Arriva la decrescita. Finalmente
Nel 2009 ci aspettano lacrime e sangue. Adesso che a dirlo è Mario Draghi e non Beppe Grillo forse la gente comincerà a preoccuparsi sul serio.
Meno 2% sul Pil: questa la previsione contenuta nel Bollettino di Bankitalia diffuso ieri. Altre stime di Palazzo Koch: meno 5% sulle esportazioni, crescita zero nei consumi, mercato del credito che stenterà a sbloccarsi.
All’origine di un quadro tanto fosco sia la congiuntura internazionale che le debolezze endemiche del nostro sistema, prima tra tutte il debito pubblico. Il rapporto deficit-Pil, già il più alto tra i paesi del G8, salirà di due ulteriori punti superando il 106%.
A rassicurare i teleconsumatori arriverà presto il sorriso del Prestigiatore, sprizzante ottimismo. Ma a noi disfattisti, sciagurati seguaci della teoria della decrescita di Serge Latouche, i numeri di Draghi il buonumore ce l’hanno infuso per davvero.
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Franco Verderi su http://www.gennarocarotenuto.it
















Gennaro Carotenuto | 16 gennaio 2009 18:07 | Rispondi
Beati voi. Ho seguito perfino un corso d’eccellenza del Prof. Latouche ed ha rafforzato la mia convinzione sull’inconsistenza pratica di tale teoria.
Sarebbe bello crederci, ma io mi sono convinto che la decrescita sia una roba per benestanti europei nelle loro belle case di campagna.
Per tutti gli altri ci vuole crescita pulita e con giustizia sociale. Ma senza crescita economica non c’è redistribuzione possibile.
Raffaele Della Rosa | 16 gennaio 2009 18:44 | Rispondi
Arriva la decrescita. Finalmente
BRUNETTA DIVENTERA’ INVISIBILE
Franco Verderi | 16 gennaio 2009 22:10 | Rispondi
Sono d’accordo Gennaro: la decrescita DEVE essere per i benestanti, quale anch’io mi considero nonostante non abbia mai superato i 1300 euro di stipendio (da precario).
Per i veri indigenti, soprattutto gli abitanti dei Paesi del Sud del mondo, è auspicabile una crescita forte e duratura.
Perché questo avvenga, è condizione necessaria (anche se purtroppo non sufficiente) che le nostre economie occidentali, assieme alle risorse che consumano, si contraggano.
Perlomeno questo è il senso in cui io interpreto Latouche.
Vorrei comunque approfittare di questo post, visto che non l’ho ancora fatto, per ringraziarti per l’opportunità che ci offri di condividere e aprire una discussione sui nostri pezzi.
Sono da tempo un tuo lettore, specie sui temi latinoamericani, ma solo da poco mi sono registrato. Leggere i tuoi commenti e quelli degli altri naviganti (come Raffaele) dà una piccola emozione e fa sentire meno soli.
Grazie!
Raffaele Della Rosa | 19 gennaio 2009 14:20 | Rispondi
Caro Franco,
grazie innanzitutto per aver posto all’attenzione Latouche, di cui avevo sentito parlare ma di cui, come del resto della Klein, non ho ancora letto libri….
In quanto al sentirsi meno soli, non so di qual generazione tu sia, ti rispondo con le parole degli anarchici STORNELLI DELL’ESILIO
dovunque uno sfruttato si ribelli
là trovero sempre dei fratelli
sai mica è sempre vero che siano solo canzonette