Friday 10 February 2012, 06:33

Mariastella Gelmini vuole abrogare l’Università pubblica, il movimento può abrogare la Legge 133, raccogliamo nelle Università le firme per un referendum

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Oggi il capo del governo, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa con Mariastella Gelmini, ha dichiarato che manderà la polizia a sgomberare scuole e facoltà universitarie occupate.

Intanto nelle Università la protesta si rafforza, ma non emerge una strategia che dovrebbe puntare al cuore del problema: l’abrogazione della Legge 133.

Anche se non fosse stato capo del governo, ma Ministro dell’Interno, Berlusconi non avrebbe comunque avuto facoltà di mandare la Polizia nelle Università e nelle scuole occupate. A chi spetta valutare se le occupazioni interrompono o meno pubblici servizi sono infatti i responsabili delle strutture, i presidi delle scuole e delle Facoltà, i Rettori, che sono le persone che hanno materialmente le chiavi.

Questi, caso per caso, a meno di non configurare un reato associativo tra un Liceo di Prato e una Facoltà di Torino o Messina, possono chiedere o meno (in genere dopo aver trattato, gli occupanti non sono marziani né militanti di Al Qaeda) l’intervento della forza pubblica. Berlusconi tutto questo non lo sa o finge di non saperlo. E se forzerà la mano, ordinando sgomberi, configurerà una rottura dello Stato di diritto pari o più grave di quella del G8 di Genova, della Diaz e di Bolzaneto.

E’ difficile credere che Berlusconi, per piegare le università, stia pensando ad una “notte dei lunghi bastoni”, come quella del dittatore argentino Juan Carlos Onganía, che il 29 luglio 1966 fece assaltare le Università dall’esercito per revocare l’autonomia delle stesse, chiudendole per un anno e costringendo centinaia tra i più prestigiosi docenti all’esilio. Ma è evidente che Berlusconi voglia alzare il livello dello scontro con il mondo accademico e scolastico.

Vuole mostrarsi forte e decisionista, non è disposto a trattare con nessuno su nulla e vuole uccidere sul nascere un movimento che può essere più di una febbriciattola che potrebbe mettere fine a questa ridicola luna di miele col paese. La campagna mediatica di demonizzazione del mondo della scuola e dell’università dura da mesi. Viene dipinto come un mondo di fannulloni, raccomandati, improduttivi, impreparati, strapagati. Non ci vuol nulla a criminalizzare il movimento degli studenti aggiungendo l’accusa di terrorismo.

Intanto il movimento contro l’affossamento dell’Università da parte del governo è oggettivamente un segnale di vita della società civile italiana. Siano benedette le manifestazioni, le occupazioni, le lezioni in piazza e la presa di coscienza che senza investire nell’Università pubblica non c’è mobilità sociale possibile in quello che è diventato uno dei paesi più diseguali al mondo. Per gli studenti di classe medio-bassa non c’è alcun futuro possibile senza un’Università pubblica, gratuita o facilmente accessibile e di buona qualità.

Tuttavia per il movimento nascente è necessario analizzare alcuni punti chiave e avere un obbiettivo chiaro. La 133 è Legge dello Stato e non è prevedibile un ammorbidimento della stessa come da molte parti si auspica. Soprattutto, da dentro l’accademia, sembra sussistere un partito della trattativa tendente a mitigare il blocco del turn-over, ovvero un palliativo tutto interno nell’attesa che la bufera passi. E’ evidente però che:

1) il governo ha segnato un punto fondamentale con l’approvazione surrettizia ma pienamente legale del decreto il 25 giugno, convertito poi in legge il 6 agosto, nell’ignoranza della società civile e nell’ignavia del mondo politico e accademico evidentemente in vacanza. In queste condizioni il governo non ha motivo di trattare su nulla.

2) Scopo del governo e della Legge 133 non è in nessun punto riformare l’Università. La legge non riforma in nessun punto né i concorsi, né il reclutamento, né l’ordinamento didattico. In nessun punto si riducono i privilegi dei baroni né si moralizza il funzionamento degli atenei. Come per la chiusura delle SSIS si taglia per tagliare, senza alcun progetto alternativo e non vi è nulla che favorisca criteri meritocratici. Anzi! Nemmeno privatizza, già che la trasformazione in Fondazioni è una possibilità sufficientemente remota in questi tempi di penuria. L’unica cosa che vuol fare il governo con la Legge 133 è fare cassa.

3) Le conseguenze di questo fare cassa sono molteplici: lo sganciamento dell’Italia dal treno dei paesi più avanzati e la fine dell’Università pubblica come strumento di perequazione e mobilità sociale. Inoltre la riduzione all’inedia dell’Università pubblica (ci sarà una ragione perché in nessun altro paese al mondo si taglia) vede l’autonomia di questa abbattuta con un sostanziale commissariamento ministeriale dell’intero mondo dell’Università.

Pertanto, in queste condizioni, al movimento, alla CRUI, ai docenti, ai ricercatori, agli studenti, al personale tecnico-amministrativo non resta che lottare per l’abrogazione totale della Legge 133.

In questo paese vige ancora l’istituto del Referendum popolare abrogativo. Trasformiamo occupazioni, autogestioni, assemblee, lezioni in piazza nel momento della raccolta di firme per abrogare la Legge e per un grande dibattito nazionale sull’Università che vogliamo che non è né l’esistente né quella della Gelmini.

Solo le firme raccolte per il Referendum abrogativo dell’intera Legge 133 saranno il gol dell’1-1 segnato dalla società civile e obbligheranno il governo a trattare. Animo!



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  1. Raffaele Della Rosa | 22 ottobre 2008 18:55 | Rispondi

    Sono d’accordo. Comunque vada è comunque un’attività di sensibilizzazione e di coinvolgimento dell’opinione pubblica, un momento di confronto e di discussione FONDAMENTALE ed IMPRESCINDIBILE.

    Bellissima la notizia delle migliaia di giovani in Piazza della Signoria ad ascoltare la 86enne Marcherita Hack che parlava di astrofisica agli studenti in lotta

  2. Raffaele Della Rosa | 22 ottobre 2008 19:43 | Rispondi

    Alcuni interogativi.
    E’ arbitrario, secondo voi, porre in relazione la decadenza dell’ Università e della scuola publica (e la rinuncia al loro rilancio da parte del governo Berlusconi) con il rifiuto italiano di adottare le misure previste dal pacchetto ambiente dell’UE ?
    E’ cervellotico vedere in questa confindustria, di cui il governo attuale è partner imprescindibile, che si agita scompostamente contro le misure UE a protezione -oltretutto assai parziale- dell’ambiente un conglomerato retrogrado e parassitario che ha tutti i difetti del capitalismo e nessuno dei suoi “pregi” (ammesso che ne esistano) ?
    L’arretratezza e la decadenza del sistema formativo va di pari passo con la scarsa propensione del padronato italiano ad investire in ricerca e sviluppo, cosa questa che sta alla base del rifiuto di adottare il pacchetto UE per la sicurezza ambientale.
    Mica dicono che non serve, dicono che i costi per l’attuazione sono troppo alti, cosa che non viene in mente invece ai capitalisti e padroni del resto dell’Europa sviluppata.

    Ovvero chi fa ricerca e sviluppo, chi fa innovazione, sia di prodotto che di processo, vede la protezione dell’ambiente come una opportunità non come un vincolo negativo.

    E sarebbero questi che dovrebbero pensare ed attuare la riforma ed il rilancio dell’ Università e del resto del sistema formativo italiano per mettere i giovani in grado di affrontare le sfide del XXI secolo e via blablando ?

    REFERENDUM REFERENDUM

  3. nello69 | 22 ottobre 2008 20:18 | Rispondi

    questo governo è come la crisi finanziaria in atto: tre giorni prima che succedesse il crack bush diceva che le basi dell’economia americana erano solide poi si è scoperto il bluff.
    questi sono alla stesso modo: danno l’impresione di essere solidi ma al primo soffio di vento cadranno

  4. ersi | 22 ottobre 2008 20:51 | Rispondi

    E’ confortante sapere che la maggioranza dei rettori non permetterà lo scempio, ma è terribile la consapevolezza della irresponsabilità di chi ci governa. Mai avrei pensato che si sarebbe arrivati a questo punto e, secondo me , non siamo ancora al peggio.

  5. Stefano de Carli | 22 ottobre 2008 21:16 | Rispondi

    Informo che, almeno alla facoltà di agraria di Firenze, la possibilità di un referendum è nell’aria da qualche giorno. C’è un punto da chiarire però: è abrogabile? Sulle leggi finanziarie e di bilancio non è possibile attuare il referendum e non so se questa fa parte della categoria per alcune sue caratteristiche. Comunque la cosa si sta già muovendo.

  6. pao.sunduk | 23 ottobre 2008 08:56 | Rispondi

    Esatto.
    La cosa si sta muovendo anche a Bologna e, dall’analisi di un professore (costituzionalista), pare che l’unica parte abrogabile sia quella relativa alle Fondazioni.
    Per quanto riguarda i tagli e il blocco del turn-over, essendo racchiusi in articoli relativi al bilancio dello Stato, vi è l’impossibilità di agire tramite referendum.

  7. emanuele | 23 ottobre 2008 13:48 | Rispondi

    http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=6979

    Per favore ditemi che sto sognando…

  8. Matteo Castellani Tarabini | 23 ottobre 2008 14:32 | Rispondi

    Manifestare è sacrosanto. E’ un esercizio di democrazia. Non credo nemmeno io che Berlusconi e il governo arriveranno a spingere incursioni delle forze dell’ordine dentro gli atenei, però questo alzare il pugno non è positivo. Forse è sintomo di una paura? L’idea del referendum è buona, se tutti si muoveranno in tal senso forse qualcosa davvero si potrebbe ottenere.

  9. Luca Romeo | 23 ottobre 2008 15:30 | Rispondi

    SCUOLA: L’OPPOSIZIONE RIDE ALL’ “EGIDA” DELLA GELMINI

    Ci sono stati anche momenti di ilarita’ durante l’intervento del ministro Maria Stella Gelmini in aula al Senato. Quando la titolare dell’Istruzione rimprovera all’opposizione di “aver dimenticato i contenuti del Libro bianco scritto sotto l’egida del Governo Prodi..”, l’aula e’ esplosa rimproverando al ministro di “non sapere nemmeno dove vanno gli accenti”. Perche’ la Gelmini ha pronunciato ‘egida’ ponendo l’accento sulla ‘i’ anziche’ sulla ‘e’ quale parola sdrucciola. Placate le acque, il ministro ha poi ripreso, correggendosi.

  10. Bruno Loffredo | 25 ottobre 2008 07:52 | Rispondi

    Scusate, ma dell’università ricordo solo una cosa. Negli anni ’80 ero sposato con due figli ed ero ufficiale sulle navi mercantili. Mi sono iscritto a Giurisprudenza con corso di studi “Commercialistico”, per ovvi motivi non potevo frequentare, ma potevo studiare, tant’è che quando sbarcavo e tornavo a casa e facevo gli esami. Ma dopo la seconda volta e dopo 3 esami, l’Assistente di turno (veri padroni delle facoltà) mi disse che se non avessi avuto il minimo di presenze non poteva accettarmi agli esami. Tutto ciò nonostante che io acquistassi i suoi libri e nonostante gli dissi della mia situazione, ovvero non che non volessi, ma non potevo frequentare. Sta di fatto che oggi mi ritrovo con tre esami e con tanta voglia repressa di fare il commercialista. Grazie Università statale!!! Grazie Padroncini delle facoltà. Magari fossero venuti i privati forse mi sarei laureato…. Anche la Telecom stava per essere venduta alla American T & T, forse a quest’ora avrei potuto navigare in internet con l’ADSL. Quante situazioni negative per mantenere lo “Status Quo” acquisito nel ’68 in cui ci fu l’inizio della fine, ed oggi lo possiamo vedere in tutti i campi. Il progresso ed i cambiamenti sono buoni quando si è costruttivi, non quando si fa dell’Università un centro di potere per ignoranti laureati.

  11. raffi | 27 ottobre 2008 17:56 | Rispondi

    Oggi lunedì 27 ottobre a Napoli è stata occupata un’altra scuola,il liceo classico Vittorio Emanuele 2°. è stato occupato in maniera civile, i ragazzi fanno cineforum. domani insieme al Genovesi ed al V.Cuoco ci sarà lezione collettiva in strada.
    Perfavore
    Qualcuno può smentire questa notizia:
    Oggi
    ‘Federico 2° scontri violenti…forza nuova voleva fare propaganda per il partito ad un’assemblea, che in realtà è apolitica.’
    ai tg non ci sono notizie di alcun genere sull’occupazione.
    cordiali saluti.

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  1. Da Mariastella Gelmini vuole abrogare l’Università pubblica, il movimento può abrogare la Legge 133, raccogliamo nelle Università le firme per un referendum « Il Blog Della Libertà | ott 22, 2008

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