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Il cervello è tornato!

Jovanotti_Safari [1] Di tutti i discorsi sempre più sbrodolati sulla luna di miele tra il mondo e Barack Obama (o per qualcuno con gli Stati Uniti) ce ne sono due che mi sono piaciuti più degli altri:

“[Obama] incarna una speranza per il mondo, perché il mondo che cambia si riconosce in lui non per come le cose sono state fino a oggi ma per come le cose possono essere da oggi in poi”.

Lorenzo Cherubini (Jovanotti) su Soleluna [2].

“The Brain is back. After eight years of proud incuriosity and anti-intellectualism, we now have a leader who values nuance and careful thought”.

Michael Hirsh su Newsweek [3].

Ho sempre pensato che il neoliberismo fosse l’arraffare tutto e subito senza alcun progetto a metà strada tra un decimononico imperialismo delle cannoniere (perfino più troglodita del fondomonetarismo) e i manganelli col tondino di ferro di Mario Scelba da dare sulla testa del “culturame”.

Pensare che finalmente ci sia al governo degli Stati Uniti qualcuno che non ha fatto né il ‘68 né la guerra del Vietnam, che usa il PC e la Rete da quando ha l’età della ragione e che governa pensando che nel mondo del futuro ci vuol vivere anche lui e bene, e non solamente dimostrare che, finalmente arrivato al potere, aveva ragione quando aveva vent’anni mezzo secolo fa, è incoraggiante. Come è incoraggiante la fine dell’incultura e dell’antintellettualismo di quei Mario Scelba al cubo che sono stati Ronald Reagan e i Bush.

Avere un presidente degli Stati Uniti che dà valore alle sfumature e non bombarda più un condominio per tirar fuori uno scippatore, o che non fa battute da caserma o insulta i capi dell’opposizione e non ha una montagna di processi per corruzione da eludere (mi confondo?) sarà un’ottima cosa ma mi restano due dubbi.

1) Non vi starete aspettando troppo da Barack Obama?

2) Quando verrà, se verrà, questo tempo anche per l’Italia?

4 Comments (Open | Close)

4 Comments To "Il cervello è tornato!"

#1 Comment By Raffaele Della Rosa On 9 Nov 2008 @ 10:13

Risposte alle domande:
un po’ come Prodi in Italia anche le due presidenze Clinton in USA hanno aperto la strada al bushismo.
Del resto questa è la logica dell’alternanza.
La gente che si mobilita sperando nel cambio quando le apettative vengono pesantemente deluse se ne rimane a casa (anche se va detto che la prima vittoria di Bush è tuttora questionabile).
Una cosa è riuscire con i brogli a spostare qualche migliaio di voti una cosa è spostarne decine di migliaia.
Quando la voglia e la speranza di cambiamento si uniscono formano un fiume in piena difficilmente controllabile.
Prodi per esempio aveva iniziato una politica fiscale che non era affatto male, ma per molte altre cose, vedi casi bassolino mastella ecc., non appariva e non era un uomo di rottura.
Ossia non poteva unire la volontà e la speranza, e probabilmente un discorso del genere è veramente al di fuori ed al di là anche dello stesso carattere di questo vecchio e scaltro maneggione DC, l’uomo che insieme alla CGIL consegnò l’Alfa ad Agnelli, senza neppure fargliela pagare.
Vogliamo parlare dei Veltroni, D’Alema, Franceschini, Fioroni, Enrico Letta (nipote di Gianni), Bindi, Rutelli ?
Alcuni di loro messi in una squadra con un leader vero che sappia quello che vuole non sarebbero un disastro ma così, meglio lasciar perdere per carità di patria.
Anche Al Gore. Non è un Ralph Nader. E’ ben legato ad ambienti industriali e finanziari, a settori del capitale non ottusi.
E qui viene fuori il resto delle considerazioni che vanno fatto.
Leggendo LA PAGA DEI PADRONI, un libro mediocre che ha il pregio di sputtanare quello che comunque intuiamo, vedendo i risultati, ne esce riconfermato il ritratto di una “casta” imprenditoriale degna in tutto e per tutto della “casta” politica con cui del resto è intimamente in simbiosi (e, talvolta, in osmosi).
Tenendo conto poi che politici ed imprenditori sono ben collegati all’alta burocrazia…anche qui osmosi e simbiosi, ne viene fuori un quadro desolante.

#2 Comment By Raffaele Della Rosa On 9 Nov 2008 @ 10:28

(continuazione). Obama, sicuramente non è uomo di rottura….mica c’arrivava se no…la sua prima nomina Rahm Emanuel, uomo dell’establishment, legato al clan Clinton, ebreo, ma tuttaltro che legato ai settori israeliani oltranzisti, fu uno dei sostenitori della trattativa che portò alla firma dei protocolli di Oslo.
A causa di questa firma venne assassinato Rabin.

Ma sicuramente, come per i Clinton, la partita si gioca tutta sulla politica interna: ovvero sanità anche per chi non ha i soldi per pagarla e, ora, ripresa economica.
Tornando all’Italia…io non dico un Olivetti ma qualcuno di meno squallido di un Montezemolo, di una Marcegaglia, di una Salomon, di un Tronchetti Provera per fare da sponda ad un eventuale riformista dove lo trovi?
E nel sindacato ? E nell’informazione ?
Guardare alla politica o ai giovani, presi come categorie astratte è, a mio parere, riduttivo.
Il punto è la classe dirigente, complessivamente intesa.

#3 Comment By Francesco dal Salento On 10 Nov 2008 @ 13:58

Jovanotti è l’emblema del nullapensiero in salsa veltroniana (ma ne esistono anche altri, in salsa bertinottiana per esempio) che ha ridotto la realtà al pensiero semplice…

Barack Obama? Un pò di serietà suvvia, quella ad esempio dimostrata da Paolo Barnard e che riporto:

Obama? Gioire con prudenza, molta
Paolo Barnard – 6 novembre 2008
[4]

Obama Presidente. Rallegramenti, ma non abbiamo già visto questo film?

#4 Comment By Gennaro Carotenuto On 10 Nov 2008 @ 16:10

Caro Francesco,
sono d’accordo con te, ma anche Newsweek non scherza.

Ho tagliato il lunghissimo articolo di Barnard perché altrimenti WP considerava spam il tuo commento. Comunque c’è il link apposta.