domenica 01 agosto 2010, 05:51

Miriam Makeba, la nostra apartheid

makeba5

Ci sono morti che continuano la vita e perfino che indicano un cammino. Che la grande artista sudafricana, una vita di lotta contro l’apartheid, Miriam Makeba, sia venuta a morire a Castelvolturno per cantare in un concerto in onore di Roberto Saviano, fa venire i brividi ma soprattutto ci indica un fenomeno e un cammino. La nuova apartheid è tra noi.

L’apartheid contro i nostri concittadini migranti e l’apartheid dell’accettare che milioni di cittadini vivano in parti del territorio dove lo Stato ha ceduto il controllo alla criminalità organizzata. Non dimentichiamo Miriam, lottatrice contro l’apartheid, non dimentichiamo la nostra apartheid.



  • Stampa questo articolo
  • Invia quest'articolo via mail

- Vota cliccando su OK e Wikio, per saperne di più clicca qui -


RSS Feed for This Post 7 Commenti

  1. Raffaele Della Rosa | 10 novembre 2008 08:32 | Rispondi

    Non avevo mai avuto la fortuna di ascoltare dal vivo Miriam Makeba; ieri sera sono andato a Castel Volturno nonostante una tracheite perchè volevo ascoltare e fotografare questa grandissima e bellissima persona.
    Non c’era una folla strabocchevole, e penso di “castellani” ce ne fossero davvero pochini, c’erano molti africani.
    Sin da quando è apparsa sul palco appariva molto sofferente…Perdipiù faceva freddo e vi era moltissima umidità. Più di una volta si è messa a sedere, ma sempre con non-chalance, con lo stile della grandissima professionista “a qualsiasi costo lo spettacolo deve continuare”; poi si rialzava e dava tutto, tutto, tutto, tutto…fino alla fine.
    Alcune foto le metterò sul mio sito.

  2. Gennaro Carotenuto | 10 novembre 2008 08:34 | Rispondi

    Grazie Raffaele!

  3. Raffaele Della Rosa | 10 novembre 2008 10:59 | Rispondi

    Sono molto, molto triste…è legato all’età, all’esser stato di una certa generazione, mi ricordo alcuni suoi dischi insieme ad Harry Belafonte (che è del 1927) un altro che mai si tirò indietro quando vi era da combattere per i diritti civili. Avevo forse 15 o 18 anni, non ricordo….

    Però il destino è stato pietoso, ed equo, è uscita di scena dopo aver cantato per l’ultima volta Pata Pata, tra gli applausi, e la sua fine è stata rapida….
    Con tenerezza le diciamo addio con i versi di Lorca
    Duerme, vuela, reposa: ¡ Tambien se muere el mar !

  4. Eliolibre | 10 novembre 2008 12:31 | Rispondi

    Io la ricordo quì :
    http://wwwmondolibero.blogspot.com
    con un post che contiene una interesante intervista rilasciata al Secolo XIX.
    Hai ragione Gennaro, non dimentichiamo la nostra apartheid.

  5. Doriana Goracci | 10 novembre 2008 15:44 | Rispondi

    Non c’è un posto giusto per morire, come non c’è un posto giusto per nascere: Miriam Makeba aveva chiaro dove vivere e portare il suo corpo e la voce.Domenica 9 novembre non è capitata per caso in Italia , a Castel Volturno, come non era stato un caso avere organizzato con lei un concerto a più voci, nazionali e internazionali anche con chi è nera. La città e la grande famiglia che l’hanno ospitata, per cantare l’ultima volta e questo nessuno lo poteva sapere, l’hanno fatto per respingere con tutta la forza l’odio razziale e il pregiudizio.
    Vicino a lei, Maria Nazionale, una Maria come tante, il volto di una donna nel film “Gomorra”, che come il libro non è fiction ma atroce realtà e l’amica Sonia Aimy protagonista del film denso d’ immagini e suoni “Mama Africa”, girato tra la Nigeria e l’Italia.Nel 1956 Miriam scrisse Pata Pata, un ritmo che ha fatto il giro del mondo, cantata anche dalle donne che la pelle nera non l’hanno ma avevano e hanno la voglia di prendere forza da quel ritmo, gioiosamente: solo dopo molti anni, quella canzone, sarebbe diventata magica e famosa. In America, Miriam non ebbe vita facile, era considerata una radicale, un’estremista pericolosa, come il compagno che sposò: Stokely Carmichael, uno dei leader dei movimenti radicali neri. Tornò in Africa, in Guinea. Cominciarono poi i premi, i riconoscimenti avuti dai più grandi del mondo. Si disse che viveva senza un attimo di respiro, combatteva sempre: lo fece anche con un cancro.
    Miriam ha trovato il posto giusto, ancora una volta, per scatenare la pata pata, danza sudafricana da lei innumerevoli volte cantata e ha scatenato un temporale improvviso, un’acquazzone rigeneratore come dicono i napoletani, incredibilmente nella stessa maniera : s’è scatenato “o pata-pata “.
    Niente giudizi, niente pre-giudizi, da imitare come tutte le donne africane: indossano a qualunque età i colori della vita e danzano, tra terra e cielo, per sempre.

    Doriana Goracci

RSS Feed for This PostInvia un commento

Devi essere registrato per inviare un commento.