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Guido Piccoli a Ingrid Betancourt: anche le vittime del terrorismo di Stato meritano rispetto

guidoingrid 8807170841 Questo è il testo dell’intervento di Guido Piccoli a Bologna nell’incontro con Ingrid Betancourt di stasera.

Vi ringrazio per questo invito E’ un’emozione avere al fianco Ingrid Betancourt. Ho cominciato a conoscere, amare e scrivere di Colombia alla fine degli anni Ottanta ai tempi di Pablo Escobar.

Tutti allora, dai giornali agli amici, mi chiedevano di Escobar, di scrivere su di lui… se l’avessi incontrato. Un mito negativo. Il male.

Dopo quasi 20 anni, con Ingrid, dal male siamo passati al bene. E’ l’unico miglioramento che vedo però.

Credo che faremmo un gran torto ai colombiani, e anche a Ingrid, se l’obiettivo fosse stretto solo su di lei e la Colombia rimanesse, dietro di lei, un paese incomprensibile.

Se noi ci fermassimo alla sua vicenda, la unica vicenda conosciuta, vedremmo un solo delitto: il sequestro di persona. E poi, i buoni da una parte – coloro che l’hanno liberata- e cattivi dall’altra, coloro che l’hanno tenuta sequestrata, rubandole 6 anni e mezzo della sua vita.
Ma questa non è la Colombia, è solo una parte del suo conflitto. Voglio allargare l’obiettivo a partire dal giorno della liberazione di Ingrid. Ricordate la foto di Ingrid che abbraccia un generale, il generale Mario Montoya. Nessuna critica. Io avrei abbracciato anche il diavolo se m’avesse liberato da una ingiusta prigionia.
Perché il generale Montoya? Perché esattamente 4 mesi dopo, ai primi di novembre, già accusato di vincoli con i paramilitari anche dalla Cia e dal Dipartimento di Stato Usa, Montoya è costretto a dimettersi in seguito al cosiddetto scandalo dei falsi positivi. Credo che pochi sappiano cosa sia questo scandalo. E’ la scoperta, dopo anni di denunce inascoltate, che centinaia, forse migliaia di colombiani, per lo più giovani, sono stati sequestrati dall’esercito, portati in zone di combattimento, obbligati a indossare tute mimetiche, assassinati e fatti passare per guerriglieri. Perché questa barbarie? Perchè i soldati avessero licenze premio. Perché i generali potessero farsi belli con il presidente Uribe. E perché il presidente Uribe potesse cantar vittoria sulla guerriglia.
Mi chiedo: questi sequestri finiti con una raffica nella schiena sono forse sequestri di serie B, da non conoscere, da non denunciare? Una settimana fa, in sede Onu a Ginevra, il vicepresidente Santos ha chiesto perdono per questo massacro organizzato dall’esercito e ha promesso zero impunità. Non avverrà. Lo stato colombiano ci ha abituato, da decenni, all’impunità quasi totale per questo tipo di delitti . Finora ci sono state delle destituzioni. Niente di più. Le vittime di questi delitti meritano il nostro rispetto, i loro familiari il nostro aiuto. Dallo stato avranno solo promesse vuote alla luce del sole e minacce nel buio della notte per coloro se continuano a chiedere giustizia.
Parliamo di altri sequestri, di gente che sparisce, dei desaparecidos. Le sparizioni forzate sono monopolio dello Stato e dei suoi alleati, così come i sequestri di persona sono monopolio dei guerriglieri. Sparizioni, come gli omicidi mirati, sono realizzati con intelligenza, senza bisogno di colpi di stato, senza voli della morte, senza le fucilazioni nello stadio, pochi al giorno per non dare nell’occhio. La somma dei desaparecidos in Colombia supera quelli del dramma cileno e forse anche di quello argentino. Questi sequestri che finiscono nel nulla, che hanno riempito le 3000 fosse comuni finora scoperte, sono forse sequestri di serie B, da non conoscere, da non denunciare?
Noi li conosciamo per le denunce continue dell’Alto Commissariato dei diritti umani, Amnesty, Human rights’watch. Di quelle di decine di coraggiose organizzazioni umanitarie colombiane che lo Stato colombiano, e in particolare Uribe, accusa, per la loro attività, di essere alleate della guerriglia. Potrei essere giudicato un alleato della guerriglia ora che ricordo questa barbarie, ora che forse guasto un po’ l’atmosfera di giusta festa di sera.
E la logica speculare a quella che ha portato le Farc a sequestrare Ingrid in quanto un esponente del sistema. Uribe e le Farc in qualche modo dicono “chi non è con me è contro di me”.
Se qualcuno lo pensa mi dispiace, ma penso di onorare l’invito e il mio dovere di giornalista che dice e scrive quello che ritiene sia vero. Almeno qui,  dove non abbiamo come in Colombia la pistola puntata alla tempia.
La realtà va raccontata per quella che è. Non mi allungo a parlare di massacri, di sfollamenti forzati di 3-4 milioni di colombiani. Voglio solo ricordare dei dati (sono dati di un prestigioso centro di indagine dei Gesuiti, che avete potuto leggere nelle 2 pagine che il primo dicembre scorso ha dedicato, eccezionalmente,  allo scandalo del parapolitica il Corriere della Sera col titolo “Colombia, indagato 1 parlamentare su quattro”) ad esempio nel primo semestre 2008 si sono verificati 1629 morti o scomparsi, dei quali 48 da attribuire alla guerriglia, 147 allo stato, 267 ai paramilitari, che Uribe sostiene non esistano più. La matematica non è un’opinione. Nessuno può o vuole assolvere i crimini di una parte, ricordando i crimini dell’altra, ma non è possibile continuare a leggere il mondo con i soliti  “due pesi e due misure”, non è onesto puntare i riflettori sui crimini innegabili di una parte e lasciare oscuri i crimini innegabili dell’altra. Dovremmo stare contro tutti i criminali e al fianco di tutte le vittime, a cominciare dai poveri che in Colombia sono più la grande maggioranza, dai sindacalisti e dagli indigeni (colpiti da tutti, anche dai guerriglieri che non tollerano la loro autonomia, ma soprattutto dallo stato e dai paramilitari al servizio delle multinazionali). E dovremmo essere contro il terrorismo e tutti i terroristi, senza agire nei fatti come se ci fossero terroristi buoni e cattivi, a seconda che difendano o meno gli interessi dei privilegiati. Occorre costruire un’alternativa alla guerriglia ed al narcotraffico….come recita lo slogan di questa bellissima iniziativa, ma anche al paramilitarismo e al terrorismo di stato, e al fondo alla la corruzione, l’inpunità e la scandalosa ingiustizia sociale, la ragione prima della violenza colombiana. Altrimenti la “libertà per tutti gli ostaggi e le diverse condizioni di vita, istruzione e lavoro” rimarranno un proposito vuoto e una favola natalizia.

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