giovedì 02 settembre 2010, 16:35

Francesco Cossiga terrorista di Stato. Reo confesso dell’omicidio di Giorgiana Masi

Sono gravissime le ultime dichiarazioni di Francesco Cossiga. Ma credo che sia ancor più grave banalizzare o fare della semplice ironia su di esse o sulla sanità mentale di chi le ha rilasciate.

Grave e pericoloso. Giorgiana Masi è morta proprio applicando la “dottrina Cossiga”, un giorno di maggio del 1977. Aveva 19 anni. La stessa età dei  ragazzi che in questi giorni stanno riempiendo le strade e le piazze di tutta Italia.

Uccisa per mano di un poliziotto infiltrato in una manifestazione organizzata dal Partito Radicale.

A 31 anni di distanza da quel tragico giorno non si conosce ancora il nome dell’assassino. Noi non lo conosciamo. Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica Italiana, che all’epoca era Ministro dell’Interno, invece sa benissimo come sono andati i fatti e chi sono i responsabili, come ha ammesso lui stesso in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera. Niente di strano, dal momento che è stato lui il mandante confesso di quell’omicidio di Stato: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quando ero Ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto…”

La chiamano la “strategia Cossiga” e trovo che sia un termine troppo tenero per indicare quello che in altri paesi viene generalmente chiamato con il nome di terrorismo di Stato. Spaventa il timore che si ha a chiamare le cose con il proprio nome,   anche da parte di chi scende oggi in piazza e quindi al momento potrebbe essere la prossima vittima di un qualsiasi “agente pronto a tutto”.

Si ha paura di parlare o forse la potenza del linguaggio si è sopita insieme alla coscienza politica del nostro paese. Ci avviciniamo ad altre realtà, per esempio quella latinoamericana, senza timori, senza reticenze, non abbiamo  remore nel  chiamare un presidente paraterrorista o nel  denunciare e fare appelli contro l’impunità di cui godono alcune  istituzioni e le forze dell’ordine chiamate a rappresentarle.

Raccogliamo firme e manifestiamo contro i crimini di stato che avvengono a migliaia di chilometri di distanza dal nostro paese. Il linguaggio scritto e parlato, invece,  per qualche misteriosa inibizione, assume tutt’altro tono quando i crimini di stato avvengono a casa nostra.

La dichiarazione di Cossiga altro non è che la confessione di un omicidio.
Ha fatto scalpore nei giorni scorsi il presidente colombiano quando ha confessato pubblicamente, (costretto dall’ evidenza delle  immagini di un video della BBC) che la polizia ha sparato ad altezza d’uomo sui manifestanti indigeni nel corso della marcia di protesta della scorsa settimana. Noi le immagini di poliziotti in borghese con le armi in pugno ad altezza d’uomo le guardiamo da trentuno anni, da trentuno anni il nostro paese sa che da una strategia di Stato o di Cossiga che dir si voglia, è partito il colpo che ha ucciso Giorgiana Masi e ferito gravemente altre due persone.
A distanza di trentuno anni, il mandante, l’autore intellettuale di quell’omicidio, confessa pubblicamente sulle pagine  di un quotidiano che quella è stata una strategia studiata a tavolino e una tale dichiarazione provoca reazioni da operetta.

Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale è stato rivolto un laconico appello a prendere posizione,  tace. E il silenzio, insegnano alcuni, spesso è sintomo di complicità.

Per ora pistole in giro non se ne sono viste,  ma armi improprie sì e in abbondanza. A Piazza Navona, nel corso degli scontri di due giorni fa c’erano in mano agli “studenti” del Blocco Studentesco bastoni avvolti dal tricolore, moschettoni, cinture con fibbie di metallo, caschi e quant’altro.

E domandandosi come sia possibile che un camion carico di tale armamentario sia potuto arrivare fino a Piazza Navona, in una piazza assediata da forze dell’ordine in assetto antisommossa,  non possiamo non domandarci anche  chi fossero quegli strani personaggi che nei filmati che stanno circolando in rete in questi giorni si vedono parlottare con le forze dell’ordine.
Come inquietanti appaiono gli spezzoni dei  dialoghi tra i poliziotti, frasi raccolte  e testimoniate da Curzio Maltese: “arrivano quei pezzi di merda dei comunisti!”, “allora si va in piazza a proteggere i nostri? Sì ma non subito”…

Perchè non si indaga su questi episodi? Perché non si procede come si dovrebbe penalmente contro le dichiarazioni pubbliche di Francesco Cossiga che in un momento come questo non sono altro la rivendicazione che un terrorista fa di un suo attentato?

Da alcuni parlamentari Radicali-PD (Donatella Poretti, Maurizio Turco) è stato presentato in questi giorni un disegno di legge per l’istituzione di una Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’omicidio di Giorgiana Masi. La proposta è stata accolta e sostenuta anche dai senatori Marco Perduca, Felice Casson e Gianrico Carofiglio. Alfio Nicotra invece, responsabile del dipartimento Pace e Movimenti del Prc, portavoce del Genoa Social Forum durante il  G8 di Genova 2001, considera le parole di Cossiga una vera e propria confessione di colpevolezza.

Da quanti anni il paese chiede una commissione di inchiesta sull’omicidio di Giorgiana Masi? Da quanto tempo il paese sa e tollera che il mandante di quell’omicidio si prenda sberleffo della memoria di una ragazza di diciannove anni? Quanto ancora dobbiamo aspettare perché il paese venga scosso da questo torpore nel quale pericolosamente è caduto?
Duccio, uno studente di Filosofia che era a Piazza Navona due giorni fa,  ha detto ad un giornalista: “E’ il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”. Non è così, cari ragazzi,  ci hanno già fottuto tanti anni fa. E hanno continuato a farlo fino ad ora. E noi glielo abbiamo lasciato fare.

http://www.annalisamelandri.it/



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  1. Maurizio Guiducci | 1 novembre 2008 12:26 | Rispondi

    Grazie Annalisa delle tue considerazioni. Mi ripeto (non dimenticare)
    http://www.gennarocarotenuto.it/4119-no-cossiga-non-lo-dobbiamo-proprio-dimenticare/
    quando pure Il Manifesto mi fa un grave scivolone sul “vecchio nonnetto”.
    Ma Cossiga, chiaramente è l’iconografia di una strategia.

    Parli, giustamente di Giorgiana Masi, non voglio distrarre, ma così, per completezza e per sottolineare il “terrorismo di stato” riporto un frammento di un’intervista rilasciata da Tano D’Amico su Liberazione, 19 maggio 2005, a commento delle allora esternazioni del buon Cossiga sul fatto che la Masi fosse stata uccisa da “fuoco amico”. Tano è il fotografo che immortalò, tra gli altri, l’agente vestito collo stereotipo del manifestante, pistola in pugno.
    Tano parla di frasi riferitegli da esponenti della polizia romana:
    “Inizialmente sembravano solo battute di cattivo gusto sul sesso dei protagonisti di quella giornata. Frasi come: “I nostri colleghi che lei ha fotografato erano maschi e la ragazza uccisa era donna”. Con delle pause insistenti, a sottolineare le parole. Battute ripetute una volta, due. Allora ho cominciato a interrogarmi e tutto mi apparse chiaro: hanno ucciso una donna per non rischiare di colpire un loro collega.”
    Esagero se anche qui richiamo una certa cultura del femminicidio?

    Per il resto immagino che le tue siano soprattutto domande retoriche. L’America Latina è dall’altra parte del mondo e parlare di diritti e rivoluzioni è indolore. Poi qui facciamo i distinguo…
    Cossiga, in uno straccio di paese democratico dovrebbe far aprire un’indagine della magistratura, anche se poi di nuovo non ha detto nulla.
    Dovrebbe essere palese che quando un camion che entra in Piazza Navona, dove non entra generalmente nulla, carico di sprange e di soggetti che poi le brandiscono, iconografici anche loro, la violenza non possa materialmente scaturire dai manifestanti.

    Ma la mia domanda, angosciosa, è sempre la stessa: come ricostruire una memoria ed una cultura unificante?

  2. Maurizio Guiducci | 1 novembre 2008 13:35 | Rispondi

    Aggiungo una nota, per correttezza, in merito alla citazione di Liberazione, considerando l’importanza del controllo delle fonti:
    la cosa l’avevo già letta al tempo (non su Liberazione che generalmente non leggo), però, cercando sul WEB trovo solo pochi documenti che citano l’articolo. L’archivio di Liberazione è patetico, vabbé. La cosa doveva essere stata postata anche su Indymedia ma il vecchio archivio non è disponibile.
    La data del 19 non la do certa. L’articolo dovrebbe essere stato comunque pubblicato nel maggio del 2005.

2 Trackback(s)

  1. Da Cossiga… perchè? « ladytux: avanzando senza sosta, su terreni accidentati | nov 16, 2008
  2. Da Francesco Cossiga terrorista di Stato. Reo confesso dell’omicidio di Giorgiana Masi | Informare per Resistere | ago 17, 2010

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