Thursday 09 February 2012, 08:23

Io, il nemico

Ieri la partita di calcio tra l’Atalanta di Bergamo e il Napoli è stata caratterizzata da 90 minuti di cori razzisti in un clima revanscista e carico d’odio che in un paese civile avrebbero portato alla sospensione della partita stessa. Scritte razziste e altri episodi di intolleranza hanno caratterizzato l’arrivo e l’intero soggiorno della squadra del Napoli a Bergamo. Non essendoci, per decisione del ministro degli Interni Roberto Maroni, alcun tifoso del Napoli presente, quel rancore e quel sordido clima di intimidazione era proprio indirizzato contro quel ragazzo mite e sempre sorridente che si chiama Ezequiel Lavezzi. L’indiscriminato odio antimeridionale ha già portato a incostituzionali “leggi speciali” che induriscono le pene a seconda di dove si commette un reato.

Intanto su un altro canale un Ministro della Repubblica, Renato Brunetta, che le cronache ci rivelano essere entrato in Università attraverso la madre di tutte le ope legis (una scandalosa sanatoria) nel 1980 e aver acquistato una villa di pregio (a lui Ravello non fa schifo, deduco) al prezzo di un garage in periferia, sostiene che, in quanto persona di sinistra, sussisterebbe per chi scrive una presunzione di colpevolezza: sono un fannullone.

E  in quanto servitore dello Stato (lo dico con orgoglio, che se non ci fosse quello resterei sotto le coperte) sarei un mangiapane a tradimento. E che in quanto docente universitario sono un corrotto e un corruttore, un “baronetto” come fui definito insieme a migliaia di ricercatori a 1.200-1.500 Euro al mese dal quotidiano “La Stampa”, appartenente alla peggiore casta. Mi accusano anche di una serie di altre cose, storie di parenti che non ho (un po’ come Guccini sono più o meno il primo che ha studiato) o di aver fatto carriera (sic) abbarbicato ad una stessa sede (Pisa, Valencia, Macerata, senza considerare le altre e come nel medioevo non avrei problemi a continuare a girare) e lo invito a venire a spulciare le mie pubblicazioni o assistere alle mie lezioni o a vedere come seguo i miei laureandi e poi chiedermi scusa.

Giovedì a Bologna c’è stato l’ennesimo episodio di squadrismo. Un’aggressione a freddo da parte di neofascisti a ragazzi di sinistra rei solo di essere tali. Se a piazza Navona erano state le teste degli studenti ad aver aggredito i manganelli e le cinghie dei fascisti, stavolta la notizia ha fatto presto a sparire dalle cronache. Ma presto ce ne sarà un’altra e un’altra ancora perché c’è un governo disposto ad usare lo squadrismo come massa di manovra e fa sentire gli squadristi impuni. E sarà responsabile del morto che prima o poi ci scapperà.

Dal capo del governo giù giù fino all’ultimo bar oramai in questo paese si può “accusare” qualcuno di essere di sinistra, come fosse una colpa e non più una legittima opzione politica. Essere di sinistra è un insulto (connivente WV) e ti fa divenire un bersaglio valido per episodi di squadrismo. Essere meridionale è uno stigma (e non parliamo dei migranti). Essere dipendente pubblico è un precedente penale e/o un’aggravante. E cercare di mandare avanti dalle nove di mattina alle otto di sera un’università pubblica scatena tutti i livori del mondo.

Ho apprezzato molto la risposta di Guglielmo Epifani a Brunetta: fai i nomi, porta le prove, altrimenti sei un bugiardo. Bisognerebbe chiedere i nomi e le prove a chiunque diffama dal ministro fino all’ultimo bar di Solbiate Arno: quale impiegato è fannullone, quale concorso è truccato, quale rumeno ruba.

Brunetta non li porterà i nomi perché quello che vuole il governo è avere un nemico interno da additare per i propri insuccessi, un nemico interno da dare in pasto agli umori di pancia dei suoi, un nemico interno sul quale accanirsi per cementare consenso. Succedeva negli anni ‘20 e non sembra che a quasi un secolo di distanza le forme dell’individuazione del nemico interno siano poi molto più sofisticate.

Questo governo, questo clima infame che hanno creato (la citazione craxiana è voluta), pretende davvero di farci sentire stranieri in casa nostra in quanto (per chi scrive) uomo del Sud, persona di sinistra, lavoratore e servitore dello Stato e dell’Università pubblica. Non arriverà a privarci della cittadinanza e della nostra “condizione di cileni”, come fece Augusto Pinochet con gli allendisti, ma dobbiamo ribattere colpo su colpo alla calunnia, alla diffamazione e alla discriminazione. Quella che oramai subiamo sulla nostra pelle e quella che subiscono, spesso in forma più grave quelli che ci circondano, spesso molto più deboli socialmente di noi, i migranti, soprattutto quelli senza permesso di soggiorno (loro li chiamano clandestini) ma anche i disabili, le madri sole e molte altre categorie alle quali l’aggressività darwinista di questo governo rende la vita ancora più difficile.

L’unica Italia possibile è quella che include, non questa che discrimina, esclude ed è continuamente a caccia di un nemico.



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  1. Luca Romeo | 17 novembre 2008 12:22 | Rispondi

    Per me basterebbe fare una sola domanda a Brunetta, ma se tutti i fannuloni, gli insegnati corrotti, i baroni universitari, gli spreconi comunali e chi più ne ha più ne metta, sono di sinistra, e dato che è noto a tutti i leghisti che tali categorie rappresentano la maggioranza della popolazione del sud italia, com’è che in Sicilia la destra la fa da padrone da 50 anni?

  2. robipiede | 17 novembre 2008 21:04 | Rispondi

    intanto però proviamoci giù giù fino all’ultimo bar a dare uno spirito fermo ai nostri pensieri, alle nostre idee: sono donna con titolo di studio e di sinistra (profilo diverso dall’auspicato ragazza facile o suo contraltare casalinga mansueta senza coscienza di sè che il maschilismo di destra continua a far passare nel 2008) e frequento un bar di periferia, tante smargiassate machiste, tanti uomini di destra. Se pretendi rispetto per le tue idee e per la dignità di chi ha una caratteristica considerata “diversa”, devi far capire quanto sia importante ciò in cui credi, anche se i tuoi interlocutori sono dei semplici avventori di un locale.
    Non pretendo che certi signori si trasformino, ma almeno sono riuscita ad ottenere che quando ci sono io, in quel bar “NEGRO” ed “EBREO” non si debbano udire. Non ne faccio una questione personale o di educazione, benchè speri vivamente che da “divieto”, ciò diventi buona abitudine anche in altri ambiti.

  3. Janko | 17 novembre 2008 22:16 | Rispondi

    Ma se i “nemici interni” sono quelli di sinistra, i fannulloni ed i meridionali (spesso coincidenti), com’è che i meridionali (v. anche sopra Luca Romeo) continuano a votare questo governo? Quelli di sinistra (spero di) no, e fannullone non si dichiara (quasi) nessuno, ma meridionale è identificabile, e poco negabile.
    In genere tentativi di iperesclusione (forza militare a parte) cadono da soli grazie alla riduzione dell’area di sostegno, “non-esclusa”: ma in questo caso pare che gli esclusi, od almeno una parte consistente di essi, si impegnino a sostenere un’esclusione a proprio danno.

  4. Kama | 17 novembre 2008 23:20 | Rispondi

    è impressionante la potenza di fuoco che esercita il mussolini zippato attraverso i suoi media: detta l’agenda, i contenuti , impone sia il nemico sia la soluzione e intanto massacra dalla mattina alla sera chi si oppone anche prima che si opponga !!

    Robipiede , NEGRO ed EBREO non sono insulti, sono normalissime parole come SCANDINAVO o CINESE , CATTOLICO o INDU’ . Dipende dall’uso che se ne fa.
    Non usiamo più il termine ” spazzino ” o ” cieco ” o ” handicappato ” e li sostituiamo con qualcos’altro di più soft come se fossimo in colpa noi o il dizionario ! Adesso usiamo ” uomo di colore ” al posto di Negro ? Questa è una sconfitta dell’italiano , una nostra sconfitta. Siamo arretrati di un passo e abbiamo perso qualcosa.

  5. daniele23 | 18 novembre 2008 00:39 | Rispondi

    Salve, sono nuovo del sito..studio relazioni internazionali all’ultimo anno a Pisa e innanzitutto volevo fare i complimenti per il blog…io però mi permetto di dissentire su alcune espressioni e concetti utilizzati dal professor Carotenuto in questo articolo nei confronti del ministro Brunetta: innanzitutto ritengo che la polemica e le allusioni personali lascino il tempo che trovano, si dovrebbe, credo io, andare a discutere del merito. E nel merito si dovrebbe io credo discutere dell’obiettivo e dei mezzi, legittimamente opinabili, dell’operato del ministro. Io mi ritengo persona di sinistra eppure penso siano opportune alcune scelte di Brunetta, certo non tutto quello che fa e dice mi convince a pieno, ma l’obiettivo dell’efficienza della pubblica amministrazione e della meritocrazia lo ritengo necessario per l’Italia. Comunque è tutto opinabile. Mi sembra però pretestuoso e disinformato prendere un pezzo di espressione detta in un contesto e con un significato più ampio e dire: io sono di sinistra = mi ha dato del fannullone. Vi invito ad ascoltare l’intero discorso di Brunetta che trovate su RadioRadicale (non so se posso linkare l’indirizzo, se volete lo linko) per capire che il senso è ben diverso: si intendeva che i fannulloni sono sia di dx sia di sx in uguale quantità, ma è vero che una parte del sindacalismo di sinistra ha sempre difeso i fannulloni, rifiutando la meritocrazia, il controllo gerarchico, quello di produttività, il premiare i migliori e punire gli opportunisti. Anche di questo si può certo discutere, ma per favore…nessuno ha detto che se uno è di sinistra allora è un fannullone. Discutiamo del merito, tra l’altro mi trovo concorde con Brunetta nel ritenere che certa nostra sinistra sia troppo legata alla protezione di privilegi e rendite di posizione e abbia troppa paura del cambiamento. Detto da uno che crede nei valori di una sana sinistra liberale e che non si sente certo un fannullone. Grazie per la possibilità di esprimermi.

  6. marco3 | 18 novembre 2008 08:58 | Rispondi

    Caro Daniele, nessuno credo voglia mettere in dubbio che il sistema Italia abbia bisogno di una riflessione e di una riorganizzazione. E non mi riferisco solamente alla Pubblica Amministrazione, però quello che a me non sta bene è il metodo proposto da Brunetta: scaricare le colpe su una categoria (che brutta parola) e creare una sorta di nemico pubblico da lapidare. Non è questo il modo per risolvere i problemi! Anzi credo che tale atteggiamento possa solamente contribuire a creare fratture sociali e peggiorare il rapporto tra lavoratori pubblici e cittadini utenti dei servizi. Quante buone intenzioni di premiare i più bravi, ma avete visto provvedimenti diversi dai tagli? A me sono sfuggiti.
    Grazie

  7. Raffaele Della Rosa | 18 novembre 2008 09:24 | Rispondi

    Caro Daniele23,
    sono un dirigente della PA amministrazione in pensione, ero nella Reg Campania, figurati un po’….
    Non pretendo di assolutizzare le mie esperienze, ci mancherebbe altro….prendile con il beneficio dell’inventario.
    Io sono arciconvinto, straconvinto che nella PA moltissimo dipenda dai dirigenti.
    E non ho visto un solo dirigente della PA defenestrato dall’ “energumeno tascabile” (mai avrei pensato di citare positivamente D’Alema).
    Checchè se ne dica (sugli strapoteri dei sindacati) un dirigente di livello burocratico medio-alto se li sa ( e li vuole) usare ha tutti gli strumenti per incentivare e disincentivare. Se a uno che non vuoi tra i piedi non gli fai avere soldi in più, stanne pur certo che nella maggior parte dei casi non avrai bisogno di cacciarlo, sarà lui a farsi trasferire.
    Questo martellamento sulla PA, oltre alle cose dette da Gennaro ed altri, è anche espressione dell’ideologia liberomercatista e statoleggerista, la quale merita lo stesso rispetto delle mie convinzioni, che sono agli antilopi, come direbbe Totò…fino a quando non si sorregga su falsità e criminalizzazioni generiche.
    L’ingenuità del grosso pubblico poco affascinato ed affascinabile dai numeri e molto dalle invettive ben confezionate ha portato a non vedere quanto il pubblico ed il privato siano COMUNQUE LI SI CONSIDERI profondamente interconnessi.
    Un privato che non investe in ricerca è speculare ad un pubblico che taglia i fondi alla ricerca.
    E questo ci porta a posizioni di retroguardia palese in tema di difesa dell’ambiente e di uso delle fonti di energia rinnovabili.
    Il nobel Rubbia è utilizzato in Spagna e quasi per niente in Italia, e non per sua scelta…un altro fannullone?
    Gli appalti i subappalti e le esternalizzazioni così come le consulenze non sono forse il più eclatante esempio di cosa si intenda per stato leggero ?
    E di queste porcherie sono responsabili tanto la dx che la cosidetta sx, sia ben chiaro.

  8. robipiede | 18 novembre 2008 13:59 | Rispondi

    Grazie Kama per il piatto d’argento che mi servi…preciso: se un avventore di un bar commentando i risultati di un torneo di Formula1 dice ad alta voce che il pilota Hamilton è uno sporco “NEGRO EBREO”, siamo di fronte ad un insulto a sfondo razziale pesante.
    Per lo stesso motivo che dici tu, cioè la decontestualizzazione delle parole e il loro ricollocarsi o anche la paura del politicamente scorretto, dare del comunista a una persona – vedi sopra Gennaro – può seguire la stessa sorte: senso originario o insulto.

  9. Paolo Maccioni | 18 novembre 2008 16:23 | Rispondi

    No Kama, mi dispiace, scrivi che “NEGRO ed EBREO non sono insulti, sono normalissime parole come SCANDINAVO o CINESE , CATTOLICO o INDU’” ma non è sempre così, e non dipende SOLO dall’uso che se ne fa.
    Ebreo diventa un insulto quando al tipo che fa i calcoli, qualcuno (nell’ultimo bar di Solbiate Arno) gli dice “Non fare l’ebreo”, allora diventa inaccettabile, nei confronti degli ebrei non di quel tale. Dire Gad Lerner è ebreo invece è dare una connotazione.
    Negro invece è una parola senza scampo: fintanto che l’africano si offende è offensivo. E’ per questo che il vocabolario dei termini riferiti alle minoranze si aggiorna: una certa parola col tempo rischia di diventare offensiva. A deciderlo non siamo né io né tu né il vocabolario, ma la minoranza in questione. Pensa che la parola “colored” negli States nacque come eufemismo e col tempo è diventata offensiva. Perché gli afro-americani la trovavano offensiva. (Prova a vedere in lingua originale Ocean Eleven, c’è una scena intorno a questo termine).
    Poi concludi:
    «Adesso usiamo ”uomo di colore” al posto di Negro? Questa è una sconfitta dell’italiano, una nostra sconfitta. Siamo arretrati di un passo e abbiamo perso qualcosa.»
    Io trovo che non sia una sconfitta dell’italiano dire “africano” anziché “negro” (orribile “uomo di colore”!), ma sia un passo avanti verso la civiltà. Certo non finisce mica qui la questione, ma il primo passo da lì deve passare; che consapevolezza del rispetto si vuole creare se non si inizia dal piccolo (ma neanche tanto) e simbolico atto della parola?
    Ci suonano ridicoli “non vedente” e “diversamente abile”? Sarà, ma finché al non vedente non fa piacere essere apostrofato “cieco” è più civile usare l’espressione che LUI accetta come non offensiva…
    Le parole sono importanti! come diceva Nanni Moretti.

  10. Kama | 18 novembre 2008 22:01 | Rispondi

    No ragazzi , HAMILTON no ! non si può prendere le difese di quel fighetto, arrogante e antipatico ! non tocchiamo quella piaga che a noi ferraristi brucia ancora !
    A parte gli scherzi non mettiamo sullo stesso piano gli sfottò da bar con il razzismo e la violenza : anche a Raikkonen o Alonso o Trezeguet ne abbiamo dette di tutti i colori e non mi sembra onesto risparmiare un altro avversario solo per il colore della pelle , secondo me è una sorta di razzismo anch’esso ! mettere una persona o una razza in un’ampolla di vetro come se fosse il panda in via d’estinzione non è parità , non è rispetto ! Faccio un altro esempio per riallacciarmi anche a Paolo : a una persona avara è vero che si da dell’ebreo ma anche del Genovese o dello Scozzese, non vedo perchè questi ultimi siano diversi dai primi ! Io sono nato a Milano ma da genitori meridionali , quindi sono sempre stato “terrone” per i miei amici o ” polentone” per i miei parenti ..ma siamo sempre nell’ambito dello scherzo e degli sfottò. Non andiamo a cercare sempre la violenza e la lotta di classe, o di razza ,anche dove non c’è : peggioriamo solo le cose.
    Mi trovo invece perfettamente d’accordo con Raffaele per il discorso riguardo la PA ; il problema non è il personale ma la dirigenza: chi meglio di un dottore che ci ha lavorato è in grado di capire come va diretto un ospedale ? a ognuno il sò mestè !

  11. daniele23 | 18 novembre 2008 22:31 | Rispondi

    Grazie mille per le risposte, vorrei aggiungere 2 cose che penso e mi sembrano sotto gli occhi di tutti. Intanto noto con piacere che dal parlare senza fondamento di pezzi di espressioni che sono solo parte di un discorso più articolato costruendoci sopra falsi spettri, ci concentriamo sul merito delle questioni.
    Io non capisco la questione del nemico da lapidare. Penso sia chiaro a tutti che il ministro Brunetta usa slogan iperbolici ma afferma chiaramente che solo una piccolissima parte dei pubblici dipendenti è fannullone. Se mi si dice che un pò di studenti universitari è fannullone io certo non me la prendo, perchè so di non esserlo e se mi propongono di selezionare e punire chi lo è non posso che essere d’accordo, io certo ne trarrò vantaggio. Per arrivare al sodo mi sembra poco informato dire che non si è fatto niente a parte i tagli. A parte il riutilizzo degli stessi,è di 3 giorni fa la notizia dell’approvazione in commissione del ddl 847 sull’ottimizzazione della produttività della pa. Questo testo che invito a leggere non riguarda tagli ma è un coacervo delle disposizioni (alcune originarie di brunetta, molte altre emendamenti dell’opposizione) che si pensa possano andare verso una riorganizzazione più efficiente della pa. Un agenzia indipendente di controllo sull’efficienza e vari obblighi di totale trasparenza, nuovi controlli sulla produttività grazie ai quali i dirigenti rischiano anche più del 30% dello stipendio sono solo alcune delle misure approvate. Certo moltissimo dipende dai dirigenti(anche io ho esperienza di pa avendo fatto uno stage al ministero degli esteri e ne sono convinto), è anche in questo senso che si cerca di andare. Certo queste misure sono perfettibili, bisogna vedere l’attuazione che ne sarà data, però per fortuna si parla di un qualche cambiamento. Anche perchè….soluzioni alternative? Io non ne vedo. Iniettare concorrenza e competizione non significa necessariamente privatizzare, non abbiamo paura dei cambiamenti. Grazie

  12. Rudi Menin | 18 novembre 2008 23:24 | Rispondi

    Brunetta, in perfetta simbiosi con il padrone del suo partito, ha ben capito l’ enorme importanza dello strumento mediatico per il controllo delle masse. Dire che i fannulloni sono, spesso, a sinistra, di per sè è una frase senza senso. Non si può discutere una fesseria del genere, checchè qualcuno abbia cercato di dare, nel merito, un senso a qualcosa che senso non ha. Il megalomane personaggio in questione ha capito che le frasi ad effetto, come spot pubblicitari, catturano le simpatie ed il consenso popolare. Perchè nelle sue sparate individua sempre un nemico, quel nemico che ciascuno di noi, soprattutto i suoi simpatizzanti, ha un bisogno compulsivo di avere e vede solamente e sempre solo negli altri. L’ inchiesta dell’ Espresso ha di fatto dimostrato che il vigoroso ed esaltato ministro Brunetta in fatto di furberie e privilegi non ha niente da invidiare alla signora del pubblico impiego che esce a far la spesa durante l’ orario di lavoro. Anzi. Chi scrive vive in una zona in cui il potere politico era spartito, in appalto con il potere economico, secondo una logica clientelare, tra la corrente della vecchia dc dorotea e quella socialista dall’ “onnipotente” De Michelis di cui Brunetta ne è stato un “valido” collaboratore. Altro che meritocrazia, di cui tutti oggi si riempiono la bocca. Solo il potere con i suoi rapporti di forza ha scelto, di volta in volta, le caste, le carriere, i collaboratori, i portaborse, gli interlocutori, gli amici e gli amici degli amici. D’ altronde lo vediamo tutti questi stimatissimi industriali, tutti “arrivati” per merito. Nessun “figlio di papà”, ci mancherebbe. Marcegaglia in primis. Non so se il ministro Brunetta, come grande moralizzatore di tutti tranne che di se stesso ed i suoi amici, voglia cambiare veramente quel sistema corrotto di cui lui è stato da sempre uno dei protagonisti principali. Lascio a lui ed a tutti i sostenitori del perfetto ossimoro che è la sinistra liberale, l’ illusione di poterci credere davvero.

  13. daniele23 | 19 novembre 2008 00:13 | Rispondi

    Caro Rudi, mi permetto umilmente di essere in disaccordo con te. Senza tornare a parlare dell’inutilità di fare astratta polemica ideologica su questioni personali che poco hanno a che fare con il merito delle questioni, ma che servono solo per autocompiacersi di avere ragione, rilancio la necessità di un dibattito sul merito delle questioni, segnatamente le linee guida e il ddl sulla riforma della pa e rilancio allo stesso tempo un modello, quello della sinistra liberale, o se volete di liberalismo sociale che chiunque abbia studiato un pò di storia e di dottrine politiche non può non conoscere. Faccio solo alcuni nomi, dei più recenti senza andare a parlare dei padri del liberalismo vissuti in contesti molto diversi dal nostro: Karl Popper, Norberto Bobbio, John Rawls come teorici, e per quanto riguarda l’applicazione pratica di questi principi Lord Beveridge, John Maynard Keynes,J.F.Kennedy. Solo per citare alcuni più lampanti esempi. Negarli mi sembra davvero imbarazzante. Comunque è certo che si può discutere della loro validità. Preferirei concentrarmi ancora una volta sul merito invece di sentenziare che la sinistra liberale è un ossimoro e un’illusione, ovviamente senza ulteriori argomentazioni. Grazie

  14. Rudi Menin | 19 novembre 2008 20:05 | Rispondi

    Caro Daniele, sei talmente educato (virtù assai rara di questi tempi) che vorrei
    tanto essere d’accordo con te ma, temo, il mio relativismo etico ogni tanto mi concede qualche espressione che, per l’ appunto, non ha nessuna pretesa di verità, solamente un punto di vista e quindi, come tale, del tutto opinabile. Vorrei che anche tu prendessi atto che le idee, tutte, anche le più illuminanti, restano comunque solo delle opinioni passibili di essere messe sempre in discussione e non sono proprietà privata di alcuno. Senza per questo dover accusare qualcuno di fare “astratta polemica ideologica”, con cui molto spesso si tacciano le opinioni non conformi. Non serve scomodare personaggi che, al di là di come uno la pensi, hanno fatto la storia lasciando traccia del loro pensiero. Qui non si fanno lezioni di storia o di filosofia o di antropologia economica. Mi permetto di dire che i post di Gennaro Carotenuto nel suo blog non sono lezioni didattiche, per quello ci sono le aule universitarie dove il professor Gennaro Carotenuto esercita la sua professione. Altrimenti anch’ io, signor nessuno, potrei raccontare, magari pallosamente per alcuni, le idee che più condivido e trovo nei libri di Jürgen Habermas,Serge Latouche,Joseph Stiglitz, Jean Ziegler, Zygmunt Bauman. Ti assicuro che molte delle loro tesi supporterebbero le ragioni di quella che tu hai recepito come una provocazione: la sinistra liberale, il perfetto ossimoro. Negarle sarebbe, davvero, altrettanto imbarazzante.Proprio Bauman riporta l’ etica al centro del nostro agire sociale. Le mie critiche al Brunetta-pensiero vanno in questo senso. Mi domando cosa può fare un politico del suo calibro da sempre attore principale di quel sistema intrinsicamente corrotto che adesso vorrebbe cambiare.Gli annunci spot per adesso non mi hanno convinto. Per il resto vedremo il prodotto finale, la famosa riforma della PA che particolarmente ti interessa e su cui, capisco, riponi delle buone aspettative.
    Con stima. Rudi.

  15. daniele23 | 19 novembre 2008 22:12 | Rispondi

    Grazie mille della risposta, Rudi, e della tua altrettanta educazione. Sono totalmente d’accordo con te sul fatto che ogni idea è opinabile, ci mancherebbe. Uno scienziato politico che lo negasse sarebbe un cattivo scienziato politico; se c’è un merito da riconoscere alla mia bistrattata facoltà è proprio questo. E proprio questo mi porta a deprecare commenti (benchè volutamente non accademici)quando non ci si concentra sui temi veri ma si fanno polemiche personali. Questo perchè io penso che anche non in aula universitaria il metodo di dialogo si basi sulle argomentazioni razionali e questo sia l’unico modo x crescere e conoscere. Niente togliendo al professor Carotenuto che stimo vivamente, avendo letto qualcosa di Suo sull’America Latina, ma pur riservandomi il diritto di criticarne certe battute. Per quanto riguarda il merito, non sono assolutamente pallose le idee dei pensatori che hai menzionato: l’idea della decrescita di Latouche penso che si imponga necessariamente al centro di un dibattito sulla globalizzazione che vogliamo, così come le critiche di Stiglitz all’operato miope del Fmi mi trovano pienamente d’accordo. Per non parlare della critica al consumismo eccessivo di Bauman(tra l’altro non conosco le idee di Ziegler e ti ringrazio x l’indicazione…leggerò qualcosa). Tutti questi spunti critici che devono essere tenuti di conto a mio parere però non contrastano necessariamente con quel sistema di fondo che è la democrazia rappresentativa (leggasi capitalistica perchè con esso è legata) che rimane per me il peggior sistema politico-economico, tranne tutti gli altri (Churchill).
    Anche i liberali del 1800, Tocqueville ne è un esempio palese, iniziavano già a intravedere le possibili storture di questo sistema tra l’altro. Allora a mio parere, come è stato più volte possibile nel corso del ’900 proviamo a vedere se è possibile (o meglio se abbiamo la volontà) ridurre progressivamente le disuguaglianze ma senza sopprimere le individualità e la meritocrazia

  16. robipiede | 21 novembre 2008 19:56 | Rispondi

    Kama, capisco che tu stia scherzando su Hamilton, se devo insultare qualcuno che mi sta sulle balle perchè è arrogante, gli dico: “arrogante, testa di cazzo, fottuto pilota dei miei coglioni” quello che vuoi, proprio perchè come dicevi tu l’italiano va utilizzato con cognizione di causa: una parola=un senso. Non vedo perchè dovrei attribuirgli delle caratteristiche esterne a quello che fa.
    L’insulto da bar non è forse preludio al coro razzista da stadio? Penso proprio di sì, un “pochino” di razzismo c’è, come ce n’è stato un “poco” in chi ha ucciso per una scatola di biscotti un negro salvo poi dire che non si trattava di razzismo. Corretto da parte tua, Kama, parlare chiaramente, ma sarebbe più corretto identificare, seppur a livelli diversi, un germe comune.

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