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Andreas Serrano nel cuore

Cristo censurato

[…] molte e le megliori parti gli mancavano, perché non erano in lui né invenzione né decoro né disegno né scienza alcuna della pittura mentre tolto da gli occhi suoi il modello restavano vacui la mano e l’ingegno. Molti nondimeno, invaghiti della sua maniera, l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro studio e fatica si facilitavano la via al copiare il naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza. […] Allora cominciò l’imitazione delle cose vili, ricercandosi le sozzure e le deformità, come sogliono fare alcuni ansiosamente: se essi hanno a dipingere un’armatura, eleggono la più rugginosa, se un vaso, non lo fanno intiero, ma sboccato e rotto. Sono gli abiti loro calze, brache e berrettoni, e così nell’imitare li corpi si fermano con tutto lo studio sopra le rughe e i difetti della pelle e dintorni, formano le dita nodose, le membra alterate da morbi.

Con queste parole Giovanni Pietro Bellori apostrofava Caravaggio e caravaggisti, colpevoli di copiare “puramente li corpi come appariscono gli occhi senza elettione”. Il disprezzo per quell’arte così lontana dai canoni dell’Accademia di San Luca spinge Bellori a godere della sfortune del pittore lombardo, le cui opere più volte furono soggette a censura.

Per li quali modi il Caravaggio incontrò dispiaceri, essendogli tolti li quadri da gli altari, come in San Luigi abbiamo raccontato. La medesima sorte ebbe il Transito della Madonna nella Chiesa della Scala, rimosso per avervi troppo imitato una donna morta gonfia.

Era il 1672, Caravaggio era morto da quasi mezzo secolo. La Storia gli ha dato ragione e ora per fortuna possiamo ancora godere dei suoi capolavori. Chissà invece cosa deciderà la Storia dell’opera di Federico Solmi e del suo Untitled, rivisitazione del crocifisso duecentesco con aggiunta di tiara e spinello che esce dal perizoma. Da un paio di giorni, l’opera è sotto sequestro, in attesa che un Gip convalidi il provvedimento. L’accusa è di “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio”.

Dopo averne parlato tanto, non avrei mai pensato di tornare sull’argomento, e men che meno avrei voluto. Se non fosse che il caso ora è veramente, diciamo, particolare. Mentre con la rana di Bolzano si sollevò un polverone politico con accuse tra destra, sinistra, galleristi e assessori, qui siamo addirittura alle prese con la magistratura. Un giovane artista tocca la figura del Cristo e si trova indagato assieme al gallerista, per di più con il lavoro sotto sequestro. La domanda che sovviene è: da quando il nostro orologio culturale ha iniziato a correre alla rovescia, se si crea tutto questo casino per un lavoro di appena 50 centimetri? Non dovrò tornare troppo dietro nel tempo per dimostrare che lavori come quello di Solmi sono poca roba rispetto a quello che negli ultimi anni si è visto fare con la croce di Cristo.

sul piatto della bilancia ci sono i simboli della cristianità che non vanno toccati

Ho già citato la donna crocifissa realizzata da Cattelan e non mi ripeterò. Non meno polemiche scatenò qualche anno prima, nel 1999, la celebre Nona Ora, una scultura iperrealista raffigurante Papa Giovanni Paolo II steso da un meteorite. Al di là delle polemiche, non ci fu nessun sequestro, e l’opera continuò il normale iter di mercato, venendo battuta nel 2005 all’asta per 3 milioni di dollari.

Tre anni prima, 2002, l’artista polacco Pawel Althamer realizzò nella chiesa di S. Matteo a Lucca, città famosa per le spinte progressiste, la performance Senza titolo, con la quale la tradizionale scultura di Cristo veniva sostituita con un Cristo in carne e ossa. Non siamo in museo, né tantomeno in una fiera d’arte, come nel caso di Solmi, ma in una chiesa. Se non è questo toccare i simboli della cristianità…

Il lavoro di Althamer dalla sua ha un’attenuazione della spinta provocatoria. E’ interesse dell’artista una reale indagine sul valore dell’immagine di Cristo dal punto di vista più umano che religioso: “La mia azione, di contro, è molto tradizionale e riguarda la nostra consapevolezza delle questioni fondamentali”. Chissà se la sua “azione molto tradizionale” è la stessa che lo ha portato a trasformarsi in un Cardinale sprofondato in una vasca piena di acqua viola con uno spinello in bocca. Althamer, comunque, dice “di contro” perché, intervistato da Chiara Leoni per Flash Art (Flash Art, n° 238, febbraio-marzo 2003), sta paragonando il suo lavoro a quello di Andreas Serrano, la cui opera in questione scatenò polemiche che al confronto quelle su Cattelan sembrano i cori della parrocchia.

E’ addirittura del 1987 Piss Christ, lavoro che gode di discreta “fama”. Quanto era diversa la prospettiva appena 20 anni fa: una foto immortala una croce immersa nell’urina del fotografo stesso. Il lavoro di Serrano, come dice Wiki, è sovente “utilizzato come banco di prova della libertà di espressione”. Lo ha citato anche Luttazzi in una puntata di Decameron (minuto 2.50). Di fronte a questi lavori vi renderete conto anche voi che la rana verde e il crocifisso di Solmi appaiono a malapena come blande cartoonate. Le due opere, a mio avviso, hanno una cosa in comune: sono brutte. Nell’idea, nella realizzazione, nell’intento satirico. Sono provocazioni di superficie, incapaci di mordere veramente, e forse per questo ancora più attaccabili. Come La Madonna piange sperma esposta a Bologna nel 2007, il caso più simile a quello di Solmi. Lì ci fu una denuncia per vilipendio alla religione, la mostra perse il patrocinio del Ministero e fu bloccata da Cofferati – il Tar diede ragione all’artista. C’è però una grossa differenza con il caso Bolognese. Lì eravamo in una mostra pubblica, organizzata con l’appoggio di amministrazioni locali e statali, e la denuncia venne esposta da un deputato di Forza Italia; qui siamo in uno stand espositivo di una fiera, quindi in un posto con fini puramente commerciali, e non c’è stato nessun esposto all’origine del sequestro. Si tratta di azione del pm su segnalazione di un carabiniere. E non solo.

Il lavoro di Solmi, che si difende sostenendo che voleva “fare satira su un potere millenario come la chiesa, senza alcun riferimento al Papa attuale”, come se il Papa attuale non fosse attaccabile proprio da questo punto di vista, non solo viene sequestrato, ma non trova neanche il riconoscimento che vorrebbe: quello di Arte. A parole:

Effettivamente già in passato mi sono occupato di vicende simili: ma nel caso del film di Ciprì e Maresco si trattava di un’opera d’arte, qui invece siamo lontani mille miglia da considerarla tale. Quel crocefisso è una bestemmia.

Ma anche nei fatti:

è stato deciso per il reato di esposizione di oggetti osceni. Reato diverso da esposizione di opere d’arte oscene, e questo significa che i magistrati non hanno considerato la scultura come tale.

A parte che andrebbe spiegato, con caratteri oggettivi, perché Totò che visse due volte sì e Untitled no, Solmi ha fatto la fine del cornuto e mazziato, indagato per vilipendio e svuotato di ogni valore. Come ho detto, il lavoro in questione, così, a una vista forse superficiale, perché mediata da fotografie piuttosto piccole, non mi piace, ma non per questo prendo in considerazioni censure o, peggio ancora, mi permetto di dire se è arte o meno. In uno stato di diritto è normale che la legge fissi i “paletti” anche dell’espressione artistica. Ma da quando la giustizia può stabilire cos’è arte e cosa no? Questo è un lavoro demandato da tempo ad altre figure: gli esperti del settore. Critici d’arte, storici, curatori di musei, restauratori, collezionisti, galleresti e, a volte, anche gli artisti. Sono loro che stabiliscono cosa può essere arte o meno.
L’Estetica è una disciplina con la morfologia d’un organismo vivente alimentato dal contesto culturale in cui cresce. Ragion per cui può anche commettere errori di valutazione. L’opera di Solmi può darsi che nel corso del tempo, passato il casino, sparisca dalle nostre memorie, perdendosi nel dimenticatoio di un periodo sovraccarico di produzioni. Ma solo il tempo e la Storia possono permettersi la posizione migliore per mettere le cose nella giusta prospettiva e stabilire se i Federico Solmi avranno il diritto o meno di finire nei manuali di Arte Contemporanea di un liceo artistico.

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