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E adesso in Palestina?

Esorcizzata per mesi e perfino dagli “exit pools” la vittoria elettorale di Hamas si è puntualmente materializzata. Hamas se ha scelto di accettare la competizione elettorale non è stato per giocare ma per vincere. In questo momento un partito che dichiara di volere sovvertire le regole democratiche, e che possiede una milizia armata alla quale non intende rinunciare, vince elezioni democratiche. Sarà cooptato nel gioco o cosa succederà sulla linea di faglia della più endemica delle crisi? La politica israeliana degli omicidi mirati è sconfitta ed Hamas è molte più cose. Soprattutto in questo periodo nei territori prostrati e alla fame ha saputo essere solidarietà e denuncia. E’ un voto contro l’occupazione, ma anche un voto contro corruzione e clientelismo di una Al Fatah che affonda nella sua crisi con quei suoi dirigenti vestiti a festa con cravatte e macchine di lusso che così male erano accettati dai miseri abitanti dei territori.

Adesso cosa succederà? Israele, nella sua transizione post-Sharon, sembra paralizzata. Hamas al potere darà tempo ad Israele per ragionare o Israele reagirà d’istinto? Abu Mazen pensava di cooptare Hamas al potere perché sapeva di non poterla sconfiggere né militarmente né politicamente ma la mano ha concesso ad Hamas la maggioranza. Guerra civile palestinese? Guerra ad Israele con una terza drammatica Intifada che stritoli definitivamente i palestinesi? Hamas partito armato come potrà accettare la prosecuzione dell’occupazione militare? Ma se non l’accetterà, come la combatterà? Saprà elaborare una via politica? Israele saprà accettare questo nuovo interlocutore? O apposterà al tanto peggio? Gli interrogativi per ora non trovano risposta di qui alle elezioni israeliane sulle quali questo voto influirà pesantemente e da lì in avanti.

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