Wednesday 08 February 2012, 20:22

WECAN2

All’inizio del nuovo anno solitamente si esprime un desiderio ed io non posso che pensare allo storico insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca.

Sono infatti fermamente convinto che Obama porterà il cambiamento che ha promesso e che tutto il mondo – non solo l’America – aspetta, perchè siamo tutti ansiosi di cambiare strada. Capiamoci: non credo che Obama sia un mago o il messia e la soluzione ai mille gravissimi problemi che affliggono l’umanità potrà arrivare solo dopo anni di perseveranza e di lotta e probabilmente non sarà possibile nei quattro anni di mandato che il neo eletto Presidente USA ha guadagnato con il voto popolare. E’ tuttavia indubbio che Obama ha già iniziato un processo di cambiamento globale, proprio grazie alla sua elezione ed alla sua filosofia
YES WE CAN è un’idea, una visione che restituisce al popolo il potere di cambiare le cose, restaurando la speranza  nella gente di poter guidare la nazione e per estensione del ragionamento, il mondo intero. Che i tempi siano maturi per questo è stato provato il 4 novembre scorso, quando gli americani sono tornati a votare in massa e sono scesi in strada aspettando un risultato elettorale che rimarrà scritto nei libri di storia.
Gli americani, bistrattati dal resto del mondo per i danni che i due mandati Bush hanno provocato a tutta l’umanità e divisi al loro interno dal collasso strutturale del sistema capitalistico su cui il Paese è fondato e dalla Grande Crisi finanziaria ed economica, hanno dato un segnale di proporzioni storiche a tutti noi. Credo fermamente che la strada sia quella mostrata dagli USA e che il mondo ha la stessa opportunità di seguirla, mentre il vecchio sistema  collassa nell’oscurità di una brutale recessione. Dobbiamo cambiare per sopravvivere e quella che ci viene offerta dal destino è un’opportunità unica di cambiare per il meglio un sistema sociale ingiusto, basato su valori ormai tramontati con lo scorso secolo, che non rispecchia più le necessità della gente, sempre più disillusa e distante dal potere.
Obama ci ha ricordato che invece possiamo fare la differenza perchè il sistema è fondato sulle scelte che fa la gente ed è proprio dalla gente che deve venire la spinta per scardinare la casta che occupa la sala comandi di questa nave che affonda.
Per questo la crisi gioca un ruolo positivo nel cambiamento, dando il senso pratico della necessità e dell’urgenza che abbiamo di muoverci, di far sentire la nostra voce, di superare le divisioni ridicole che ci distraggono dal mettere ordine sulle priorità delle cose che devono essere affrontate per non continuare a fare danni irreparabile alla nostra società, scivolando verso la fine.
Questo è – se possibile – ancora più vero per noi, in Italia, con le nostre peculiarità, il nostro sistema bloccato e feudale, dove un Obama non avrebbe neanche avuto l’opportunità di competere (da noi sono i partiti a scegliere, non la gente…).
Credo fermamente nell’opportunità storica che ci si presenta di dimostrare che la gente di tutto il mondo (ed in prima fila gli italiani) vuole il cambiamento, perchè anche noi possiamo farlo: YES, WE CAN TOO.
La lotta è appena cominciata grazie all’elezione di Obama. Gli ostacoli sono tanti ed il pericolo di fallire è dietro l’angolo, ma ho visto i giovani scendere in piazza (non solo in America, ma in tutto il mondo) , smentendo le accuse di apatìa che veniva rivolta alle nuove generazioni, dimostrando di esserci e di avere un’energia ed una potenza insospettata e proprio per questo guardo al 2009 ed agli anni che verranno con ottimismo.


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RSS Feed for This Post 8 Commenti

  1. Gennaro Carotenuto | 1 gennaio 2009 23:03 | Rispondi

    Mi auguro che tu abbia ragione. Ma all’ottimismo della NECESSITA’ non posso non opporre il pessimismo della ragione.

  2. Marco Ferrari | 1 gennaio 2009 23:35 | Rispondi

    ti capisco Gennaro, ma se la necessità è evidente è altrettanto importante affrontare le opportunità con ottimismo, relegando in un angolo il pessimismo dettato dalla razionale analisi della realtà italiana… spero…

  3. Freddie Freeloader | 2 gennaio 2009 00:04 | Rispondi

    Quello che mi sembra estremamente intelligente da parte di Obama è un forte richiamo alla partecipazione, alla solidarietà reciproca e una fortissima campagna di responsabilizzazione e gratificazione degli elettori. (Lo vedo attraverso la newsletter a cui sono iscritto).
    Credo che sia un’idea straordinaria, ma non credo che possa funzionare ovunque, specie qui in Italia, dove vige un certo principio di egoismo e di amoralità per cui discorsi che facciano leva sull’amor proprio e il patriottismo hanno poco peso.

  4. Marco Ferrari | 2 gennaio 2009 10:57 | Rispondi

    Quello che dici, Freddie, è vero. Ogni situazione è specifica e necessita un approccio personalizzato alle proprie caratteristiche e la difficoltà è proprio in questo, ma non saper usare l’onda lunga di un principio, di un’idea che nasce è perdere una grande opportunità.
    La partecipazione popolare (specialmente il coinvolgimento dei giovani) è la chiave della visione di Obama, mirabilmente sintetizzata in Yes We Can. In Italia questo potrebbe succedere non per patriottismo, ma per arginare lo sfascio istituzionale, la deriva della politica e l’assenza di “servizi” offerti alla gente (sanità, giustizia, educazione…). Credo… spero…

  5. Doriana Goracci | 2 gennaio 2009 18:45 | Rispondi

    Tralascio i nostrani yes we can: sono di uno squallore infinito. La speranza è dura a morire, specie quando si tratta di Campare e dignitosamente. Gli Usa scricchiolano da tempo, per dirla al minimo e senza allarmismi. Non capisco Marco, quali importanti opportunità noi dobbiamo cogliere e attraverso quali personaggi, pronti a recepirle. Spero che le vacanze fatte da Obama e famiglia, gli abbiano schiarito le idee in merito ad Israele e la Palestina…malgrado sia una che vede sempre il mezzo pieno, non ho riscontri al momento di nessuna diversa strategia. Forse i prossimi crac dell’economia e finanza globale, azzitteranno il rumore dei bombardamenti e ci si dirà, we can: cosa?
    Perdona il mio cinismo non dettato da analisi razionali, di cui non sono capace ma dalla cronaca spiccia.
    ciao doriana

  6. Doriana Goracci | 2 gennaio 2009 19:15 | Rispondi

    Mentre avevo scritto il primo commento, leggo la posta e una mail con il video che forse conoscerete:
    http://www.youtube.com/watch?v=zsKXXgftFGY
    Sgarbi contestato ad Agrigento. e vado sul sito del contestatore di 22 anni, famiglia Pd
    http://www.lamiaterraladifendo.it/
    Sarò distratta ma anche se Giuseppe Gatì dimostra che se po fà, e si paga, la sua Famiglia democratica all’ombra non ha denunciato un bel niente e sollevato nessun caso. Possono, possono…farsi gli interessi loro.Infami.

  7. Raffaele Della Rosa | 3 gennaio 2009 12:13 | Rispondi

    Caro Marco,
    è giusto che la speranza sia l’ultima a morire. Ma…Obama è, che piaccia o no, anche lui frutto di scelte di una parte dell’establishment…di quella parte che non vedeva di buon occhio i Clinton.
    NON VI E’ DUBBIO CHE ABBIA MOBILITATO LA GENTE COMUNE, QUELLA NORMALMENTE STRANEA ALLA POLITICA. Per farlo però ci voleva la macchina (ed i soldi) della politica organizzata.
    Nel suo staff non vi sono esponenti del sindacalismo (né di base né tradizionale) né gente che ha organizzato a livello di comunità l’antagonismo sociale. Ma gente che proviene dal mondo delle lobby e degli studi dei grandi avvocati oltrechè dalla politica più tradizionale.
    Allora ? All’Ovest niente di nuovo ? Di nuovo c’è che a livello di élite i neri non sono più tutti appestati da relegare al ruolo di lustrascarpe in città e di braccianti e mezzadri in campagna…qualcuno può anche tener banco nei salotti importanti.
    Ma nero, bianco, giallo o verde dovrà rispettare certe compatibilità. Quali ? Alcune le stiamo vedendo già in queste ore di massacri bestiali a Ghaza.
    Per il resto. In Italia e negli USA e nel resto del mondo i soggetti politici collettivi sono indispensabili. I modelli organizzativi possono e debbono essere funzionali alla fase ed al luogo. Senza organizzazione anche la democrazia di base, la partecipazione di tutti, o per lo meno della stragrande maggioranza, alla vita ed alle decisioni della collettività, comunità, chiamatela come volete, resta, neppure un’utopia, solo un “flatus vocis”.
    Siccome da noi (ma non solo da noi) fino ad ora si è organizzato bene solo il “magna-magna” ovvio che ci sia tutto da rifare, da ripensare.
    Non credo che il modello Obama ci sarà di molto aiuto.

  8. Marco Ferrari | 3 gennaio 2009 12:45 | Rispondi

    Prima di ogni latra cosa GRAZIE dei commenti. Da quando ho pubblicato questo articolo in rete ho avuto il piacere di ricevere molte opinioni, alcune del tutto condivisibili ed altre meno, ma con lacune caratteristiche comuni di fondo che trovo estremamente interessanti:
    1 – il pessismismo che accomuna gli italiani nei confronti di ogni possibile cambiamento è il sintomo di come questo sia assolutamente necessario. Non è sfiducia, è un sentimento molto più profondo, quasi depressivo, nato dalle delusioni e dallo sfascio in cui noi tutti viviamo. Lo capisco, lo vivo, lo sento, ma NON lo condivido. La reazione deve esserci, pena l’annichilimento definitivo che non sarà facile spiegare ai nostri figli.
    2 – La diffidenza su Obama si basa sul suo essere parte dell’establishment (vero), ma non vede quanto questo stesso sia scosso dal suo arrivo. “Un nero non ce la potrà mai fare”, “Lo ammazzano prima”, dicevano quasi tutti quelli che credevano che Hillary fosse meglio perchè la conoscevano come moglie di Bill, mentre i Repubblicani, lo davano per morto di fronte alla potenza delle lobby che sostengono i conservatori. Obama invece ha stravinto, coinvolgendo i giovani, raccogliendo fondi via internet, affascinando le folle, restituendo la speranza (anche a quei neri che vivono nei ghetti delle grandi città , Raffaella) che il cambiamento è possibile se è la gente che lo vuole (non solo che lo chiede)
    3 – Non si può volere tutto e subito. L’integralismo rivoluzionario combatte il sistema da fuori ed ho paura (ho 47 anni ed ho vissuto anche io il sogno da ragazzo…) che sia anacronistico, specie negli USA. Obama ha dimostrato che si può generare il cambiamento da dentro il sistema, restituendo alla gente il potere di scegliere. Scusatemi, ma credo che non sia poco.
    Ovviamente solo il tempo darà torto o ragione a quello che penso, ma credo davvero che anche noi, in Italia abbiamo davanti un’opportunità storica che sarebbe sbagliato perdere.

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