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29 novembre: 3^ Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne

Sabato 29 novembre si celebra la 3^ Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne – a loro volta soggetti/e a crescente violenza.

Il primo riconoscimento esplicito che il diritto di difendere i diritti umani da parte della comunità internazionale esiste, ed è internazionalmente protetto è sancito da quella che comunemente è chiamata “Dichiarazione ONU sui difensori/difensore dei diritti umani”. Formalmente è la “Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi e organismi della società, a promuovere e proteggere i diritti umani riconosciuti come universali e le libertà fondamentali”, adottata come risoluzione 53/144 dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1998. Tale dichiarazione, basata su diritti già protetti da altri strumenti internazionali giuridicamente vincolanti (tra cui Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna – CEDaW, Convenzione internazionale sui Diritti Civili e Politici – ICCPR e Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali – ICESCR), è indirizzata tanto a Stati quanto a difensori dei diritti umani e a singoli soggetti. La Dichiarazione riconosce che difendere i diritti umani è esso stesso un diritto e spiega come i diritti umani si applicano ai difensori; inoltre, affermando i diritti dei difensori e gli obblighi degli stati a proteggere tali diritti, la Dichiarazione legittima l’attivismo a difesa dei diritti umani e riconosce che individui e gruppi possano svolgere attività nel settore dei diritti umani senza paura di rappresaglie.

L’art. 1 della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani definisce come difensore dei diritti umani chiunque “promuove e si adopera per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Vi possiamo far rientrare a titolo puramente esplicativo ma non esaustivo: operatori comunitari, attivisti di ONG, attivisti nel settore ambientale, avvocati, promotori dei diritti di persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), sindacalisti, operatori sanitari, rappresentanti di studenti, giornalisti, operatori umanitari, promotori della pace, testimoni di violazioni dei diritti umani, componenti delle NU.

Nonostante le difensore dei diritti umani e i/le difensori/e dei diritti umani delle donne[1] non siano propriamente una categoria a sé, viene loro riconosciuto un particolare bisogno di tutela. Gli attivisti e le attiviste che si mettono in prima linea per la difesa e promozione dei diritti umani e in particolare di quelli delle donne sono, infatti, essi/e stessi/e vulnerabili alla violenza.

I rischi maggiori vengono corsi dalle donne che lavorano a difesa dei diritti delle donne, che spesso subiscono forme di violenza o minaccia di natura sessuale, specifiche per il loro genere. Inoltre molte/i attiviste/i dei diritti umani sono lesbiche, gay, bisessuali e trans, soggetti dunque vulnerabili alla violenza per ciò che sono e per ciò che fanno (specialmente quando lavorano specificamente sul tema della sessualità).

Gli stereotipi di genere, le basi delle pratiche e norme patriarcali radicate nelle nostre culture, l’interpretazione maschilista di culture, tradizioni, abitudini e religioni espone tutte queste figure a maggiori violenze e a maggiori rischi specifici per il loro genere.

Dal Rapporto presentato al Consiglio delle Nazioni Unite nel gennaio 2007 dall’allora Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla Situazione dei Difensori dei Diritti Umani, la pakistana Hina Jilani (in carica dal 2000 al marzo 2008, quando è stata sostituita dall’ugandese Margaret Sekaggya), risultava che dall’inizio del suo mandato siano stati presi 449 provvedimenti per casi, riguardanti violazioni dei diritti di attivisti ed attiviste (per un totale di 1341) nel campo della difesa dei diritti umani delle donne. 43 di questi casi riguardavano assassinii degli/delle attivisti/e, a livello mondiale inoltre, indipendentemente dalla regione geografica, risultavano essere molto numerosi e diffusi i casi di violenza sessuale e le minacce di morte.

Mettendo in risalto l’importanza di tali cifre, la signora Jilani ha precisato che in tale contesto il lavoro degli attivisti nel campo della difesa dei diritti umani delle donne non è riconosciuto, come non sono riconosciuti come violazioni dei diritti umani gli atti perpetuati contro di loro o non siano riconosciuti di gravità sufficiente per meritare un’azione.

Il Rapporto Annuale per il 2007 pubblicato lo scorso giugno dall’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti dell’uomo (FIDH – International Federation for Human Rights e OMCT – World Organisation Against Torture, Steadfast in Protest – Annual Report 2007) che in 300 pagine fornisce informazioni sulla situazione di 70 paesi nei vari continenti conferma che, nonostante siano trascorsi 10 anni dalla formulazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, non si è assistito a nessun significativo cambiamento: gli attivisti dei diritti umani nel mondo sono quotidianamente in pericolo. Tale rapporto mette addirittura in luce che nel 2007 i difensori dei diritti umani sono stati più che mai soggetti ad abusi (assassinii, arresti arbitrari, ingiusti processi, detenzioni ingiustificate, ecc. ) volti a ostacolarli nel loro lavoro di difesa e protezione dei diritti umani. I governi d’altro canto risultano inadempienti rispetto alla legge internazionale sui diritti umani che stabilisce per loro tre obblighi principali: rispetto, protezione e adempimento; giustificando troppo spesso questa inadempienza e il sacrificio della libertà dei cittadini con ossessivi motivi di “sicurezza”.

Le violenze, i rischi e le limitazioni cui sono soggetti i difensori e le difensore dei diritti delle donne vengono suddivisi dalla Guida sui Difensori dei diritti umani delle donne [Asia Pacific Forum on Women, Law and Development (2007), Claiming Rights, Claiming Justice: A Guidebook on Women Human Rights Defenders] in 8 categorie tra esse collegate:

  1. Attacchi alla vita e all’integrità fisica e mentale (omicidio o tentato omicidio; sparizione; tortura e trattamenti crudeli, disumani e degradanti; stupro, violenza sessuale o abuso; violenza domestica; uso eccessivo della violenza).
  2. Deprivazione della libertà fisica o psicologica (arresti arbitrari e detenzione; rapimento; detenzione psichiatrica).
  3. Attacchi contro la personalità e la reputazione (minacce, avvertimenti e ultimatum; violenza psicologica; ricatto ed estorsione; molestie sessuali; adescamento; calunnia, diffamazione; discorsi di odio; stigmatizzazione, segregazione e ostracismo).
  4. Invasione della privacy e violazioni che coinvolgono relazioni personali (incursioni negli uffici o nelle case; attacchi e intimidazioni rivolti alla famiglia o a membri della comunità).
  5. Norme giuridiche e pratiche restrittive dell’attivismo delle donne (uso restrittivo del diritto consuetudinario e quadri giuridici basata sulla religione; criminalizzazione e persecuzione; indagini, interrogatori e sorveglianza illegali, inserimento in liste che le escludono da servizi; leggi formulate contro le ONG; sanzioni nei luoghi di lavoro).
  6. Violazioni della libertà di espressione, di associazione e di assemblea per le donne (restrizioni della libertà di associazione; limitazioni del diritto a beneficiare di un finanziamento; restrizioni della libertà di espressione; restrizioni all’accesso alle informazioni; restrizioni sulla comunicazione con gli organismi internazionali; restrizioni alla libertà di riunione).
  7. Restrizioni alla libertà di circolazione su base di genere (Obbligo di richiedere l’autorizzazione o rifiuto per recarsi all’estero; restrizioni o ostruzioni nei confronti di viaggi interni; rifiuto del visto per i viaggi; espulsione).
  8. Mancato riconoscimento delle violazioni e impunità.

Celebrare, il 29 Novembre. Giornata Internazionale dei Difensori e delle Difensore dei Diritti Umani delle Donne[2] risulta quindi quanto mai importante al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sull’importante lavoro svolto a livello mondiale tanto dalle donne a difesa dei diritti umani quanto da uomini e donne a difesa dei diritti delle donne ma soprattutto per informare sulle condizioni avverse cui questi attivisti sono soggette nello svolgimento dei loro compiti; promuovendo azioni volte a creare un ambiente sano per i difensori dei diritti umani.

[1] Secondo la campagna internazionale sulle donne difensore dei diritti umani, “Difensori/e dei diritti umani delle donne” sono “donne attive nella difesa dei diritti umani che vengono prese a bersaglio per il fatto di essere donne come tutti i soggetti attivi nella difesa dei diritti delle donne che sono presi a bersaglio per quello che fanno. In altre parole, si tratta di attivisti per i diritti umani che sono donne o ad altri attivisti (maschi, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e di altri sessi) che difendono i diritti delle donne” [Defending women, Defending Rights: Proceedings of the International Consultation on Human Rights Defenders (2006), p. 1, http://www.defendingwomendefendingrights.org/resources.php].

[2] Il 29 Novembre è stato dichiarato dalla Consulta Internazionale delle Difensore dei Diritti Umani la Giornata Internazionale dei Difensori e delle Difensore dei Diritti Umani delle Donne in occasione del primo incontro internazionale svoltosi a Colombo (Sri Lanka) nel 2005. Si celebra quest’anno per la terza volta all’interno della Campagna dei 16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza su base di Genere.

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