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Tonino Angelucci, l’amico di tutti

È uno dei patrioti che hanno salvato Alitalia, entrando in CAI con il 7% del capitale.
Tra i più attivi sostenitori della stampa italiana, di qualunque colore essa sia: è l’editore di Libero (con il 100% delle quote), Il Riformista (51%) ed era a un passo dal salvare l’Unità, prima che saltasse fuori quel fallito di Soru a soffiargliela.
Sempre pronto a soccorrere gli amici in difficoltà. Si chiamino essi Gianfranco Fini, al cui fratello Massimo ha offerto il posto da direttore sanitario del San Raffaele di Roma, o Massimo D’Alema, con cui s’accordò nel 2003 per rilevare la Beta immobiliare, contenitore degli ingenti debiti dei Ds con le banche ma anche del vastissimo patrimonio immobiliare ereditato dal Pci, inclusi la storica sede di via Botteghe Oscure e la scuola quadri delle Frattocchie.

Su Antonio Angelucci, detto Tonino, dovrebbero farci un film.Nato nel 1944 a Sante Marie dell’Aquila, sperduto borgo dell’appennino abruzzese, licenza media, a inizio anni ’80 faceva ancora il portantino e il sindacalista Uil all’ospedale San Camillo di Roma.
Oggi è l’imperatore della sanità privata in Lazio e Puglia, dove comanda su migliaia di posti letto e di dipendenti.
Un vero self made man all’amatriciana.
La scalata comincia nel 1984, quando acquisisce il controllo di una struttura per lungodegenti a Velletri. Poi non si ferma più. Assieme alla moglie Silvana Paolini fonda la Tosinvest (Tonino+Silvana, che romantici…), holding che oggi gestisce decine di strutture convenzionate col servizio sanitario nazionale. Tra cui spicca la sede capitolina del San Raffaele, acquistata dall’amico Don Verzè e prontamente rivenduta, con annessa plusvalenza, alla Regione Lazio dell’amico Francesco Storace.
Gran parte del denaro per allargare l’impero è stato prestato da Capitalia, la banca dell’amico Cesare Geronzi, di cui Tosinvest detiene il 2%.

A procurargli qualche grattacapo ci si è messa la magistratura, che lo ha coinvolto nelle inchieste sugli appalti sanitari assegnati dalle Regioni Puglia (2006) e Abruzzo (2008) governate dagli amici Raffaele Fitto e Ottaviano Del Turco, o sulle tangenti pagate all’agente segreto Betulla, l’amico Renato Farina, già vicedirettore di Libero.
Stamani la procura di Velletri, non contenta di avergli messo ai domiciliari il figlio Giampaolo (attendiamo la pubblica indignazione per la mancata carcerazione), avrebbe voluto arrestare anche lui.
Per fortuna lo scorso aprile è diventato deputato Pdl e verrà salvato dall’immunità parlamentare.
Almeno potrà continuare a portare la sua esperienza nelle commissioni Finanze e Attività Produttive e a scegliere con oculatezza le votazioni in aula cui presenziare (per lui al 30 settembre un modico 88,9% di assenze).

Pubblicato anche su www.cogitabondo.net

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