domenica 01 agosto 2010, 05:50

Non da sole, per le Giornate a venire…

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Non da sole: oh, come ci sta a cuore! Cosa starà a cuore, al Pd: la solitudine di noi donne? Ma certo! Camminando ieri 22 novembre 2008, per le strade del centro di Roma alla Manifestazione delle donne contro la violenza, mi sono fermata a guardare, colpita, una serie di  manifesti attaccati lungo il percorso, correttamente, negli spazi consentiti:”NON DA SOLA” e a fianco : Più prevenzione. Più solidarietà. Più libertà. Il 24 novembre giornata mondiale contro la violenza sulle donne con Vittoria Franco e Walter Veltroni Lunedì 24 novembre ore 16,30 – 19,30 Roma, Teatro Centrale – via Celsa, 6 (Piazza del Gesù).

Partiamo dal luogo dell’incontro, Piazza del Gesù. Prende il nome dall’omonima chiesa dell’Ordine dei Gesuiti e la notorietà dal Palazzo Cenci-Bolognetti  che, dal 1942  al 1994,  fu la sede nazionale del partito della Democrazia Cristiana: davvero una piazza straordinaria. C’era pure dappresso in quella piazza, un cestino della carta straccia, nella controllatissima Roma, dove le Br lasciarono un volantino durante il sequestro Moro e dove poche centinaia di metri più in là, fu ritrovato anche il corpo, a via Caetani, vicinissima non solo a quella del Gesù ma anche a via delle Botteghe Oscure, dove c’era il Pci… Esamino meglio gli attori protagonisti della storica Giornata Mondiale: la senatrice Franco è una garanzia come vuole il programma. A luglio del 2007, presso la festa dell’Unità, sosteneva in un’intervista rilasciata a Edoardo Semmola per Resistenza Laica: “Sto nel Partito Democratico per renderlo più laico. Spogliamoci della non negoziabilità dei valori e delle convinzioni”. E la memoria corre, non alla Rosy Bindi, con la quale dialogò in quella Festa ma alla sua “compagna”  di partito, la signora Binetti, che con molta coerenza non si è mai spogliata: lei si, previene qualunque “fantasia” di interruzione della gravidanza e della vita.
Mentre aspettavo di riprendere lo spezzone del corteo delle donne di Action, (presenti alla pari con donne  migranti come l’ultimo giorno di propaganda elettorale dello scorso aprile-le sole a contestare a Roma  l’Ultracorpo Ferrara) ho ripensato a questo altermondialismo, pan-africanismo, internazionalismo della nostra opposizione che cura, fa “ponti” nella realtà quotidiana in Italia.  E allora mi sono detta come saranno  messe oggi, queste donne migranti e viaggiatrici, rispetto alla “solitudine”? Mi è apparsa la Turco: quella signora che era in Piazza Navona, lo scorso 24 novembre 2007, che fornì ben altri numeri da grattare e vincere, stizzita e fotografatissima star della giornata, allora ministro della Salute, con le altre deluse senza palco: Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna di Forza Italia , Giovanna Melandri allora  ministro dei Giovani e lo Sport, passato a certa Meloni e Barbara Pollastrini, che per Pari Opportunità, dovette cedere il testimone a una del rigo-piano di sopra.

Torniamo alla Livia che creò tanti luoghi di prima accoglienza, gratuiti e ospitali,  per la prima volta nella storia della Repubblica, insieme a nonno Napolitano con una legge che prende il loro nome nel 6 marzo del 1998, la n.40, detti Centro di permanenza temporanea   (all’articolo 12 della legge), per tutti gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile”.
Che ne è stato di quell’intento tutto femminile  di regolamentare l’immigrazione, favorendo da un lato l’immigrazione regolare e scoraggiando l’immigrazione clandestina? L’immigrata regolare può affrontare il percorso di acquisizione della cittadinanza, configurato dalla legge, facilmente? Tale percorso è caratterizzato da una serie di tappe verso l’acquisto dei diritti propri del cittadino pleno iure, inclusivo del diritto al ricongiungimento familiare, del diritto al trattamento sanitario e alla salute e del diritto all’ istruzione? Quante e quali clandestine, diventano  destinatarie di un provvedimento di espulsione dallo Stato?

Le donne che arrivano sulle nostre coste, con imbarcazioni certo non da diporto, sono dimuinite o aumentate?
Ma queste sono polemiche da basso cortile, a noi rinfranca sapere che c’è, sempre e comunque, magari in Ombra piuttosto che in Onda, questa attività febbrile: un bel servizietto domani al Tg del Lazio, per ricordare che le donne del mondo non camminano da sole, se accompagnate da tutte queste donne, portatrici di istanze e progetti, pari opportunità e formazioni e con la perenne protezione dei  loro compagni di partito, laddove le amministrazioni democratiche e condivise, concedono loro, di governare e proporre.
Sarebbe interessante per noi donne, apprendere l’arte e la pratica dismessa  del fai da te, nel trovare casa, sanità, istruzione, lavoro: forse”basterebbe” ascoltare le storie di quelle sconosciute indispensabili migranti che spesso vivono nelle nostre case, siedono sui mezzi pubblici se trovano un posto, vanno al mercato,  al discount, fanno fare la  pipì al cane, puliscono deretani e bagni pubblici , a volte subendo i bisogni ingovernabili maschili?

Faremmo bene a far  accomodare a certe poltrone, solo per le Giornate con Dedica, quelle e quelli che  ricorderanno le morte, le vittime e diranno: mai più sole!Ferme restando, per carità, le Misericordine che si affannano a curare la Vita e il Movimento che la finanzia …
Si accederà dunque al Teatro, centrale per eccellenza e a questa ennesima “rappresentazione”, gratuitamente, senza Colloquio Motivazionale di Orientamento. Affrettatevi donne migranti e sorellanze tutte, il Teatro sarà gremito di badanti, tate e serve di ogni colore e di ogni parte del mondo: non più sole, non da sole, quì in Italia ma  accompagnate dal Pd. Per chi dovesse rimanere fuori, può chiedere “protezione e sicurezza”- “prevenzione e solidarietà” alla Rinnovata Casa delle Libertà.
Doriana Goracci

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RSS Feed for This Post 3 Commenti

  1. Doriana Goracci | 24 novembre 2008 18:24 | Rispondi

    ricevo come altre e non conoscendola, questa testimonianza di una donna, Angela Scarparo: c’era anche lei il 22.
    Doriana

    Lo trovate su http://www.dazeabo.org o http://www.ilpostodeilibri.it
    _____________________________
    La cosa bella di un corteo, in generale, è che sai con chi vai ma non sai con chi torni. Quello di sabato 22 sembrava fatto apposta per rispettare questa minima e quasi inutile in questo contesto – perdonatemela, ma la volevo dirla per forza – massima. Io sono andata sola, e ho fatto un pezzo al ritorno, con Carla. La voglia di incontrare le amiche e le compagne era, per me, alla base del corteo del 22. Un corteo fatto sì per ricordare quante di noi muoiono, ma anche per dire che siamo tante e siamo abbastanza (non tutti i giorni mi sento così, ma) vive. Uno dei modi in cui si manifesta la vita per me, è quello di parlare di romanzi. Il corteo del 22 era bello perché dietro lo striscione o sui marciapedi, non ti sentivi incazzata, nè avvilita e potevi parlare di romanzi. Era, per me, un po’ come quando si andava in gita scolastica a scuola. Oddio, le mie gite soprattutto alle medie, finivano sempre un po’ tipo Picnic a Hanging Rock, nel senso che almeno due volte mi sono persa o sono arrivata tardi agli appuntamenti, ma questo lo dico solo per dire che nelle gite si sta tutte assieme per un bel po’ di tempo. Credo che ogni quindici giorni dovremmo fare un corteo come quello del 22. Mi perdoneranno le compagne che l’hanno organizzato, io non ho fatto niente, neanche risposto alle mail di organizzazione, come non sono andata neanche a una riunione, o da Sky quando la compagna continuava a dire tramite mail, “Rispondete! Chi ci va da Sky a fare l’intervista?” e nessuna ci voleva andare, ma c’ero, ci sono. Sono una delle tante. Mi occupo di case. Stiamo cercando, come donne, di ottenere qui a Roma, dal Comune, delle liste di genere, per le case. Vorremmo che le donne potessero fare richiesta di una casa da sole. Perché spesso la tomba di una donna è la sua casa. E questo non è un modo di dire. Se non vai d’accordo con il tuo compagno, o tuo padre, tuo marito o tua madre, e non hai dove andare, prima o poi finisce a botte. Ed è difficile che a darle siamo noi. Vorremmo che qualcosa cambiasse, lì, come le donne del Comitato di Lotta per la casa con cui lavoro. Il mio sogno sarebbero dei palazzi, mi basterebbero palazzine, o anche tre o quattro appartamenti per adesso, destinati solo a donne. Sole, con figli, con madri. Donne, per nascita, per scelta, di qualsiasi età. Solo donne. Insomma, per dirvi come mai non sempre riesco a rispondere a inseririmi nelle iniziative che ci sono. Anche del reddito sociale per le donne, vi vorrei parlare. Ma io la faccio sempre troppo lunga. Ora, il corteo, di nuovo. Potevi parlare dei romanzi che stavi leggendo in pace e tranquillità, sabato 22. Sì, questo è vero per tutti i cortei, ed è il motivo per cui mi piacciono. Perché tu vai, cammini, passeggi, ogni tanto ti unisci al coro degli slogan, ma non è quello l’importante. Ma l’altro pomeriggio, a tenermi assieme a molte donne del corteo era la passione comune per i romanzi. E questa passione, a differenza di quella per il diritto all’abitare, che è molto politica, è invece una passione molto personale, lo riconosco. Ho parlato con Carla di Allegra Goodwin, e anche di Martha Pessl, ma anche di Maria Teresa Nessi, sabato. Forse non sono delle grandi romanziere, queste donne, non ve le sto consigliando. So che parlano di loro. Sono donne che dicono cosa vorrebbero e cosa non vorrebbero, per loro e per i loro figli nei loro figli. E che lo fanno da epoche diverse. Proprio come noi, il 22. Che ci stavamo a fare infatti, al corteo, se non a descrivere una nostra come si diceva una volta, Weltanschauung? Una nostra visione del mondo. Organizzato da donne che stanno fuori dal parlamento, il corteo del 22 descriveva una ribellione comune. Era fatto di donne che sono contro certi modi di vivere. Modi che ci vengono imposti, e contro cui ci ribelliamo e ci ribelleremo ancora. Il sessismo. La violenza. Era secondo me, il corteo del 22 fatto anche di donne che hanno voglia di indicare strade da percorrere. Vite da scegliere. A proposito di cosa? Che fare o che non fare dei nostri corpi. A tutte le età. Oppure, che scuola per i nostri figli. Oppure vorremmo raccontare di come le botte non siano obbligatorie. A meno che non siamo noi a scegliere per un giorno, per un’ora, per un anno un sano gioco di sottomissione e di dominazione. Ma a sceglierlo dobbiamo essere noi. Solo noi.

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