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Argentina: Victoria Donda Pérez

“BOTTINO DI GUERRA”

Buenos Aires, 10 dicembre 2008. La bambina nasce nella “Scuola di meccanica della marina” (luogo conosciuto con l’acronimo di Esma), probabilmente negli ultimi mesi del 1977. In Argentina, sono gli anni della dittatura militare (che – ricordiamolo – durerà quasi 8 anni, dal 24 marzo 1976 al 10 dicembre 1983) e la Esma è un luogo di detenzione e di tortura.

Victoria, questo il nome della piccola, cresce a Quilmes, periferia di Buenos Aires, inconsapevole di quello che le avrebbe riservato il destino.

Passano gli anni e i periodi storici, ma le ferite inferte dalla dittatura alla società argentina non si rimarginano. Nel luglio del 2003, due organizzazioni per i diritti umani “Hijos” (Figli, ma anche acronimo di “Hijos por la Identidad y la Justicia contra el Olvido y el Silenzio”, Figli per la identità e la giustizia, contro la dimenticanza e il silenzio) e “Abuelas de Plaza de Mayo” (Nonne di Piazza di Maggio) avvertono Victoria che lei potrebbe essere figlia di desaparecidos, cioè di scomparsi (furono 30.000) nell’epoca della dittatura militare.

In quegli anni, una delle azioni più ignobili messa in atto dai militari era “el robo de niños”, la sottrazione dei bambini, come fossero – lo ricorda anche il titolo di un famoso documentario argentino (di David Blaustein, anno 2000) – una sorta di “bottino di guerra”.

I test genetici confermano i sospetti: Victoria è figlia di una coppia di desaparecidos, mentre le persone con cui ha vissuto fino ad allora non sono i suoi veri genitori, bensì padres adoptivos (se si vuole essere buoni, apropiadores, se si vuole essere crudi),

che avevano approfittato – è duro dirlo – della loro posizione di forza (l’uomo era un militare di stanza alla Esma, la scuola di cui si è detto all’inizio) per sottrarre un neonato ad una prigioniera politica.

Victoria Donda Pérez diventa la nieta recuperada (la nipote recuperata) n. 78. Oggi il numero delle persone a cui le Nonne di Piazza di Maggio hanno restituito l’identità sottratta negli anni della dittatura sono 92 (dato aggiornato all’agosto 2008).

L’esistenza di Victoria cambia in maniera drammatica. Si può dire – senza timore di esagerare – che lei muoia e rinasca a nuova vita. Ma le sorprese non si fermano qui.

Esattamente un anno fa, in occasione delle elezioni che hanno portato alla presidenza dell’Argentina Cristina Fernández sposata Kirchner, Victoria viene eletta deputata, divenendo la più giovane donna eletta alla Camera (che – ricordiamolo -, assieme al Senato, forma il Congresso della Repubblica argentina).

L’abbiamo incontrata, per una lunga intervista, nel suo ufficio al 7.mo piano al numero 732 di Riobamba, a pochi metri dal palazzo del Congresso. Il suo spazio di lavoro aiuta a capire la persona.

Nella segreteria, fanno bella mostra di sé manifesti di Evo Morales, presidente della Bolivia, e di Fernando Lugo, neopresidente del Paraguay. Alle pareti del suo studio sono appese varie foto di Cuba (Fidel e l’immancabile Che Guevara), poi il Venezuela di Hugo Chávez (con il famoso slogan: “Uh, ah, Chávez no se va!”), e ancora un calendario di Evita Perón. E un manifesto de las Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne che hanno aiutata a conoscere e recuperare la sua vera identità.

In questi casi, il rischio che si corre è di rimanere prigionieri della propria storia, soprattutto quando questa diventa oggetto di attenzione, quasi morbosa, da parte dei media (va ricordato che la vita di Victoria è stata oggetto di documentari e di film e che a marzo 2009, in Francia, uscirà un libro su di lei). Invece, questo rischio pare superato.
Victoria infatti ha mantenuto “i piedi per terra” e sta lavorando molto bene, mai perdendo di vista il proprio obiettivo politico: lavorare perché la politica si occupi dei troppi poveri e delle troppe ingiustizie di questo paese e l’America Latina prosegua sulla strada della propria liberazione. Strada che è già stata imboccata, ma che rimane lunga e difficile, soprattutto in una fase storica di grandi incertezze (politiche ed economiche) come quella attuale.

Le domandiamo come giudica il primo anno di presidenza di Cristina Fernández Kirchner. Non ha fatto ciò in cui speravamo, spiega Victoria. La svolta (in negativo) si è avuta nel luglio 2008 con la sconfitta sul progetto di legge (il 125), che voleva tassare i profitti dei grandi produttori agricoli, sconfitta contraddistinta dal voto contro il governo dello stesso vicepresidente, Julio Cobos. Dunque, conclude la deputata, per un vero cambio del paese e dei suoi centri di potere occorrerà aspettare ancora.

Nonostante ciò, sarà per la giovane età o per la sua storia personale o per altro ancora, Victoria, figlia di desaparecidos e deputata argentina, non sembra avere dubbi: “Per il futuro, sono ottimista”, ci dice con un sorriso. E non è un sorriso di circostanza.

Paolo Moiola

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