Menu 2

Il nostro dovere repubblicano

Squadrista Oggi il nostro governo ha diffuso una velina con la quale ha informato che un gruppo di picchiatori neofascisti armati con spranghe tricolori, cinghie e catene, portati mercoledì in piazza secondo un preciso disegno, sarebbero stati in realtà gli aggrediti della situazione.

Episodi simili di disinformazione dell’opinione pubblica sono oramai quotidiani e conformano una precisa emergenza democratica.

Chiunque non si allinea alla versione ufficiale di comodo è sistematicamente insultato, deriso e accusato di essere un facinoroso e un bugiardo.

E’ oramai un preciso dovere repubblicano di chiunque si riconosca nella Costituzione di individuare i manipolatori e i diffamatori e di svelarne il gioco.

Parlo di quelli che fanno passare un ricercatore 40enne a 1.200 Euro al mese come “un baronetto” (Cfr. “La Stampa” di ieri) allo scopo di fomentare la distruzione del sistema educativo pubblico, o quelli che millantano violenze e intimidazioni da parte di maestri, studenti, docenti, facendo semplicemente passare le vittime per carnefici e il diritto di protestare per pericolosità sociale.

E’ oramai un preciso dovere repubblicano l’impegno incessante, faticoso, sistematico per informare e aprire gli occhi dell’opinione pubblica, di chi ci sta intorno, di chi ci vive accanto ma non la pensa come noi. Domani potrebbe essere troppo tardi.

La prossima volta i neofascisti pretenderanno di sfilare con la daga sguainata e al passo dell’oca, e ciò verrà presentato all’opinione pubblica come normale, legittimo, volontà della maggioranza.

Intanto noi, sopraffatti dall’accelerazione degli eventi, staremo ancora interrogandoci se siamo intolleranti o meno a non accettare di sfilare al loro passo.

Svegliamoci!

«Il pubblico ha avuto appena una vaga e imperfettissima idea di ciò che è avvenuto nel 1921 e 1922. Le purghe di olio di ricino, le randellate, le spedizioni punitive, i bandi, le distruzioni e incendi di cooperative, camere del lavoro […] trovano appena cenni fuggevoli, attenuati, deformati nella cronaca dei nostri giornali.

La stampa italiana, fatte poche onorevoli eccezioni, aveva disertato il campo; aveva tradito la sua missione. […] Io ho sempre pensato che se la stampa italiana in quel periodo avesse dato prova di maggior coraggio e previdenza, il fascismo non avrebbe preso un così largo sviluppo o, almeno, non sarebbe caduto in tanti eccessi. Ma la stampa ha lasciato fare senza opporre alcuna seria resistenza. Il suo silenzio poteva benissimo interpretarsi come una approvazione, una giustificazione, una sanatoria. Nel fatto era una deplorevole complicità».

Mario Borsa, La libertà di stampa, Milano, Corbaccio, 1925.

, , , , , , , , , , , ,

10 Responses to Il nostro dovere repubblicano

  1. Rudi Menin 31 Ott 2008 at 18:44 #

    Direi che siamo alla farsa ma c’è ben poco da ridere. L’ informazione di regime sta già diffondendo la notizia come una fonte di verità: gli squadristi fascisti (arrivati con un camion pieno di bastoni e mazze tricolori) vittime dell’ aggressione dei ragazzi dei centri sociali.
    Notizia fresca del tg-horror di Italia1 (Studio Aperto). Non c’ è che dire, ricordo che qualcuno inseriva l’Italia nelle retrovie della classifica della libertà d’ informazione, ma, temo che adesso si trovi in zona “retrocessione”…. La “Putinizzazione dell’ informazione” continua..

  2. Maurizio Guiducci 1 Nov 2008 at 16:01 #

    Ragazzi, attenti a non rompere le loro spranghe colle vostre teste. Potreste essere costretti a ripagare i danni. Poi, se si trattasse di manganelli, beh, lì scatterebbe il reato di danneggiamento…

    Seriamente: cominciamo a chiamarlo col suo nome, regime fascista. Non sempre serve l’olio di ricino e la storia non si ripete cogli stessi schemi. Ma chiamiamolo per quel che è, regime. Poi magari aggiungiamoci gli aggettivi che vogliamo, soft…
    Dopo però non so come proseguire. Cosa bisogna fare per non essere costretti a veder “sfilare con la daga sguainata”? Ad essere insultati con violenza ad ogni vago dissenso?
    Quel che riporti è giusto “informare…” ed aggiungo agire nel personale di ogni giorno, rendendolo politico. Creare cultura e solidarietà. Però è dura quando sei costretto all’invisibilità. Alle volte si rischia di parlarsi addosso. C’è il rischio di rimanere nel minimale ed alla fine essere comunque costretti a sfilare in questa marea.
    Poi c’è da capire l’azione, quando c’è azione. La violenza qui non paga e lo dico ribadendo di non essere un non violento “per religione”. Lo dimostra anche il fatto che nello scontro ti ci vogliono tirare. La storia è vecchia, perché le istanze dei movimenti, anche di quelli marchiati come storicamente violenti, erano sempre altre ed alte. E la strategia è sempre stata di annullarle in un mulinello allo scontro. Ed anche un movimento come quello del 2001, addirittura “ingenuamente” e “teneramente” non violento è stato annientato con questa tecnica. E si è cercato di marchiarlo comunque, mediaticamente, violento.
    Però, azioni non violente o no, come puoi comportarti quando ti ritrovi gente con spranghe che prende la testa di una manifestazione e spacca magari pure un paio di teste? Alzi le mani? Lasci la piazza?
    Non voglio essere provocatorio. Forse ingenuo. Perché se la scelta dell’azione non violenta è prioritaria alle volte non saprei come rispondere praticamente quando la violenza te la buttano addosso. Che fare?

  3. Maurizio Guiducci 1 Nov 2008 at 16:02 #

    Devi considerare poi comunque anche i messaggi mediatici: perché se un pugno di microcefali entra con spranghe in una piazza, si mette in testa ad una manifestazione brandendole, quella non è violenza e poi loro sono gli aggrediti. Se tenti in una protesta non violenta di occupare dei binari od un’aula magna (magari neanche bloccando le lezioni) lì sei un facinoroso violento. Un’azione di protesta, pur non violenta, spesso non può essere un’azione legale, sia chiaro. Anche lo sciopero non lo era (ma tranquilli che forse ci ritorniamo).
    Voglio dire che comunque, il marchio di facinoroso violento (ma anche tout court di barone, caro Gennaro, se fa comodo ai loro interessi), te lo mettono comunque addosso.
    Informare, agire, certo…
    I miei sono solo ragionamenti ad alta voce, domande che mi pongo e pongo. In una vaga depressione.

  4. Bruno Loffredo 2 Nov 2008 at 09:55 #

    Secondo un mio punto di vista, il Fascismo fu un evento derivato dall’immobilismo dei socialisti difronte ai provvedimenti necessari da prendere immediatamente dopo la fine della Grande Guerra, con i ritorno dei reduci malconci e senza prospettiva. La Democrazia è bella ma le chiacchiere un pò meno. Dalla fine dell’ultima guerra non abbiamo fatto altro che accumulare debiti e fatto passare una fase di ricostruzione per Boom economico. Da allora la nostra democrazia è caduta di nuovo succube di una sinistra boscevica che ha condizionato la politica italiana favorendo prima l’assistenzialismo e poi il baronato e il raccomandatario, elargendo a destra e a manca fondi pubblici a piene mani. Se non ci fosse stata la UE a mettere un freno, avremmo continuato di questo passo. Prima di questo evento, all’estero chiamavano la Lira “LIRETTA” e cosi anche i nostri governi erano “Governucci”. Anche nella vecchia URSS non accettavano la Lira (al mercato nero), era sempre il Dollaro USA o il marco a prevalere. Ora dopo tutto questo magna magna, per sistemare le nostre finanze dobbiamo continuare la politica dell’elargizione? o sarebbe meglio un periodo di austerità per guardare meglio in faccia la cruda realtà anche in relazione ai fatti economici internazionali? Tutto ciò al di là dei “Manganelli” paventati da destra o da sinistra che dir si voglia. Io credo che essere collaborativi e propositivi, è meglio che andare in piazza per essere oggetto o soggetto di una ipotetica azione di contrasto violenta che alla fine lascia spazio solo a commenti di nessuna utilità.

  5. Rudi Menin 2 Nov 2008 at 16:09 #

    “….la nostra democrazia è caduta di nuovo succube di una sinistra boscevica che ha condizionato la politica italiana favorendo prima l’assistenzialismo e poi il baronato e il raccomandatario, elargendo a destra e a manca fondi pubblici a piene mani…”.Nemmeno il “mago di Arcore” avrebbe saputo dir di meglio. Lo sappiamo tutti che dal dopoguerra in poi la sinistra bo(l)scevica, che tra le sue file arruola(va) Andreotti Fanfani Kossiga Craxi ecc. ecc ecc., ha creato quel debito pubblico che negli anni 80 ha raggiunto dimensioni incontrollate. Riporto una spiegazione più che plausibile: “Ma cosa accadde esattamente negli anni ’80 per far decollare il debito pubblico? Fino a quegli anni le banche commerciali “finanziavano” le esigenze di cassa dello stato avendo dei vincoli di portafoglio che le obbligavano a comprare i titoli del debito pubblico a tassi molto bassi. In quegli anni le autorità monetarie abolirono questi vincoli obbligando così lo stato ad approvigionarsi a tassi di mercato. La spiegazione ufficiale era che si voleva evitare che la classe politica al potere (democristiani e socialisti) utilizzasse la leva degli investimenti pubblici a fini clientelari e di corruzione. La vera ragione era invece che in quel modo lo stato avrebbe dovuto finanziare tutta la differenza tra entrate e uscite (il disavanzo) a tassi di mercato, offrendo, grazie alla classe politica miope, collusa e irresponsabile, guadagni spropositati a tutto il sistema bancario nel suo insieme che acquistava così titoli ad altissima remunerazione, che arrivarono anche fino al 20% (!!!). Con il divorzio nel 1982 tra Tesoro e bankitalia (prima il TUS veniva deciso di concerto tra Tesoro e Bankitalia), la banca centrale decideva in piena autonomia quanto sarebbe costato il denaro e quanto avrebbe guadagnato tutto il sistema bancario….” Da ciò si evince che la responsabilità furono di quei Trotskysti che costituivano l’assetto del potere politico e quello bancario… ma fatemi il piacere..

  6. Gennaro Carotenuto 2 Nov 2008 at 16:38 #

    Temevo che le affermazioni di Bruno non sarebbero passate inosservate.

    Io non le condivido punto, ma apprezzo che le venga a esporre in questa sede

  7. Bruno Loffredo 3 Nov 2008 at 11:32 #

    Chiedo scusa, ma non capisco dove sta il dissenso di Rudi Menin alle mie affermazioni. Forse che dare alle banche favorendo il loro arricchimento non è una disfunzione o elargizione a piene mani? Ovviamente non sono state le uniche ad avvalersene e di cui oggi paghiamo tutti.

  8. Bruno Loffredo 3 Nov 2008 at 11:39 #

    Sono lieto che mi accettiate in questo Blog, da quello che leggo mi pare di essere l’unico. Non mi dispiace, anche perchè parlare con chi parla la mia stessa lingua non mi soddisfa. In passato quando esprimevo le mie idee, alla fine non mi si rivolgeva più la parola, temevo la stessa cosa qui.

  9. Rudi Menin 3 Nov 2008 at 17:27 #

    Caro Bruno, infatti , a differenza di Gennaro, qualcosa di quello che hai espresso lo condivido ma diciamo che io l’avrei messa così: “….la nostra democrazia è caduta di nuovo succube di una CLASSE DI POTERE che ha condizionato la politica italiana favorendo prima l’assistenzialismo e poi il baronato e il raccomandatario, elargendo a destra e a manca fondi pubblici a piene mani…”. Messa così la sottoscrivo, ma parlare genericamente di “sinistra bolscevica” come responsabile degli sprechi e del malcostume italiano mi sembra un’ accusa generica e propagandistica alimentata, probabilmente, dalle proprie passioni politiche. Tutto qua.

Trackbacks/Pingbacks

  1. La chiarezza è antiberlusconismo e l’antiberlusconismo è bolscevismo « Alessio in Asia - 11 Mag 2009

    […] destra che non condivide i valori fondanti della nostra Repubblica ( ** ), la destra violenta ( 1 , 2 , 3 ), fascista, bugiarda, bigotta ( *** ), xenofoba e razzista (  **** ),  populista ( ***** ) e […]

Lascia un commento