L’ultima trovata del podestà
Però che bohème confortevole
giocata fra casa e osteria
quando a ogni bicchiere rimbalzano
le filosofie
Francesco Guccini, Bologna, 1981
Non prima di regalarsi un ultimo capriccio, evidentemente. Qualche giorno fa l’ex capo della Cgil ha emesso un’ordinanza, sfruttando in pieno i poteri conferitigli dal decreto Maroni in materia di ordine pubblico, con cui è stata stabilita la chiusura anticipata alle ore 22.00 – il provvedimento avrà la durata di un anno – di cinque attività commerciali site nella storica e centralissima via del Pratello, ormai secolare ritrovo della movida dalle parti di San Petronio. Il motivo? “L’ordinanza era un atto dovuto, quei locali erano plurirecidivi nelle violazioni” sbraita il sindaco.
Ovviamente non si sono fatte attendere le reazioni degli esercenti, dei comitati e delle reti di cittadini che storicamente animano la vita civile sotto le Due Torri; una volta di più i compagni di Giunta hanno tentato di alzare la voce, criticando anche duramente il metodo, aldilà del merito, con cui il quasi ex sindaco ha operato. Scavalcando Giunta e Consiglio comunale. Come sempre. Sul merito ci sarebbe comunque da discutere ampiamente. E’ vero, Bologna non è più la Parigi in minore cantata da Guccini ormai trent’anni fa, ma non è nemmeno il Bronx, anzi è ben lungi dall’assomigliargli.
E allora perchè tanta repressione in una città i cui amministratori hanno sempre fatto dell’inclusione e del dialogo imprescindibili cavalli di battaglia ottenendo risultati notevoli? Sicurezza, sicurezza, e ancora sicurezza!
E’ il vangelo secondo Cofferati il podestà.
Che tra sei mesi si trasferirà sotto la lanterna. Gli tornasse, passeggiando tra i carrugi fetidi, la voglia di regolare l’ordine pubblico anche là, gli converrà sapere che quando in tutta la penisola spadroneggiavano le Signorie, eredi naturali dei podestà comunali, a Genova c’era la Repubblica.
luca mastellaro milano su http://www.gennarocarotenuto.it
















noctara | 13 novembre 2008 18:25 | Rispondi
Adesso è vero che non conosco come sono successi effettivamente i fatti,però mi sembra la stessa cosa accaduta per via zamboni,anche in quel caso mobilitazioni,giornali e gente a parlare di autoritarismo,ma in via zamboni gli studenti che si lamentavano delle restrizioni non sembra avessero un gran rispetto per chi invece abitava in quella strada da 50 anni.Ricordo via del pratello e i suoi localini, e ricordo anche che ero poco più giovane e con amici facevo casino per strada alle 2 di notte e mi piaceva ma chi abitava da quelli parti probabilmente mi ha mandato(come a tantissimi altri) centinaia di maledizioni(una ha colpito in pieno,lavoro a brescia vicino l’inceneritore).Non credo che abbia chiuso tutto in via del pratello così,da un giorno all’altro perchè gli girava,sicuramente qualcuno ha chiesto che quei locali non fossero aperti alle 2 di notte sempre e ha solo imposto una regola anche contro il consiglio perchè in quel posto probabilmente l’autoregolazione non funzionava come invece funziona in alti quartieri di bologna.Perchè bisogna sempre prendersela con chi vuole che si rispettino le regole che già ci sono?
luca mastellaro milano | 13 novembre 2008 23:55 | Rispondi
beh caro noctara, cofferati sbaglia nel metodo e nel merito. a bologna da cinquant’anni convivono vita notturna e rapporti di buon vicinato, e mai nessun sindaco si è mai permesso di imporre le proprie scelte a giunta e consiglio nella misura in cui lo ha fatto cofferati. poi si può parlare di mille problematiche: della droga, del caos eccetera, ma la risposta non credo stia nella repressione. bologna è una città di studenti per dio, e come tale va affrontata.