Friday 10 February 2012, 03:14

Gaza non è sola, entrano da Rafah gli aiuti umanitari venezuelani

ayuda_gaza Stamane, venerdì, dalla frontiera di Rafah tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, utilizzando le tre ore di tregua quotidiana sono entrati gli aiuti umanitari inviati dalla Repubblica bolivariana del Venezuela. Sono 12.5 tonnellate di alimenti, medicine, coperte, attrezzature ospedaliere che hanno avventurosamente viaggiato per 27 ore da Caracas fino ad arrivare a Gaza a dimostrare che la solidarietà internazionalista è viva e non conosce frontiere né guerre.

La stampa mondiale ha finora parlato solo per condannare la rottura delle relazioni diplomatiche della Bolivia prima e del Venezuela poi con lo stato d’Israele come segno di protesta contro i bombardamenti a Gaza e adesso non registra gli aiuti umanitari che dall’America latina giungono al popolo palestinese. Ma al momento della chiusura di questo articolo una colonna di camion con le bandiere venezuelana e della mezza luna rossa sta avanzando lentamente tra le strade distrutte della Striscia.

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  1. gianfranco ambrosio | 16 gennaio 2009 17:16 | Rispondi

    questo è l’incipit di un articolo di Vittorio Arrigoni da Gaza: “Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”
    Mi sono ricordato del libro di Rita Porena, “Il giorno che a Beirut morirono i panda”, immaginava d’importare dei panda in Libano perchè il mondo si accorgesse di Sabra e Chatila
    Forse è vero, per fermare il massacro bisognerebbe rapire l’orsetto Knut e portarlo a Gaza.

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