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Oltre le Colonne d’Ercole (di Pont-Saint-Martin)

Aosta, Palazzo regionale
Una vecchia pubblicità rappresentava la Valle d’Aosta come un’isola e in effetti la regione in cui vivo è, agli occhi di molti, qualcosa di misterioso e lontano, perduta tra le cime dei monti e gli stambecchi del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Quest’aura di mistero accresce forse il fascino di una terra a vocazione turistica, ma comporta alcuni effetti collaterali: nell’ignoranza del resto del Paese, in Valle d’Aosta accadono cose strane. Ben pochi sanno, ad esempio, che un anno fa, il 18 novembre, qui da noi si è tenuto il primo referendum propositivo della storia d’Italia (uno strumento consentito soltanto dallo Statuto della Valle d’Aosta e da quello della Provincia Autonoma di Bolzano). A rigor di logica, questa forma di consutazione popolare, innovativa per il nostro Paese, avrebbe dovuto suscitare curiosità e attenzione tra i media, perché nel referendum propositivo il voto della popolazione vincola le scelte del potere. Invece solo pochissimi hanno dato la notizia (Beppe Grillo, Piero Ricca, il sito di Radio Radicale e pochi altri), mentre il locale partito di governo, l’Union Valdôtaine, conduceva una (illegale?) campagna di boicottaggio della consultazione, invitando la popolazione a non recarsi alle urne. Alla fine, il quorum non è stato raggiunto e il primo referendum propositivo d’Italia è fallito. Che cosa sarebbe successo se la stessa cosa fosse accaduta altrove, ad esempio in Lombardia? Come minimo, televisioni e giornali avrebbero dato la notizia e per il potere sarebbe stato più difficile invitare i cittadini all’astensione.
Per questo invito tutte e tutti a fare attenzione a ciò che avviene al di qua (per voi, al di là) delle Colonne d’Ercole di Pont-St-Martin, che separano il noto (nella fattispecie il Piemonte) dal misterioso (la Valle d’Aosta). Per non lasciarci soli. Perché nel silenzio generale tante cose possono accadere. Ad esempio, che una giunta regionale progetti di costruire un termovalorizzatore per un bacino d’utenza di appena 120 mila persone (tanti o, meglio, tanto pochi, sono gli abitanti della mia regione). E poiché i rifiuti valdostani non sono sufficienti ad alimentare la struttura, si pensa – è la prima volta in Europa – di bruciare nell’inceneritore l’intera discarica regionale, dentro la quale potrebbe esserci di tutto. Lo scorso maggio, le elezioni regionali hanno cambiato la Giunta, ma il progetto non è stato archiviato… (Approfondisci)

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