a scuola. Il governo ha infine riconosciuto che era una campagna mirante a distruggere le comunità e le loro culture . Riferendosi agli sforzi dell’agenzia per distruggere “tutto ciò che è indiano” Kevin Gover, allora assistente segretario dell’Interior of Indian Affair, disse in un discorso del 2000: ”La cosa terribile è che il Bureau of Indian Affaire abusò proprio dei bambini affidati alle loro scuole violentandoli emotivamente, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente”. Haines riporta: “Le scuole cattoliche di fatto erano peggiori di quelle gestite dal governo”. Tra gli anni ’50 e ’60, secondo stime governative, pare che più della metà dei bambini delle riserve del Sud Dakota frequentassero le boarding schools, poche centinaia in ogni scuola in un dato momento. “Era un ambiente che si appropriava di tutto, 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana” e aggiunge “non erano propriamente scuole ma campi di lavoro forzati”. Nei primi anni ’20 del secolo gli studenti lavoravano alla costruzione delle scuole come servi e ragazzi di fattoria nelle famiglie dei bianchi. In Canada ex studenti delle boarding schools hanno fatto accuse simili per abusi fisici e sessuali. Cause contro il governo e le chiese che amministravano le scuole hanno dato come risultato un accordo del valore di milioni di dollari e un “fondo di guarigione” governativo di 240 milioni. (Oltre a quello più recente dell’anno scorso dopo le scuse ufficiali del primo ministro canadese Harper, aggiungo io).
Sia il governo che le scuole hanno presentato le loro scuse per il crimine. Ma negli USA è stato solo dopo che emerse lo scandalo dei preti pedofili che ex studenti uscirono allo scoperto per denunciare e raccontare le loro storie all’attivista class-action Gary Frischer. Malgrado alcuni segnali di riforma, come la fine del lavoro minorile negli anni ’50, le violenze sono continuate sino agli anni ’70. In oltre mezza dozzina di complesse interviste fatte in tre riserve del Sud Dakota, ex studenti hanno fornito racconti simili di maltrattamenti subiti dai tutori delle boarding schools. Preti e suore, riportano gli studenti, li frustavano ripetutamente con rasoi acuminati e li picchiavano con bastoni spesso fino a macchiargli di sangue i pantaloni. Altre volte si esigeva dai ragazzini più grandi che picchiassero i più piccoli. Se commettevano infrazioni quali bagnare il letto o parlare in Lakota, loro lingua madre, i ragazzini venivano rinchiusi per ore negli sgabuzzini, fatti inginocchiare sulle assi del pavimento oppure costretti a mangiare sapone. Una ex studentessa ha accusato una suora di averla buttata giù per i tre piani del condotto della lavanderia per punirla di aver parlato Lakota e molti altri dicono di aver visto un bambino appeso per i piedi alla campana della torre come punizione per essere fuggito. La rapacità sessuale di preti e suore si orientava sui bambini di circa sei anni di età, affermano ex studenti. Venivano scelti di preferenza indiani puro sangue come del resto ragazzini orfani che non avevano nessuno che vegliasse su di loro. Gli abusi, riportano gli ex studenti, terminavano non appena i ragazzini erano abbastanza grandi da reagire agli oppressori. Floyd Hand, uomo medicina della riserva di Pine Ridge, racconta che un prete gli ruppe il naso nel 1950 alla Holy Rosary school: “ravamo prigionieri della scuola”riporta ”ra un campo di lavori forzati”. “I ragazzini facevano pena” afferma Sandy Wade, 57 anni, che frequentò la St.Paul Mission nella riserva Yankton “mio fratello Frank aveva sempre l’orecchio lacerato. La suora glielo torceva e tirava di continuo. Aveva sempre le guance rosse e piene di lividi a forza di venire picchiato”. Quando il fratello di Wade ebbe 14 anni le raccontò di esser stato violentato da un prete e da ragazzi più grandi della scuola, ma rifiutò di fare il nome del prete. Venne espulso con l’accusa di essere un teen-ager ingestibile e morì a 17 anni per overdose. Gli ex studenti non hanno mai parlato alle autorità degli abusi subiti perché non hanno fiducia nel sistema giudiziario. Quelli che ne parlarono ai genitori spesso non vennero creduti. “Non ne veniva fuori niente di buono a parlarne”, afferma il vecchio compagno di Zephir, Mike Archambeau, 45 anni, che testimonia dei ripetuti abusi sessuali sul compagno da parte di una suora. Il compagno morì giovanissimo. “Se l’avessi detto a mia madre avrei fatto peggio. Picchiato a casa e picchiato a scuola. Tentarono di violentarmi dopo che avevo scoperto la suora”. Archambeau, come Hand e Wade, è coinvolto nella denuncia contro il governo e nel progetto di denuncia contro la chiesa.
“Esiste un grosso trauma storico che la gente si porta dietro”, afferma Ron Sully, direttore di un centro per la lotta all’alcolismo nella riserva di Yankton. Lui non è parte in causa nella denuncia ma frequentò la St.Paul e conferma che lì gli studenti subivano maltrattamenti. “Tutti quelli che sono passati di qui continuano a portarsi addosso quel peso, ma non lo sanno. Lo attribuiscono ad altro. Tutto il trauma delle boarding schools, gli stupri, la violenza in famiglia, tutto questo contribuisce all’abuso di alcool”. Nel corso degli anni, attraverso lettere e colloqui, alcuni tra preti e suore hanno fatto le loro scuse agli ex studenti per i generici maltrattamenti inflitti sconfessando nello specifico la questione abusi fisici e sessuali. One Star sospetta che questo può essere avvenuto perché Walleman andò da lui dopo 15 anni che non si vedevano.
Nel 1998, secondo quanto riportato, alla messa del venerdì santo, suor Miriam Schindelar ex insegnante alla St. Paul, si è formalmente scusata a nome della parrocchia per le storiche ingiustizie commesse nella riserva, “richiedendo il perdono di quelli che abbiamo ferito e offeso”. Diversi preti e suore residenti nella riserva affermano di aver saputo di abusi sessuali avvenuti lì, ma di non poter dire nulla a riguardo a causa della controversia legale ancora in corso. Ma per le diocesi, le abbazie e i conventi che dirigevano le scuole e fornivano gli insegnanti questa è la prima volta che devono affrontare accuse formali. Le reazioni sono state diverse. Per alcuni si tratta di accuse esagerate e le scuole hanno piuttosto contribuito ad educare i ragazzi dandogli l’opportunità di entrare nel mainstream sociale. E fanno riferimento ai diplomati delle boarding schools che sono andati al college. “Si sente dire di situazioni estreme in termini di disciplina e punizione. Si da retta inoltre a chi dice – bè, certo erano severi, ma…- ”Hanno anche provveduto a fornire un’educazione” afferma Peter Klink, attuale direttore dell’Holy Rosary.
Il rev. George Lyon, nel 1960 insegnante alla St.Paul e oggi priore alla Blue Cloud Abbey e che fornì insegnanti benedettini alla scuola afferma: ”Credo che le accuse siano molto gonfiate. L’idea di qualcuno gettato giù dalle scale, o cose del genere, o appeso alla campana di una torre.. . non esistono prove di cose simili”. Altri pensano che i bambini abbiano subito dei torti e che si dovrebbe indagare seriamente. Il Rev. James Grummer superiore della Jesus Society per la provincia del Wisconsin e che fornì i preti al St. Francis, ha risposto alle accuse di Sonny One Star dicendo “Noi prendiamo molto seriamente le accuse di cattiva condotta nel servizio religioso”.  I preti e le suore accusati di cattiva condotta, in molti casi sono deceduti o ritirati dal servizio religioso. Alcuni di loro vivono ancora nella riserva in conventi o chiese, non insegnano più ma vengono ancora tollerati all’interno della comunità.
“Non credo che qualcuno abbia subito maltrattamenti a meno che non li abbia richiesti” ha affermato andando a messa a St.Paul suor Mary Francis Poitra che ora ha 80 anni. E’ accusata da diversi studenti di abusi fisici e sessuali, accuse che lei definisce “pettegolezzi”. “I ragazzini”, afferma, “venivano sculacciati come tutti gli altri , non erano maltrattati. Si impicciavano di tutto quello che gli capitava”.  Sonny One Star è stato allevato dalla nonna nella tradizione Sioux, parlando Lakota e apprendendo i rituali del suo popolo. Suo nonno era un capo della tribù Rosebud. Suo padre e sua madre erano cattolici convinti, risultato della boarding schools. Abitavano in una casetta nel territorio della St. Francis Mission, a poca distanza dalla scuola e dai dormitori. Il padre di One Star era l’idraulico della scuola e la casa era pagata dalla chiesa. Nel 1963 One Star aveva 6 anni e parlava solo Lakota. ”Un giorno arrivò qui una macchina, ne scese mio padre, parlò con mia nonna e mi portarono via”, ha ricordato di recente, seduto nella cucina della sua modesta casa a Rosebud. Tre pelli di bisonte, cacciate da One Star e conciate di fresco, sono distese su cornici di legno del cortile. “Da allora ebbe inizio la mia ordalia”, ricorda. “Mia nonna cominciò a intonare un canto di morte. La gente aveva perso i propri cari in altre boarding schools, per cui lei guardava a questo come a una sentenza di morte senza appello. Nella scuola gli tagliarono la treccia e gli proibirono di parlare Lakota. Quando veniva sorpreso a parlare, racconta, veniva picchiato sul sedere nudo con un bastone spesso un pollice. “Tre di noi alla volta”, ricorda. “Accadeva regolarmente. Se mostravi le tue emozioni, lui (il prete) ti colpiva ancora. Imparai molto velocemente a non mostrare emozione”. Chi era il prete? “Padre Gill” risponde, “Ha ancora il bastone nel suo ufficio. Un trofeo. Le violenze sessuali ebbero inizio subito dopo, dice One Star, e includevano carezze, sesso orale e stupro da parte di due suore, cinque preti o frati. Restavo calmo, non parlavo mai ad alta voce, non raccontai mai niente. Avevo il terrore delle ripetute avances di una suora nell’intervallo. Sento ancora il suo odore, sento la sua stretta. Una donna orrenda. Quando durante le vacanze scolastiche One Star raccontò a sua nonna quello che gli succedeva a scuola, lei rifiutò di mandarcelo nuovamente. Quando i funzionari scolastici vennero a cercarlo, lei lo fece nascondere sotto il letto. “Ma mio padre e mia madre non mi avrebbero creduto comunque”, dice One Star “è difficilissimo far si che credano a cose come questa. E nessuno era interessato a farle venire alla luce. Mio padre avrebbe potuto perdere il lavoro. Gli stupri terminarono intorno agli 8- 9 anni. Poi non ci furono altro che botte e pugni”, ricorda, “Ma quello lo potevo sopportare. Potevo restarmene lì a prenderle per tutto il giorno”. Nel 1972, quando One Star aveva 13 anni il St. Francis divenne un istituto diretto dagli indiani con frequenza quotidiana. One Star racconta che cominciò a bere non appena adolescente, oggi ha il viso devastato da anni di dipendenza, un paesaggio di bozzi simili a crateri lunari. Alla fine si mise a fare l’autista per l’Head Start Program della riserva e spesso si metteva a bere anche a lavoro. “Quando si beveva, ci prendevamo in giro (sul vizio del bere), io e miei amici”. Nel 1990 un suo amico Sioux lo aiutò a superare la dipendenza dall’alcol e oggi One Star lavora all’ Indian Health Service come tecnico per le emergenze. Si è sposato e ha 3 figli.
Nel pulito edificio rettangolare che ospita i tre preti gesuiti ancora in vita, di servizio nella Riserva Rosebud, padre Joseph Gill, 77 anni, siede con una lettera in grembo. E’ scritta da Sonny One Star e racconta nel dettaglio gli abusi subiti a St.Francis dove Gill fu direttore dal 1961 al 1972. Appare pallido, turbato mentre legge le tre pagine del documento stipato in un piccolo spazio. “Questa è un’accusa terribile” dice fissando la lettera “Se queste cose corrispondono a verità, almeno in parte, credo che per Sonny ci sia la possibilità di ottenere un risarcimento”, poi ha continuato a scorrere la lista degli imputati dei quali gli avvocati di parte lesa hanno detto che saranno citati in giudizio. Uno di questi è Theodore Kowalski, un seminarista accusato di molestie sessuali. “Di sicuro non mi risulta che padre Kowalski sia stato coinvolto in queste cose. Ma questo non significa che non sia possibile. Kowalski lasciò l’ordine dei Gesuiti e si sposò. Raggiunto nella sua casa di Houston, Kowalski, 63 anni, disse che per tre anni insegnò scienze e matematica alle superiori del St.Francis e “qualche volta controllava i ragazzini in certe ore della giornata”- Afferma di non conoscere One Star e di non aver mai abusato sessualmente di nessun studente. “Non ho mai fatto niente nella mia vita”, dice ”potrei sottopormi alla macchina della verità…la mia esperienza lì è stata assolutamente pulita”. Ha saputo da vecchi studenti che sarebbe stato tirato in causa e ha detto: “Dopo 40 anni viene fuori questo schifo? Non ho nulla di cui vergognarmi. Ma sono spaventato a morte”.
Anche il nome di Kenneth Walleman era sulla lista di One Star; “Non coincide con quello che so di padre Walleman, dice Gill, ha avuto un esaurimento nervoso in un’altra scuola e i suoi superiori lo hanno mandato qui dove c’è meno stress. Inviato per rispondere alle dichiarazioni di Gill, un portavoce per la zona del Wisconsin ha detto che l’ex direttore non intende parlare di questioni mediche riguardanti i suoi uomini.
Riguardo fratello Francis Chapman, accusato di aver molestato One Star, Gill riporta “Mi trasse in inganno. Non era chi diceva di essere. Una volta entrai nella sua stanza e aveva un ragazzino seduto in grembo. Quelle prospettive non mi piacquero. Gli dicemmo di andarsene”. Chapman è morto e, secondo Gill, è stato seppellito a St. Francis. Tuttavia lo stesso Gill è accusato nella lettera di essere uno che picchiava i ragazzini all’improvviso e inaspettatamente, e di parlare di Gesù Cristo tenendogli le mani nell’interno dei pantaloni e accarezzandoli. Egli risponde: “Eravamo circondati da ragazzini, loro erano intraprendenti, cercavano attenzioni, e suppongo che questo poteva essere frainteso”. Dice di non avere un bastone come trofeo appeso nel suo ufficio, come dichiara One Star.
Il prete è rimasto lì un sacco di tempo a fissare la lettera che teneva in grembo “E’ uno shock”, ha risposto alla fine. “Alcuni di questi sono equivoci. Ma se queste cose sono accadute a Sonny posso immaginare come altre cose, relativamente innocue, possano esser state fraintese. Quando guardo indietro, vorrei che avessimo saputo allora quello che sappiamo oggi. Avremmo potuto far si che le boarding schools venissero smantellate prima. Si lavorava tanto. Era estenuante. Eravamo a corto di personale. Le boarding schools non erano amate”. Fa una pausa. ”Si provava grande gioia all’idea di riuscire a venir fuori da una boarding school”.
Articolo di Sharon Waxman, Rapid City Journal, 8 giugno 2003. (Traduz. di Stefania Pontone).
Fonte: http://www.aaanativearts.com/article626.html
Nel video: il cantante Hip hop Wahwahtay Benais nel video “Indigenous Holocaust 2008? diretto da Missy Whiteman. Questo video musicale è dedicato ai bambini che hanno vissuto e sono morti nelle Boarding School. Ecco l’intero testo della canzone:
Verso 1:
Them devils came to the village posing as priests stealing children from they homes took and placed ‘em in a school to replace and undo what they labeled as savage before the gates ya long hair sheared tossed in a pile like it was garbage stripped down from ya custom attire ya skin scrubbed till it bleed put his clothes in a fire and bury his items replace ‘em with ours give ‘em a bible teach ‘em to read bleach ‘em indeed if he speaks one word of his tongue no songs sung from the homeland wich he learned as a young buck from a old sage in the village to a school made of brick were they plan was to kill ‘em save the man was the modo sodomized dramatized gettin beat grueling rations when he eat many died cuz they starved no one notifyed buryed in the yard for not following the cross or officials for my ancestors ya heart beats thru me.
Coro
They took his son from his home yeah they pulled ‘em apart/ they took her daughter from her home they were forced to depart amongst the others on a train they called the Iron Horse Another Native Fell victim to they holocaust. (due volte).
Verso 2
She came from a family of five she was 9 at the time when they came to pay the people a visit with a man who translated the language they promised beautiful things if she attended without mentioning the evil they imposed his hands clammy and they cold as he shakes with a smile on his face now she on her way to carlisle with no knowledge of her fate he tell her calm down come now we at the gate she see the faces of her schoolmates saddened and broke they sat her down cut her hair and made her wear proper clothes to look civilized no more livin like ya tribe Lye soap if you try to speak a word of ya tongue ya mouth washed was the punishment amongst others gurls raped and made mothers babys born babys murdered women sterilized a act of genocide mutha***** ya heard me F*** the government cuz we didnt die we survived.
Coro
They took his son from his home yeah they pulled em apart/ They took her daughter from her home they were forced to depart amongst the others on a train they called the Iron Horse another native fell victim to they holocaust. (due volte).
Verso 3
For more then 500 yrs we been fightin to live 80’s baby born 85 12yrs after wounded knee but what about the massacre were they slaughtered 300 and i aint talkin bout the movie 1890 on a cold december day when the calvary came and started shootin cuz of ceromonie scared we might raise the dead and take back our lands raise or arms and make a stand iam fightin back with these words if u dont know ur past then the future is bleek so seek knowledge from the elders who still livin holdin teachings for the people gotta carry on tradition for or children so we bridging the gap cuz pratt sought break us down by creation of school 1879 we were takin treated cruel like some animals dem priests never took sabatical from beatin and rapin young women and men dem f*** demons
Coro
They took his son from his home yeah they pulled em apart/ they took her daughter from her home they were forced to depart amongst the others on a train they called the iron horse another native fell victim to they holocaust. (Due volte).

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