Se la parola "abbronzato" è più pericolosa di "negro"
di MASSIMO ARCANGELI
Impadronirsi di un’offesa, talvolta, è rivendicare orgogliosamente la propria identità. Qualcosa di simile è avvenuto presso la comunità dei neri americani, alcuni dei quali, in barba ad ogni possibile sostituto neutro o eufemistico blacks blacks people afroamericans si sono autoassegnati tempo fa un termine fortemente denigratorio come niggers.
Si pensi anche alle attiviste del movimento americano Women’s Liberation che si sono appropriate negli anni Settanta di termini negativi e tuttavia, se oggi quasi tutti non userebbero mai la parola negro per rivolgersi a una persona di colore, non è tanto perché, credo, i vocabolari o le redazioni giornalistiche l’abbiano stigmatizzata o bandita o abbiano consigliato almeno di sostituirla con nero, ma perché in fondo i neri hanno visto riconosciuti i loro diritti di persone.
Quel che si nega quando, riferendosi al neoeletto presidente americano, lo si definisce abbronzato. Qui il nemico non è l’offesa patente alla dignità della persona ma un razzismo subdolo e insinuante. Un nemico, in un certo senso, interno.
Pericoloso quanto quello esterno, visibile e affrontabile.
Se non di più.
Yani Alvaro su http://www.gennarocarotenuto.it
















Freddie Freeloader | 6 novembre 2008 20:53 | Rispondi
L’atteggiamento del nano è indiscutibilmente razzista, del razzismo più sgradevole ed insidioso. La battuta faceva anche schifo e non era nuova.
Raffaele Della Rosa | 7 novembre 2008 00:03 | Rispondi
Quale nano ?? il gondoliere o il cavaliere ?
Matteo Castellani Tarabini | 7 novembre 2008 03:12 | Rispondi
purtroppo non è nemmeno la prima volta che quel termine viene usato da un esponente del governo Berlusconi. Ricordate Calderoli a Matrix contro rula jebreal? Ma questa volta è il premier direttamente, e contro un neo presidente eletto da nemmeno 48 ore. Un record. Non che il precedente caso fosse meno triste. Anzi
Francesco Montanari | 8 novembre 2008 01:26 | Rispondi
Abbronzato invece di negro: la banalità del male attraverso gli eufemismi.