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REPLICA a “Le primarie al PD vanno bene solo se preconfezionate”

Il presente articolo è in replica a questo.

Quello che è successo alle Primarie qui a Suzzara, non solo è di una gravità eccezionale ma corre il rischio di minare fin dalle fondamenta il PD, la libertà di espressione e partecipazione e, senza esagerazione alcuna, il senso stesso della convivenza democratica.

Sfalsare il risultato di una consultazione attraverso voti di scambio (ampiamente documentati da testimonianze e prove documentali), organizzati al di fuori della logica della libera e consapevole partecipazione è tre volte aberrante.

La prima ragione, è che si è voluto utilizzare a scopi personali e di potere una regola democratica e civile del PD, quella del voto ai cittadini non italiani residenti – approfittando, evidentemente di debolezze sociali e legami poco chiari – che è nata per imprimere un nuovo impulso alle politiche d’integrazione, non certo per logiche di sfruttamento.

A Suzzara il voto per gli stranieri nelle primarie non è stato sostenuto da Melli, ma da noi. Non siamo pentiti di questa decisione, che riteniamo giusta. Ma ciò che è vergognoso è il fatto che gli stranieri siano stati sfruttati al fine di ottenere consenso e questo allontana la possibilità che venga condiviso dalla maggioranza degli italiani il loro diritto al voto.

La seconda ragione è che l’onesta e aperta competizione, in cui io credo, anche se schietta e talvolta spigolosa, non deve mai far perdere di vista la comunità politica a cui tutti noi partecipiamo. L’intendere uno strumento vero e basato sulla reciproca fiducia come le primarie un mero strumento di potere, significa distruggere tutto ciò in cui migliaia di Suzzaresi, milioni di italiani credono con passione.

La terza è che, non a caso siamo noi a fare le Primarie e non le destre, marcando così un profondo distinguo su come viene concepita la politica, la partecipazione, la democrazia.

Utilizzarle in questo modo significa annullare completamente questa differenza e muoversi nella logica del puro potere e controllo, oltretutto raggiunto con mezzi poco trasparenti. Peggio di così.

I democratici veri, quelli capaci di competere perché ci credono e non perché accecati da altre cose, tutto ciò non possono accettarlo.

Chiedo scusa a nome mio e loro, innanzitutto, a quelle donne e uomini stranieri che, forse, per un frainteso senso dei legami e della considerazione sociale si sono prestati a questa operazione e che sono stati sfruttati. Chiedo scusa a Suzzara, a cui è stata inferta una profonda ferita. E chiedo scusa a tutte le democratiche e i democratici che, in buona fede, non hanno scelto me come loro preferenza e vedono sporcato il loro voto da questa azione.

Non è il risultato finale consegnato dalle urne che non accetto; ciò che non accetto è il metodo che è stato usato per vincere. Anche perché sarà impossibile cancellare dalla memoria ciò che ho visto con i miei occhi: le persone straniere che arrivavano e non avendo la minima idea di cosa dovevano fare, venivano “indirizzate” non da “mediatori culturali” ma dai capo clan, presenti davanti al seggio dalla mattina alle otto fino alla chiusura, alla scelta di un’unico candidato, Melli. La battaglia che credo sia giusto portare avanti in ambito politico, amministrativo, e pubblico, è per ristabilire la dignità, la legalità e la fedeltà alle regole democratiche, che sono alla base del mio Partito, e in questa battaglia non sono da sola, ma siamo in tanti.

Mi sembra in questo modo di avere risposto anche a Monica Perugini, che ha ingaggiato una campagna personale contro di me sul web. Una cosa è certa: conosce assai bene Melli, ma evidentemente non conosce affatto me.

Valeria Canova

Democratica di Suzzara

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