Manifesto per il diritto alla critica di genere e per una responsabilizzazione del mondo della cultura
Tutto ebbe inizio con le vicende che ho narrato QUI.
C’e’ chi si consegna acriticamente ad una cultura "alternativa" che se si astiene dalla riflessione sulla elaborazione dei linguaggi, dei codici di comunicazione, se si astiene dalla dialettica, dal confronto, se sfugge alla contaminazione, rischia di diventare luogo di legittimazione per misoginie "intoccabili" perchè condite di "onore" "rispetto" "militanza attiva" "machismo resistente".
Leggete ed esprimete la vostra opinione. Se siete d’accordo fate girare. Grazie!
Manifesto per il diritto alla critica di genere e per una responsabilizzazione del mondo della cultura
1.] Noi non siamo spettatrici passive della cultura; abbiamo il diritto di esprimere una critica di genere; il mondo della cultura dovrà accoglierla senza confondere la critica di genere con la santa inquisizione.
2.] Noi non amiamo la censura, non siamo dame di carità, siamo scrittrici, giornaliste, creative, fotografe, registe, attrici, pittrici, autrici, artiste, lettrici, fruitrici, il cui parere è sempre stato trattato e connotato come di parte, non obiettivo, pregiudizievole. Gli uomini che fanno cultura non hanno l’esclusiva della "obiettività".
3.] Noi siamo consapevoli di quanto sia fondamentale il ruolo di chi fa cultura nel nostro paese e ci assumiamo la responsabilità di osservare attivamente quanto viene prodotto per presidiare un contesto altrimenti svuotato di contenuto e significato e orientato solo dalla domanda del mercato.
4.] Noi produrremo cultura con la consapevolezza che essa potrà veramente cambiare punti di vista e migliorare le regole del nostro vivere civile.
5.] Noi non dichiariamo la resa ad un mondo (quello culturale) dominato dall’interesse dei marchi di produzione e distribuzione. Noi non ci accontentiamo di essere semplici operaie di una industria (quella della cultura) che è diretta da un unico principio fondante: quello economico.
6.] Noi siamo consapevoli del fatto che la cultura ha sacrificato quasi tutte le sue potenzialità al potere politico. La cultura viene usata per veicolare messaggi utili al progetto politico che attualmente vediamo in atto. Anzi, la cultura è stata diretta, sostituita quasi totalmente con il programma politico dei poteri forti che dominano la nostra nazione.
7.] La cultura ha abdicato al suo ruolo fondamentale e noi non abdicheremo alla responsabilità di insistere affinchè si costruisca una alternativa culturale all’abominio, allo stupro, alla violenza contro le donne, contro le persone più deboli.
8.] Il nostro punto di vista è differente. La nostra visione lucida e radicale. Il nostro posizionamento è "di genere". La nostra critica è "complessa". Non può essere liquidata con superficialità.
9.] Chiediamo ai creativi/e, produttori/trici, distributori/trici del mondo della cultura di essere maggiormente sensibili alle tematiche di genere.
10.] Chiediamo un impegno, non una presa d’atto, ma una riflessione responsabile che induca alla difesa di valori che riteniamo dovrebbero essere patrimonio collettivo e non solo delle donne.
Enza Panebianco su http://www.gennarocarotenuto.it
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