Quanto vale Aerolíneas Argentinas dopo 18 anni di privatizzazione? Meno di un caffè!
Se Alitalia piange e si privatizza, Aerolíneas Argentinas torna pubblica per il valore simbolico di un peso, meno di 25 centesimi di Euro “e la macchina dà il resto”. Questo è quel che resta e questo è il prezzo stabilito dalla Commissione bicamerale sulle privatizzazioni di Buenos Aires dopo la più disastrosa privatizzazione della storia.
Gli spagnoli di Marsans, gli ultimi svuotatori di quella che fu una delle più floride compagnie aeree al mondo, oltre a lasciare allo Stato debiti per un miliardo di dollari pretendevano anche di essere risarciti con 350 milioni mentre i tribunali avevano stabilito che AA avesse oramai un valore negativo di 622 milioni di dollari. Di conseguenza lo Stato non può neanche rilevare quel che resta di Aerolíneas. Perché non resta nulla.
Ecco una storia tragica ma educativa anche per chi sostiene che la privatizzazione di Alitalia sia la panacea, e che parte da Carlos Menem e da Iberia (Cfr. G. Carotenuto, La «sovversione economica» dell’Areolíneas Argentinas, in “Latinoamerica”, 2001, n. 76-77, pp. 120-124).
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















Gennaro Carotenuto | 21 novembre 2008 11:01 | Rispondi
NB Il titolo del Sole24Ore ieri era: “Buenos Aires espropria aerolineas”!
Paolo Rossignoli | 21 novembre 2008 12:21 | Rispondi
18 ANNI? In Italia ci metteranno di meno… siamo più bravi in queste cose…
Rudi Menin | 21 novembre 2008 16:07 | Rispondi
Dal giornale dei poteri forti non mi sarei aspettato certamente un titolo diverso, abituati come sono a sostenere privatizzazioni che hanno svuotato le casse di aziende a partecipazioni statali lasciandole in un mare di debiti e riempito le tasche personali di pochi “capitani coraggiosi”(vedi Telecom).
daniele23 | 21 novembre 2008 19:35 | Rispondi
Se una compagnia privatizzata dal ’90 come AA e allo stesso modo una compagnia pubblica da una vita come Alitalia (solo per fare i 2 esempi su indicati) sono entrambe colpevoli, come è innegabile che lo siano, di cattiva efficienza e di lasciare allo Stato debiti per miliardi di dollari/euro, forse il punto non sta nella formalistica distinzione tra statalizzazione e privatizzazione, ma nel come uno Stato o un attore politico (come l’Unione Europea) nel concreto riesca a regolamentare a sufficienza per evitare quelli che in economia sono chiamati i fallimenti del mercato e riesca a evitare di regolamentare in eccesso per evitare gli altrettanti fallimenti dello Stato. Penso sia ingusto dedurre dall’esperienza AA che ogni privatizzazione è sbagliata (altrimenti come si spiega il miglioramento di efficienza pazzesco, per aumento dei servizi e diminuzione dei costi per il consumatore, avvenuto con la liberalizzazione,cosa diversa e ben più saggia della privatizzazione selvaggia, del trasporto aereo comunitario?) come sarebbe ingiusto affermare dalla vicenda Alitalia che ogni ente a proprietà pubblica possa solo e necessariamente portare al dissesto economico e la privatizzazione sia la panacea. Quanto all’arricchimento personale mi sembra evidente che la froma giuridica dell’ente (pubblica o privata che sia) non sia una discriminante essenziale per vedere dove qualcuno ruba e qualcun’altro no. Grazie
Rudi Menin | 22 novembre 2008 18:50 | Rispondi
Quando dico che nella nostra moderna e avanzata società globale contano solo i rapporti di forza evidentemente non è un’ affermazione che cade nel vuoto se poi qualcuno, magari inconsapevolmente, ammette che chiunque può rubare, sia nel nome di un certo capitalismo di Stato sia in quello del capitalismo privato, per usare una tautologia. Se il potere te lo permette anche la democrazia s’inchina davanti a certe maldestre operazioni di mercato. Nel mio commento precedente non ho usato la parola rubare perchè è impropria nel caso che ho citato, la privatizzazione della Telecom. E’ proprio questo il punto: le gestioni Colaninno prima, quella di Tronchetti Provera poi, hanno lasciato un’ azienda dapprima sana e proficua con più di 30 miliardi di euro di debiti senza nessun piano industriale che fosse degno di questo nome e, soprattutto, dimagrita dal punto di vista occupazionale. Entrambe si sono rese protagoniste di operazioni di pura speculazione finanziara che hanno permesso, nel loro pur breve periodo, di elargire enormi profitti personali. E le istituzioni previste per il controllo di queste gestioni affaristiche e speculative dell’ azienda dov’erano ? La democrazia, in questo caso, si è voltata dall’ altra parte: è il mercato bellezza, ti dicono. La consob ha mostrato tutti i suoi limiti, o complicità, visto l’atteggiamento pilatesco assunto. Tronchetti è stato additittura “geniale”, ha (s)venduto gli immobili di proprietà Telecom ad una sua società (cioè a se stesso) affittandoli poi alla stessa Telecom, che tuttora paga con cifre da capogiro.Quindi non è solo un problema di onestà “personale” ma anche di sistema: tecnicamente non hanno rubato, hanno solo saccheggiato “legalmente” l’azienda con l’aiuto del potere politico (di centrosinistra e liberale) e quello dei poteri forti delle banche (mediobanca compresa) per arricchirsi. Senza un cambiamento radicale della nostra società, penso ne vedremo ancora delle belle, tutto nel nome del, più o meno, libero mercato.